Singhiozzo Mentale.

1 ottobre 2014 § 2 commenti

Alla fine poi non ho raggruppato le foto del Trentino.

(mi sono un po’ fissata con diaridiviaggioappuntidiapositive qualsiasi cosa mi renda possibile fissare i ricordi.)

ma in effetti non ho staccato, non sono andata in vacanza, non ho smesso di fare nulla andando a nascondermi tra quelle montagne. ho continuato a pubblicare foto e disegni secondo il ritmo prestabilito per non affondare chissà dove, per non perdere la “routine”. che ovviamente ho perso ugualmente. a cominciare dall’assenza della mia ciotolina nera.

(con questo non voglio dire di riuscire a portare avanti qualcosa di sensato o adeguatamente consistente.)

in più la sensazione costante era di camminare in punta di piedi su un tappeto di spilli, tentando di togliere più peso possibile per non infilzarmici fino al ginocchio. e posso parlarne solo dopo essermi riposata. ovvero: tornata dal Trentino ho smesso con le pubblicazioni giornaliere, ho disegnato minimamente, ho vegetato molto (è un attimo e ci ricasco subito.) è paradossale e ridicolo, non smetto di pensarlo. ma ho lasciato defluire il senso di colpa (a volte basta solo lasciarlo libero di evaporare.)

Parallelamente, rivivo questi picchi di necessità di scrivere (e rabbrividisco. se scrivo male come mi esprimo a parole è la fine davvero. ma non ho modo di giudicarmi obiettivamente!) e questo spazio l’avevo lasciato in balia di quel ritmo cadenzato di disegni giornalieri. impormi scadenze a breve termine funziona nell’immediato ma mi toglie parole e divertimento. è qualcosa in cui devo riuscire in qualche modo. provando, smettendo, ricominciando, aggiustando. suppongo.

L’incoerenza regna sovrana e non posso che essere fiera di questa unica asse portante del blog. all’inizio volevo scrivere ricette di tutto ciò che volevo realizzare ma non ero capace e finivo per scrivere ricette di cibo. parlavo di pupazzetti e occasionalmente di visioni.

poi alcune visioni si sono fatte strada sulla carta, fino ad invadere e permeare il blog in ogni aspetto. e anche la mia vita. e la mia vista. ho lasciato che riducessero o modificassero questo luogo a loro piacimento. ma a loro non interessa molto. e io mi riapproprio di qualcosa di cui volevo sentire la mancanza. per ricordarmi com’è. per cambiare ancora registro. (o per illudermi.) Insomma (c’è un senso ultimo, colpo di scena.) in Trentino ho trovato il sedano rapa alla despar (molto amore per la despar. perché non ne ho una sotto casa perché. dev’essere una punizione karmica.) e ho deciso di grattugiarmi le dita insieme a questa radice (per me è una testa di mandragola, sia chiaro.) al fine di prepararmi (incredibile, avevo anche uno scopo) una specie di risocouscous crudista. per buona pace dei neuroni altrui non spiegherò altro.

Mi ero ripromessa di formalizzare il mio amore al sedano rapa e di spendere due parole in memoria dei miei polpastrelli. unito all’astinenza dalla scrittura e a qualche confronto verbale che non è il caso di disturbare in corso nella stanza dove dovrei dormire. mi ritrovo ad abusare di parentesi, come ai vecchi tempi (?).

(Nella speranza di smetterla anche con questi preludi neuronicidi.)

Ovviamente basta un mixer. un frullatore discretamente resistente. una mandolina anche se dove la grattugia è una prova di resistenza fisica, la mandolina lo è per quella mentale. perché segue lo sminuzzamento col coltello.

qualsiasi sia lo strumento, non serve altro che un sedano rapa. eventualmente, del masochismo. (meglio ribadirlo.)

il resto è condimento. pomodorini, agliocipolla, curry, basilico da una parte.

noci di macadamia e lievito alimentare in scaglie dall’altra.

il sale, tutto crudo, quello coi pomodorini in frigo per un po’ e fine.

ma apriamo una parentesi, immaginaria stavolta, tanto per fingere di avere il controllo della situazione.

le noci di macadamia, reperite sempre alla despar e assaggiate forthefirsttime proprio in questa occasione, sono state anch’esse grattugiate a mano. cosa che, visto l’effetto estetico finale, non mi è affatto dispiaciuto. 

la frutta secca più il lievito alimentare (ma può bastare anche il sale) fa l’effetto formaggio. per quanto mi faccia paura anche solo scriverlo.

e infatti lascerò tutto così, senza descrivere nulla. credo di potermi avvicinare al letto ora.

(mi rendo conto che molti palati potrebbero scagliarsi giù da una scogliera piuttosto che somministrarsi anche solo una cucchiaiata ma. io sono impazzita. soprattutto per la versione “in bianco”, nel caso ci fosse bisogno di specificare.) (potrei tenere in considerazione tutto questo come prova a sostegno della mia infermità mentale quando verrò processata per piromania insensata a danni di oggetti e persone nel corso della mia personale manifestazione a tema PORTATEMI LA DESPAR SOTTO CASA.) il blog ricomincerà ad avere il singhiozzo. ma mi piace così. per ora. (l’indeterminazione, devo smetterla.)

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§ 2 risposte a Singhiozzo Mentale.

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