Iniezioni di fantascienza.

7 maggio 2015 § 7 commenti

Alla fine (all’inizio?) ho deciso di scappare.

Correndo.

(male. poco. morendo. complice l’atmosfera tropicale a maggio, meteo burlone. tutto bene insomma.)

(sto ancora imprecando, sì.)

Se sopravvivo voglio sforzarmi di credere che a un certo punto il cervello non ce la farà più a starmi dietro. E mi mollerà per sempre.

Ora, uno spazio per lo sgomento. Ho aspettato di vedere se mi reggeva veramente di uscire e arrancare nonostante me. Perché (usare il passato mi sembra esageratamente ottimista) sono l’antitesi della corsa. Leggo nel mio stesso agglomerato fisico segnali che urlano il rifiuto alla corsa (ma anche alla camminata alla velocità all’alzarsi in piedi all’attività devo continuare?)

Potrei prendere in considerazione anche il fatto che ho gambe di un certo spessore, diciamocosì, quindi mi vedo più facilmente come una tiratrice di calci allo stomaco piuttosto che ballerina.

(nella realtà sono un simpatico blob ameboide nero. l’utilizzo dell’aggettivo “simpatico” è puramente decorativo.)

Per cui non riesco a capacitarmi di cosa sia successo, in quale regione abbandonata e dimenticata di questo intrico cerebrale si siano sgretolate delle certezze. Avevo già tentato di correre, di mia spontanea e ragionata scelta. E mi ero costruita la mia certezza: una solida, gigantesca lapide sopra LA CORSA. Dannazione e tortura. (forse quei 25/30 kg in più non erano proprio un elemento ininfluente, dato che ora posso permettermi di usare l’espressione “staccare i piedi da terra” o addirittura “fase di volo” ma penso che mi zavorrasse molto più irrimediabilmente la lapide che mi si andava formando nel cranio.)

Fondamentalmente quello che proprio non riesco ad assimilare è il fatto di riuscire a fare qualcosa per cui fino a poco tempo fa mi sentivo totalmente inadeguata. Ora è solo un desiderio, che a stento mi confesso, di scappare. Velocemente. Prendere l’essenziale, questo mezzo di trasporto fatto di parti anatomiche, e utilizzarlo per qualcosa che oltretutto è pure la cosa più semplice e immediata da fare. Nasci, strisci, riesci ad alzarti, cammini. E poi vai oltre.

E la necessità di fuggire supera il pervasivo senso di ridicolo che penso mi ammanti.

Provare piacere per le sensazione di dolore lieve dei muscoli, non tanto per la soddisfazione di essersi allenati, ma perché si prova qualcosa, si sente qualcosa. In maniera discreta. Dove prima si sentiva il nulla più inutile. Come questo giorno in cui in realtà non è cambiato niente.

(però nonostante il fatto che ce la faccio a stento domani vorrei infilarmi quelle scarpe e uscirei di nuovo.)

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