Waiting for Halloween: The Exorcist.

31 ottobre 2014 § 4 commenti

Volevo che questa attesa fosse composta da un numero adeguato di post.

(ovviamente non mi riferisco ad una grande quantità ma al numero specifico. 3. considerato il periodo morte cerebrale, mi sembra quasi un traguardo insperato.) poteva mancare questo binomio? no. categoricamente no.

continuerò a non fidarmi dei rumori che potrei spiegarmi con “è solo un topo” (frase che peraltro non è affatto aliena alla realtà di questa casa). continuerò a non fidarmi delle code degli occhi che mi fanno, in alcuni periodi, molti scherzetti innocui. se non fosse per lo stato in cui mi lasciano (a cui sono affezionata, per una questione di approfondimento empirico di ciò che mi angoscia o mi spaventa.)

approfondire la paura. non è una discesa come le altre. capire come quando e perché si scatenano delle sensazioni che sono talmente profonde e totalizzanti da essere fisiche. la paura nelle ossa, nella schiena, prima che nel cervello. lo stesso istinto di conservazione e preservazione della sanità mentale rende questo percorso a tentoni nel buio più insondabile ancora più complesso. voglio vedere ciò che mi rifiuto di guardare. ciò che mi terrorizza, ciò da cui distolgo lo sguardo, voglio capirlo fino a non lasciarmi più nascondigli e rifugi. non sono altro che scuse e modi per fuggire. quanto è terribilmente liberatorio non avere più alcuna via di fuga? esattamente come di fronte al Male invincibile: di fronte alla Paura immensa, che paralizza sangue e battiti, cosa rimarrebbe di me? solo la più infinitesimale parte di verità. tutto ciò mi verrebbe strappato via di dosso è superflua spazzatura cerebrale.

tra rumori, riflessi di visi nella cappa in cucina, statuette dalla forma perturbante.

le scale. interminabili serie di gradini, fatica allo stato solido, percorso che scende verso il buio e la morte, salita verso l’ignoto e l’inevitabile.

(dopodiché ci sono gli occhi profondamente tristi e neri di Demi. punto.)

questo film cardine della storia cinematografica per me è un rifugio. una consolazione. un luogo dove posso confrontarmi lucidamente con un bombardamento di emozioni vivide, che perforano e smantellano pezzi della barriera opaca e soporifera che separa me dal mondo e, subdolamente, me da me stessa.

è solo dal più profondo dei baratri che posso tentare di capire cosa sia veramente la libertà, l’aria, lo spazio. anche solo come desiderio. perché è il desiderio del cambiamento il punto di partenza. questo desiderio, purificato dalla paura e dalla conoscenza del fondo, è fondamentale e prezioso. e non conta nient’altro che questo istinto primo. è questo che porterà sempre più in altro, via da tutto ciò che inghiotte e uccide. questo desiderio, una volta formulato, è eterno. ciò che accade nel mezzo, le cadute, i pozzi, le scalate, i picchi, le frane, è solo esperienza. preziosa anch’essa in quanto tale.

Un bel respiro e rilascio il delirio nella rete perché non c’è verso di capirci qualcosa. si può solo sentire. questo film è semplicemente uno dei miei strumenti per sentire.

la ricerca continua. anche perché ci sono altri film e visioni da scomodare. ogni cosa a suo tempo. (per oggi dovrebbe bastare. sono svuotata e serena. il primo che legge ci resterà secco. ma è bello così. me ne voglio convincere.)

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