Vicoli ciechi.

28 marzo 2014 § 18 commenti

Sarà che scrivere più di tre righe dal touch screen scatena crisi maniacodepressive in quel bolo di neuroni rimasti.

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Il pc è di nuovo rotto. e non ricordo nemmeno da quanto. poco dopo l’aggiunta dell’ombromino appollaiato qui a lato (ma c’è ancora? o si è stufato di aspettare e se n’è andato?). altri pc malati avevano la precedenza e ora c’è da aspettare lo schermo e la tastiera per il trapianto.
quando tornerà a casa gli farò scrivere un libro di memorie, sarà un bestseller.
L’astuccio nero è disperso. e io mi sono persa. sono veramente pochi gli oggetti che. talmente pochi che ignoro quali siano. quando l’hard disk del pc si è spaccato in due (già, non è di questo ultimo ricovero che sto parlando) ho ripassato mentalmente ciò che era custodito lì dentro. un rapido resoconto dei danni. e poi basta, fine, amen.
Per giorni non ho voluto neanche pensare a cosa contenesse l’astuccio. ché poi lo so troppo bene.
non esco più con la borsa perché non mi serve: lo scopo della borsa si impernia su UN taccuino e UN astuccio. il resto lo tengo a corredo e ciò che ho bisogno di avere sempre a portata di mano lo tengo in tasca. stretto nei pugni perché non so camminare con le mani esposte (senza giacca è veramente un problema.).
tutto rigorosamente nero.
se uno manca crollano gli altri due.
(potrei descrivere l’impossibilità di perdere la borsa perché la borsa sono io. in condizioni vitali normali non può accadere una cosa del genere. perdere il taccuino sarebbe perdere idee che continuerebbero a sanguinare e gocciolarmi via dalla testa. perdere l’astuccio con le mie penne è l’amputazione delle dita. viene quasi a mancare quel tratto che unisce l’ispirazione e il desiderio di disegnare alla materializzazione d’inchiostro su carta. è un male quasi fisico.)
potrei, e lo descrivo tra parentesi. perché non sono totalmente senza speranza, trincerata in un mondo di metafore assurde che esprimono solo capricci ben vestiti.
il punto da cui non mi muovo, ciò che non accetto, è il dimenticare o l’essere disattenti in quella frazione di secondo che è sufficiente per. ed era una cosa importante. e non me ne sono neanche accorta subito perché (ribadiamo l’idiozia generale che mi pervade e che, a differenza delle metafore qui sopra, è una caratteristica ben consolidata e radicata in questo ammucchio di roba che sarei io) non sto disegnando molto in questo periodo. non sto disegnando quasi per niente in questo periodo. aspettavo un rapido rientro del pc, la mia bella parete virtuale, le mie cuffiette sempiterne nelle orecchie, i piccoli progetti da disegnare e ordinare in qualche modo. avevo in mente qualche inizio.
invece no.
ciao pc. ciao fogli troppo piccoli, troppo pochi, ciao inchiostro senza backspace. ciao progetti, aspettate un altro po’ che il pc arriva. che la voglia torna. che questa nebbia nel cervello mi passa.
Ma poi lui mi ha trascinato nel negozio e mi ha comprato tre penne, dopo avermi lasciato girovagare come un’anima in pena con la borsa e col taccuino ma senza astuccio, in un continuo, sommesso mormorio di lamento. tre penne da 0,1 ho scelto. e la ragazza del negozio (ignara del mio grado di pesantezza quel giorno) mi ha regalato una matita acquerello nuova che ovviamente non ho ancora provato. è un colore bello e strano che mi fa pensare di non essere in grado di usarlo.
E per il disegno qui sopra ho usato una di quelle penne.
Ma esco senza borsa. e senza taccuino. e non ci penso ancora a dare una casa a quelle tre penne.

Niente, era per lamentarmi. e per distogliere lo sguardo. l’astuccio non è il motivo della diminuzione dei disegni, quella era già in atto. spero che la mia assenza (che non finisce qui) eviti a molti la lettura di queste assurdità.

(Dato però che l’astuccio mi è scivolato nella palestra comunale, che sia un bambino in grembiule che va ad inciampare il giovedì o una cinquantenne decrepita che fa step il venerdì o chi cazzo ne so io che avrebbe potuto prendere un astuccio nero che è il mio astuccio nero, non potreste concentrarvi per fargli esplodere una dermatite seborroica fulminante? solo finché non mi restituisce l’astuccio eh. grazie.).

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§ 18 risposte a Vicoli ciechi.

  • pani ha detto:

    ma tu che ci vai a fare nella palestra comunale?

    Senza giacca è veramente un problema trovare il posto per mettere le mani, io mi arrangio tenendo sempre un giacchino. Lo dico sempre a mia moglie, meglio portarsi dietro una giacca, non si sa mai. Anche d’estate il tempo cambia rapidamente e una bella giacca fa bene, soprattutto la sera. E quindi so dove mettere le mani e se fa troppo caldo la giacca la tengo con il dito uncinato sulle spalle.
    Altrimenti…mi arrangio e infilo le mani nelle tasche dei pantaloni.
    Però dobbiamo provvedere subito e pensare qualcosa anche per le braccia smontabili. Un tempo, se non ricordo male, ne avevamo parlato. Avevamo analizzato per bene quanto fossero fastidiose queste braccia durante il sonno, perché non sai mai dove metterle, a volte si incastrano sotto il corpo e si informicolano.
    E poi bisogna brevettare qualcosa anche per gli astucci smarriti. Ho mettiamo un chip dentro di loro o addestriamo un cane, una lucertola, un qualsiasi altro animale. Se ci sono i cani che fiutano la droga vuoi che non ci siano quelli che fiutano gli astucci?
    E se quell’astuccio l’ha trovato la signora sdentata che balla il liscio, che le cada la dentiera, anche se non ce l’ha.
    Se l’ha trovato un ragazzino e magari l’ha gettato nel progno, sempre se c’è un progno, che il suo sonno sia divorato dalle pantegane

    • faccio arti marziali.
      c’è gente variegata in quella zona, non c’è che dire.
      il cane ce l’ho ma è disobbediente. forse sarebbe proprio il caso di provare coi topolini. ultimamente non si fanno vedere ma pensa se riuscissi a prendere un ratto! anche un gatto addestrato a rubare astucci ne avrebbe paura. qui i ratti sono belli grossi e anche spavaldi.
      se avessi braccia smontabili forse avrei qualche possibilità di riuscire a tenere una giacchetta col dito a uncino come te (non potevi tenere la giacca diversamente, la mia immaginazione non lo avrebbe mai accettato)
      fra l’altro in questi ultimi giorni mi bastava poggiare un braccio sul tavolo e già sentivo il sangue farsi formichine. in tempo da record. ero quasi indecisa se preoccuparmi.
      progno è una parola davvero temibile. non l’ho mai sentita usare da queste parti. se la dicessi a qualche bambino cattivo sono certa che si metterebbe a piangere!

      • pani ha detto:

        progno è davvero una parola strana che per certi versi assomiglia a un pugno. Si usa anche dire: “me ne ha dette un progno…” – “Se lo vedo gliene dico un progno”

      • gli aneddoti raccontati con quella parola acquisterebbero tutta un’altra consistenza. bisogna riabilitare certe parole, non possono cadere in disuso

      • pani ha detto:

        Ma dirne un progno e’ qualcosa di brutto, non un aneddoto. Se il mio capo me ne ha dette un progno vuol dire che mi ha dato una lavata di capo

      • e se io racconto a qualcuno di quella volta che il capo me ne ha dette un progno chiunque sarebbe pronto ad aiutarmi nella vendetta. fa molto effetto

    • Bibi ha detto:

      diosanto diosanto finalmente qualcuno che mi capisce. parliamo di ste braccia smontabili!
      ma quanto sarebbe comodo metterle sul comodino la notte e potersi girare e rigirare come un porcetto nello spiedo senza avere braccia che non sai dove metterle? e quanto sarebbe comodo che avessero comunque facoltà di muoversi e magari durante la notte mandarle a prenderci un bicchiere d’acqua? o farci un bel massaggio alle spalle?
      ti prego, parliamone.

      • pani ha detto:

        e non solo. Io e la titolare abbiamo brevettato un sacco di cose smontabili. Fatti un po’ raccontare degli occhi tascabili…

      • e custodie per nasi colanti, che in alternativa possono restare al caldo sul comodino invece di creare incresciose difficoltà comunicative.

      • pani ha detto:

        E pure le orecchie. Sai come si potrebbero lavare bene se fossero smontabili?

      • sarebbe veramente un sogno. si potrebbero tenere in un bicchiere, come la dentiera, così ci si addormenterebbero col rumore del mare (solo se l’acqua è salata al punto giusto però)
        certo la mattina bisognerebbe stare attenti a non invertire dentiere e orecchie

  • Bibi ha detto:

    Sai cosa Ombre’?
    Che tu disegneresti anche senza matite penne astuccio pc carta e tutte le cose a cui ti attacchi perché pensi di non essere tu il genio, l’artista, quella capace di. E non hai capito nulla, fammelo dire.
    E quando le cose devono succedere succedono per farci capire le cose. Proprio questa cosa che tu non vuoi capire: cioè che non hai bisogno di nulla eccetto te stessa.
    E se non lo capisci vengo là e vedi! (poi in realtà ti abbraccerò forte forte ma quando minaccio faccio paura in genere)
    Non pensare a quel che hai perso. A quel che è andato via. A quel che non è più. Pensa a tutte le cose meravigliose che arriveranno e che stanno arrivando.

    • è questo che mi ha colto alla sprovvista. non me lo aspettavo di rimanerci così. stavo disegnando già poco, quello che non mi spiego/spiegavo é l’effetto e lo spazio che mi ha preso nei pensieri. non era proprio previsto. e da una parte continuavo a dispiacermi, dall’altra lo trovavo assurdo. da piccola mi attaccavo molto agli oggetti ma saranno passati minimo dieci anni da quando perdevo una cosa importante e non me ne facevo una ragione. ma due giorni poi basta!
      due giorni sono stati di ansia per non sapere se era a casa o lì e non aver controllato prima perché.
      alla fine, a parte il dispiacere, mi sembra troppo un diversivo che è scattato in automatico senza che io l’abbia controllato.
      (almeno due personalità bisogna sempre alternarle insomma.)
      (vienimi ad abbracciare minacciandomi. potrei buttarmi da un cavalcavia vedendo quegli occhi arrabbiati, sembrano avere un buonissimo potenziale anche in fase di quiete o_o )

      (grazie, molto eh.)

  • al massaggio ancora non ci avevo pensato. sarebbe la svolta della vitaaaaaa
    potrebbero togliermi i capelli dalla bocca o intorno al collo e sistemarli in modo da non svegliarmi col frisé da un parte e uno stato primordiale di dreadlock dall’altra.
    avevo solo pensato alla comodità di togliermele da sotto il corpomorto notturno ma l’idea che possano svolgere compiti precisi. prendermi a schiaffi quando non sento la sveglia. è magnifico.

  • Wish aka Max ha detto:

    Ha ragione Cri. E vedi da sentilla, nun me fa venì a datte ‘na capocciata.

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