Candyman Fruity Portrait.

7 agosto 2014 § 2 commenti

I Candyman sono un bel terno al lotto. « Leggi il seguito di questo articolo »

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Candyman Fruity Portrait.

31 luglio 2014 § 6 commenti

Mani trmanti, ginocchia doloranti, il freddo e il dannato arancione imperante. « Leggi il seguito di questo articolo »

Candyman Fruity Portrait.

2 luglio 2014 § 2 commenti

Il tempo non è con me. « Leggi il seguito di questo articolo »

Candyman Fruity Portrait.

25 giugno 2014 § 2 commenti

Facciamo finta che ci sia il bisogno di sottolinearlo. Disegno la droga del momento.

(ed è estate per cui c’è molta droga in giro.) « Leggi il seguito di questo articolo »

Candyman Fruity Portrait.

11 giugno 2014 § 14 commenti

Il mercoledì faccio ritratti.si approfondirà la conoscenza dei Candyman. esteticamente in primo luogo. « Leggi il seguito di questo articolo »

Agrodolce

29 marzo 2012 § 2 commenti

Klim aveva deciso di andarsene.

Senza voltarsi indietro, senza versare nemmeno un granello di zucchero. Si era semplicemente lasciato scivolare giù. A nulla erano valsi i richiami flebili e disperati di Molinky. A nulla erano valsi tentativi delle sue piccole e lievi mani di trattenerlo con sé. Molinky sapeva di aver indugiato troppo a lungo nel vago sogno della vita felice e completa che avrebbe potuto condurre con Klim nella teiera. La loro teiera, la teiera che avevano scelto e che con le loro mani avevano riassestato, la teiera su cui avevano riversato tempo e cura secondo uno scopo comune, fino a renderla propria ed unica. Molti detti esaltavano la centralità della teiera come fondamento sul quale costruire la propria indipendenza di individuo all’interno del Nucleo di appartenenza. La scelta della propria teiera ed il lavoro attento su di essa per renderla degna e personale era considerato un vero e proprio rituale, una fase fondamentale nel compimento del passaggio dall’infanzia all’età adulta. Molinky aveva trascritto uno di questi detti su una piccola scheggia di piastrella smaltata, trovata l’inverno precedente durante l’escursione su stanza delle ore 03:17. Il suo corsivo delicato e sottile lasciava un adeguato spazio agli angoli, appena sufficiente per delle piccole decorazioni, curate al dettaglio, fin nella loro voluta asimmetria. Il blu delle minute lettere risaltava sul bianco lucido, recitando: “Vivi finché c’è vita, ma mai sarai felice come dentro una teiera”. « Leggi il seguito di questo articolo »

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