From Venerdì.

8 agosto 2015 § 23 commenti

Un brivido giù per l’esofago.

Nel giro di dieci secondi mi finisco di vedere un film, no non mi va più di vederlo, dai lo scarico in alta definizione con i sottotitoli che è un peccato, ho fame, non posso mangiare, voglio disegnare, voglio scrivere, devo proseguire, non sono abbastanza capace di esprimermi, voglio leggere comprare risparmiare chiudere gli occhi sparire HO CALDO CALDO CALDO.

E schiaccio la barra spaziatrice con tutti e due gli indici perché il pc mi abbandona un tasto alla volta.

E quindi scrivo da Venerdì. Che di cognome fa Diciassette.

E ho alcune storie che mi perseguitano perché le ho lasciate a dimenarsi al buio, come serpenti con la testa mozzata. Gliel’ho tagliata io e la conservo. I miei preziosi ricordi, teste, squame e denti velenosi. E gli strascichi, i corpi contorti, che mi fermentano dentro, mi alimentano e mi intossicano, mi fanno impazzire, mi fanno sentire in colpa, mi fanno sentire felice. Come inserire un’anima di coleotteri dalla corazza iridescente nel corpo di una bambola con gli occhi di vetro per guardarla muoversi, finalmente viva, guidata dal brusio di un insetto che cerca una via d’uscita.

Sono io a rendere veleno o animale in gabbia un ricordo. Perché sarebbe una mia reazione naturale quella di emettere ciò che posso, esprimere in qualche modo le impronte lasciate da certe immagini, voci, momenti, dannate profonde emozioni.

Però come rinunciare alla sfida, al calcare la mano su un gioco apparente (che in realtà è la solita guerra), registrando il tempo in cui si riesce a resistere nell’invertire o controllare o deformare qualcosa che avviene naturalmente?

In un susseguirsi di estremi inconciliabili, prendo le misure e strappo piccoli lembi di carta da parati, riesumo familitchi e mi riduco il cervello in pixel. Posiziono mobili immaginari in una stanza, compilo wishlist mentali di scrivanie e sedie senza gambe, alghe, miso e umeboshi, versioni di tamagotchi in ordine cronologico. Dalle fughe in strada in mattinate troppo vicine a mezzogiorno alla reclusione in casa, nascosta dietro uno schermo, un pupazzetto, un fumetto.

Quando corro qualche volta mi racconto le storie interpretate dalle Pupille.

C’è una casa sopra la nostra casa e adesso è nostra. E questo vuol dire senso di vertigine, ennesima incapacità di relazionarsi alla realtà, difficoltà di progettazione e anche di respirazione, spasmi di impazienza e trattenuto panico paura gioia. Vorrei documentare il possibile. Culminando nel momento in cui mi ci murerò dentro.Ci sono “saponette” di sale rosa dell’Himalaya che qualcuno deve spiegarmi come non mangiare quando sono sotto la doccia (ma anche quando è semplicemente a portata di mano.)

Graffiano e lasciano segni e bruciano. Perché non si usano a diretto contatto sulla pelle, vanno prima strofinate tra le mani. Forse me lo ricorderò la prossima volta. Ma questi piccoli marchi che spariscono nel giro di qualche ora e la sensazione di essere bruciati per essere puliti, purificazione tascabile, sono stati una sorpresa dal perfetto tempismo.

Trasparenza cupa e riflessi cristallini di un’interno pieno di schegge e frammenti che aspettano, in agguato, di venire alla luce, uno strato alla volta, per essere consumati dall’acqua e lasciar posto ad altri affilati compagni.

Immagino che l’unica cosa che possa ricavare sia questo, periodi sconnessi e poco comprensibili. Ma questo post ha una ragione d’essere poiché a parte le consuete sciocchezze una cosa devo dirla. Consapevole del fatto che sto conversando con la mia eco in uno spazio vuoto e sospeso da parecchio tempo (e né lei né la sottoscritta sono intenzionate a leggere ciò che scrivo) ho bisogno di mettere per iscritto un’ultimo groviglio di parole perché mi recludo insistentemente in me stessa ma non mi sento sola.

Siete, e siete insperati e rari e assurdamente belli, la mia gente. I vostri riflessi, i pensieri e i ricordi che ripasso ogni giorno nella mia mente mi tengono insieme. Abitate i miei giorni e mi capita di accorgermene tanto lucidamente da dover rimanere immobile perché non sono sicura di poter contenere tutto questo.

Basta la vostra esistenza. E ne avanza anche per me. Figuratevi cosa potete fare di persona.

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§ 23 risposte a From Venerdì.

  • Bibi ha detto:

    In questo modo mi sputtano pubblicamente, ma devo raccontarlo qui e ora: io una volta ho leccato un porta candele di sale rosa. Una volta tipo un mese fa quindi non ho nemmeno le attenuanti dell’età. O forse si, il rincoglionimento senile.

    • kuroko ha detto:

      sei perfettamente compresa per quanto mi riguarda ❤ ___ ❤
      ogni volta che vedo lampade di sale ci penso. se le avessi in casa le consumerei di nascosto. una linguata alla volta. il sale è irresistibile.

  • bandini82 ha detto:

    Scusa ma devo chiedertelo, a costo di essere completamente fuori tema o di fare la figura del rompipalle distratto, ma tutti questi disegni sono figli della tua arte? che belli che sono…

    • kuroko ha detto:

      grazie. per il commento e per il complimento. non sei affatto fuori tema dato che infilo disegni ovunque, senza alcun nesso. per cui sei perfettamente in linea con l’andamento del blog!

      • bandini82 ha detto:

        Adesso sto leggendo alcuni tuoi post, sono belli come i disegni, riflessivi, malinconici, emozionanti, personali, i tipici post che mi aspetto da un blog. Io, forse perchè sono nuovo, mi affido a elementi più confezionati, distaccati. Ti seguirò con grande piacere soprattutto ora che arriva l’inverno. Leggendoti è come se ascoltassi un cd dei Diaframma

      • kuroko ha detto:

        non scrivo su un blog da così tanti anni ed è cambiato parecchio nel corso del tempo (se ripenso a post passati mi viene da ridere) da parecchio scrivo poco e mi manca un progetto o un programma che dir si voglia. per questo sono latitante e mi butto particolarmente sul personale. per quanto non ci sia una regola né in ciò che faccio né in ciò che mi piace leggere sono un po’ preoccupata perché tendo alla pesantezza ultimamente. ma ci ho guadagnato un gruppo che non conoscevo da ascoltare. e un blog da esplorare. (e scusa la rima.)

      • bandini82 ha detto:

        Penso che avere un blog non voglia dire per forza costruirlo attraverso un progetto. Un blog può anche essere spontaneo e suscitare emozioni che però sono così personali da non riuscire a comprendere fino in fondo. In merito alla pesantezza…io la definirei più profondità. Un pò come Siberia dei Diaframma, per molti magari è una palla, per tanti altri (e la totalità dei critici) è uno dei pilastri della musica italiana, dipende dal livello di partecipazione o dalle affinità intellettuali.

      • kuroko ha detto:

        sono d’accordo. poi quando si tratta di me ho dei dubbi e penso dovrei rimanere più in superficie, fare cose, distrarre e sistrarmi. ma ormai mi sono già sbilanciata spontaneamente verso questi resoconti interiori (e nessuno ha mostrato il desiderio di spaccarmi la tastiera sulle dita. perciò va bene così.)
        e ora vado ad arrossire e fare ricerche sui Diaframma.
        (se apro il link sotto il tuo nome mi dà un blog vuoto. è normale o è la mia solita goffaggine tecnologica?)

      • bandini82 ha detto:

        Non lo so, non dovrebbe, é nuovo ma è già stato letto da qualcuno….

      • kuroko ha detto:

        quando lo accendo controllo dal pc, l’applicazione di wordpress per il telefono fa più danni che altro

      • kuroko ha detto:

        trovato, è un problema dell’applicazione dannata.

      • bandini82 ha detto:

        Ok grazie, ma non è interessante come il tuo

      • kuroko ha detto:

        pffff, non mi fido dell’autocritica. io faccio più che altro autodemolizione perciò non mi fido finché non leggo!

      • bandini82 ha detto:

        Sarei contento se leggessi qualcosa e mi dessi una tua opinione. Non ci troverai molto, ho aperto il blog un paio di giorni fa

      • bandini82 ha detto:

        Per dirti la veritá il tuo modo di scrivere mi ricorda non solo la musica dei Diaframma ma anche un bellissimo libro che ti consiglio vivamente, Norwegian Wood di H. Murakami. Sarà anche per il tuo Nick molto orientale….

      • kuroko ha detto:

        eeeeeee vabbè Norwegian Wood l’ho letto e Murakami mi piace parecchio quindi stai decisamente esagerando!!!!!!! grazie, rido e mi vergogno.

      • bandini82 ha detto:

        Allora mi sa che ti ho inquadrata bene, non poteva non piacerti sembra scritto apposta x lettrici della tua sensibilità Spero di beccarci anche con i Diaframma

      • kuroko ha detto:

        sono parecchio incuriosita, mi ci dedico subito.

      • bandini82 ha detto:

        Si ma ascolta il cd Siberia, rigorosamente

  • pani ha detto:

    la mia lampada di sale, presa in quella famosa miniera della bavaria, se ne stava pacifica sopra il pianoforte. Troppo pacifica. Infatti, con l’umidità è trasudata e rovinato il pannello di legno.

    • kuroko ha detto:

      oh, che dissimulatrice! il delitto perfetto. nessuno potrebbe mai sospettare di una lampada di sale. me lo ricorderò quando ne porterò degli esemplari a casa, c’è parecchia umidità da queste parti e il sale aiuta ma non gli permetterò di macchiare il legno a proprio piacimento!

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