Poi passa.

10 giugno 2015 § 4 commenti

Sta ancora succedendo?Ho una silenziosa paura che possa scoppiarmi in faccia come una bolla di sapone. Non sarebbe nemmeno doloroso ma è l’umiliazione il problema.

È come non cambiare mai del tutto, non migliorare mai del tutto, non stravolgere fino in fondo le proprie abitudini malsane perché c’è sempre il passato, la possibilità di fare passi indietro e tornare in quello stato così a lungo abitato e conosciuto. Perciò è meglio non allontanarsi troppo da lì. Meglio rimanere a distanza di sicurezza, poterlo controllare sempre con lo sguardo quel mondo deforme. Lasciarci un piede, un dito, sempre agganciato.

Se dimentico com’è e a distanza di tempo mi perdo di nuovo in quei meandri? Senza più una mappa e luoghi e trucchi e riti perfezionati negli anni, tutti ingannevoli, tutta robaccia, d’accordo, ma sono pur sempre degli appigli, dei diversivi, perfetti per incatenarsi alla sopravvivenza.

Divago, il sonno e la concentrazione sono fantasmi impercettibili.

Quello che mi mette ansia è che non so mai quanto durerà con me. Si sente il ticchettio del tempo che scade. Sembra tutto un conto alla rovescia, un’attesa odiata e mai tradita, di quando ritornerò in quella dimensione morbosa e storpia. Come se fosse l’unica realtà che mi appartiene.

(formulazioni più accurate della precedente frase sarebbero: è l’unica realtà che mi appartiene o l’unica realtà che merito o l’unica realtà che sono. e lo scrivo tra parentesi perché inspiegabilmente o fortunatamente mi vergogno di scrivere quello che il mio cervello potrebbe urlare. come se di fronte all’eventualità di essere ascoltato ne dubitasse.)

Il resto, l’immensità che mi viene donata o le piccolezze che riesco a conquistarmi sono respiri profondi. In una vita di respiri contratti e repressi.

Probabilmente sono quelle boccate d’aria, quel riuscire a riempirsi i polmoni a mantenermi viva. Oltre la sopravvivenza, oltre la deriva.

Ho tante cose che aspettano di avere un corpo di carta o pixel, ritmi che mi aspettano e passi semplici da muovere uno dietro l’altro. Parole che si agitano per essere scritte e immagini che scalpitano per essere fissate. Non voglio contaminarle.

Basta mantenere il cervello al minimo e compiere azioni, piccole, senza smettere, senza soppesarle, senza giudicarle, senza questa fretta che funziona solo in un senso ovvero contro di me. Basta focalizzarsi.

Ogni tanto la notte mi si offusca la vista. Tutto qui.

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