Dai malditesta, vediamo che sai fare. (tanto i titoli non possono andare peggio di così.)

9 aprile 2013 § 37 commenti

Direi che non ho abbastanza insistito su quanto mi piacciono li anacardi.tanto da sezionarli in pezzi regolarmente irregolari e poggiarli sulla polenta che, come al solito, non ha alcuna attinenza.

continuo a dare fondo al sacchetto di polenta istantanea. no, non mi sono ancora stancata.

volevo provare una versione “cupola”. e non sono ancora soddisfatta perché voglio vederla svettare nel piatto. anche se poi non sarà separata dalla sfilza di polente sotto la dicitura “in coppetta”. ma in fondo si tratterà di una coppetta rovesciata, immaginaria, metafisica perché la polenta avrà quella forma. (non posso continuare così. sarà colpa del fatto che sono finiti gli anacardi e sono molto triste quindi scrivo peggio che mai. ah già, il malditesta. mio bel capro espiatorio.)

a parte questi encomiabili programmi futuri, evidentemente necessari al progresso dell’umanità, volevo concentrarmi sugli anacardi. (come se fosse possibile che io riesca a concentrarmi.)

la domanda è fondamentale. il nome dell’anacardio è dovuto alla sua forma. è a forma di cuore.

ora, qualcuno mi spieghi DOVE è a forma di cuore. (pardon, di Quore.) perché si può ben evincere che la questione mi interessi tanto da mettere in piedi uno studio comparato per giustificare la veridicità della nomenclatura.

(a questo punto un bel machecazzostaiadì sarebbe d’uopo.)

(insisto pure.)interessante ricordarmi che non avevo intenzione di aggiungerlo quell’anacardio sventurato.

era il solito composto di polentapepeecurcuma (che se non mi do una regolata finirò per aggiungerli in parti uguali.)

aggiunto il sugo di pomodorini. direttamente alla polenta. abbastanza compatta da prendere la forma della coppetta e conservarla.

tiro alla fune delle due coppette.

(come dovrei chiamarlo? la coppetta rovesciata mica la mollava la polenta. ho dovuto lasciarla in bilico sull’altra coppetta per dieci minuti.)

semi di papavero.la questione del Quore resta aperta.

(mi fa inevitabilmente pensare ad un’operazione chirurgica.)

 

 

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