Quello che mi frega (a parte i titoli e i pessimi incipit)

25 marzo 2013 § 35 commenti

Per esempio,

sono gli spazi. gli equilibri tra le lettere, le pause tra le parole.

scrivere senza righe a cui aggrappare la penna?

alla lunga la mia grafia si stanca, le lettere iniziano a dilatarsi e a scomporsi. cominciano a pendere verso il basso, trascinando giù tutta la frase, come in preda ad un effetto domino.

A cosa serve cercare collegamenti tra le foto e il testo?

è che scrivere di notte è troppo bello.

Questo bento è di qualche tempo fa. c’era un bel sole davvero. Ultimamente preparo bento e penso a lei.

perché mi ha detto che sono brava. (mi ha detto pure che sono un’ottima guida. è folle questa ragazza!)

però non gliel’ho mai detto quanto mi sia rimasto impresso questo post. ero ancora una muta osservatrice quando l’ho letto e mi sono emozionata come una bambina perché anchealeipiaccionoibentoooooo!!!

e il problema della taglia del primo bento, quello davvero troppo piccolo. però era quello di totoro. con le bacchette e il fazzoletto coordinato. lo utilizzavo con così tanta soddisfazione.

poi il bento successivo, ancora lontano dai miei desideri di shopping online. ancora ignaro della mole di post di blog di video che nel corso del tempo avrei vistorivistostipato nella memoria e tentato maldestramente di applicare a quelle piccole scatoline. i pranzi in accademia, di riso vialone nano al vapore con una umeboshi fieramente rossa al centro. il contorno che reperivo in casa. il milktea. l’earl grey della twinigs infuso nel latte intero. un ricordo talmente prezioso che ne adoro anche gli spigoli. perché non si ripeterà mai più.

spesso ci ripenso. al suo post, a quel cibo colorato e appetitoso.

la sensazione che mi rimane dopo essere stata invasa da questi ricordi, mescolata allo stupore. a lei piacciono i bento che preparo. ne posso essere orgogliosa.Mi sembra di star accumulando antipatie. le carote. questi ibridi aranciati, questi surrogati artificiali delle carote viola. sono pure amiche del carboidrato. ‘sté bastarde.

(rinchiudo la personalità illogica e allarmista che si è affacciata nel sistema nervoso per dirottare il post e proseguo.)

la quinoa invece. ha un buon apporto di proteine vegetali. ha ferromagnesio zincocalcio. riboflavina. meno carboidrati.

basta una ricerca.

(piuttosto che darmi retta.)

e poi c’è sia rossa che nera.

la quinoa è mia amicaaaaaaaaa

(pensavo di averla rinchiusa meglio.)

e non sono i semi di lino in sé a farmi pensare a comearia. il mio cigno bianco e nero.

però.

mentre li sistemavo con le unghie. perché sono pigra. e non sono andata a cercare le pinzette “da bento”. 

mentre per sistemarne uno ne spostavo altri tre.

mentre pensavo treingredientisempreglistessi. mentre pensavo.

lei approverebbe.

lei capirebbe.

(lei mi sosterrebbe con un tifo di QUORI mentre impreco all’indirizzo dell’ultimo semino, sull’ultimo fiore.)E a dispetto delle apparenze (apparse solo a me) anche il rapporto con i fagiolini si sta logorando.

non sono più i croccanti fuscelli di una volta. sono gonfi. anche il loro sapore è imbevuto d’acqua.

la prossima volta li cucino io insomma. almeno so con chi prendermela.

il loro sapore è cambiato davvero. è stanco. il gomasio aiuta. aiuta tanto. anche se l’ho fatto io. e ho tostato troppo il sesamo. (il mio intervento è più che altro il colpo di grazia. per cui insisto col dire che il sapore dei fagiolini, cottura a prescindere, non è più quello di una volta. in queste occasioni vorrei avere una barba finta da indossare. una lunga barba bianca. darebbe la giusta risonanza al momento.)

il gomasio aiuta ma se non ci fossero stati i funghi. le foto ne avrebbero risentito molto.

i funghi. l’ennesima ossessione.

sulla confezione poi c’era scritto. FUNGUS.

viva l’eloquenza. (questa sconosciuta.)

in padella, con un po’ di sale.  i funghi, non l’eloquenza. il fatidico goccio d’acqua per non farli incollare.

determinante, la pioggia di semi di papavero. pioveva sui funghi, sul piano cottura, sui fornelli, sia fuori che dentro la padella.

semi di papavero imbevuti di succo di funghi. e semi secchi e semi tostati e semi ovunque.

ora ho voglia di eloquenza alla piastra.

(sottotitolo: manco fossero funghi allucinogeni.)

 

 

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§ 35 risposte a Quello che mi frega (a parte i titoli e i pessimi incipit)

  • per la cronaca, quei pantaloncini sono di muschio. e io li voglio.

  • itacchiaspillo ha detto:

    poetessa del bento e artista con la matita…

    e i titoli non ti fregano… no, no…

    sei te a fregare loro!

    (e i fiorellini di carote!!!! stupendi!)

  • Wish aka Max ha detto:

    Prendiamo stanze vicine. Quando finalmente ci rinchiuderanno, dico. 😀
    As an aside note, could you spend some words (or even better draw something) about the fact that you eat food with unusual names? What the hell is “gomasio”???
    Sembra un pezzo del motore “ho portato la moto dal meccanico mi ha detto che il gomasio del pistone è da sostituire” 😀

    • XDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDD

    • ok ok. devo smettere di ride prima.
      allora. avevo fatto un post credo. sulla rana che vive nel suribachi.
      ma nemmeno questo c’entra. ho provato a fare una specie di video. (veli pietosi dall’alto) e il gomasio è sesamo tostato semitriturato in un mortaio che si chiama suribachi che è un po’ diverso dal mortaio classico.
      ora vado che se rido un altro po’ mi salgono i livelli di gomasio nel sangue.

  • pani ha detto:

    vorresti avere una lunga barba finta? Io da vecchio l’avrò: lunga, bianca e profumata

    • profumata di lavanda? in una barba ci si possono nascondere petali e frammenti di fiorellini.
      uffa. la voglio pure io. se ogni tanto la spunti mandami gli scarti che ne fabbrico una per me. o magari la useresti come imbottitura dei cuscini per i pincetti?

  • Michele ha detto:

    confesso assoluta ignoranza, è la prima volta che sento la parola bento 🙂
    (a parte l’abbreviazione gggiovane per bentornato)
    mi è piaciuta molto la prima parte, su come sia a volte essenziali gli spazi tra lettere e parole (anche a me la scrittura scivola di lato, verso un basso non-gravitazionale, per questo è sempre odiato i fogli bianchi e amato i quadrettoni (non che non mi sia piaciuto anche il bento, sarei proprio curioso di assaggiarlo, anche se mi sa sia più bello esteticamente)

    • rido.
      la traduzione precisa mica la so. comunque è il modo in cui pranzano “al sacco” i giapponesi, per farle breve. scatoline di vario tipo con il cibo sistemato accuratamente. (che poi ci sono tipologie di bento a seconda del cibo che si mette nelle scatoline e il tipo di scatola e blablabla.)
      devo dire che questo è stato uno di quelli che ho apprezzato di più, esteticamente e di sapore. il Giappone è estetica. perciò, nel mio caso, non ci vai lontano nella maggior parte delle occasioni -__-
      e questo non è un bento tradizionale o “giapponese”. insomma è ciò che mangio sistemato in questo modo (perché mi piace, perché è più soddisfacente, perché mangio di meno e sono più attenta più lenta e via dicendo)
      in questo caso mi piaceva quello che avevo cucinato, mi piaceva come avevo sistemato il cibo, mi piacevano le foto perché c’era davvero una bella luce. per cui è stato un pasto davvero soddisfacente.

      • Michele ha detto:

        ahhh grazie per la brillante delucidazione, anche oggi ho imparato qualcosa 🙂
        beh in effetti l’estetica di un piatto è molto importante, è il primo piacere, il gusto degli occhi.
        e devo dire l’hai sistemato splendidamente 🙂
        la prossima volta che mi faccio un paio di sandwitch (al sacco) pronto a bentizzarli 😉
        (buongiorno e buon lunedì miss estetica della gola)

      • uah! causo di queste intenzioni!
        mi raccomando passa a prendermi a calci virtuali nel caso i sandwich bentizzati non siano di tuo gradimento.

      • Michele ha detto:

        ahahahah macchè virtuali, il calcio logora chi non lo da, quindi reali 😉
        ma se saranno deliziosi come parrebbe il tuo vegetable mix ti offro un drink 😉

      • si potranno spedire gli eventuali calci tramite corriere?
        la distanza mi preoccupa però i calci virtuali. è come mangiarsi un panino virtuale. insomma.

      • Michele ha detto:

        ahahah beh ho appena fatto un abbonamento con GLS per l’ e-commerce che stiamo per lanciare in negozio 😉
        (il calcio virtuale mi sa di cosa alla chuck norris però)
        (e la distanza, boh non ho idea di quanto sia, tu sei in giappone?) 😉

      • (ahhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh se fossi in giappone *___________*)
        sono a circa 40 minuti da roma. pécapisse. se prendo l’autobus potrebbero pure diventare due ore ma.
        interessantissimo il lancio virtuale del negozio.
        (il calcio virtuale. solo chuck norris può, è ragionevole.)

      • Michele ha detto:

        Haahha già. Prima o poi una gita in Giappone la devi fare. Il sake laggiù mi manca nella lista dei liquori andati.
        Beh Roma non è proprio l’angolo. Mi dovrei corrierizzare 😉
        (Chuck può tutto. Anche realizzare in virtuale)

      • una gita. ti assicuro, sono ridicola. mi basta vedere video di qualche agenzia di viaggio e mi ritrovo col respiro spezzato. se andrò lì (anzi QUANDO. perché è solo una questione di tempo.) avrò bisogno di un supporto psichiatrico *___*

        (Chuck può. devo stare attenta a cosa posto.)

      • Michele ha detto:

        Ahahah beh quando organizzo ti avviso 😉
        Eh adoro viaggiare. È sempre il tempo il cruccio più grande. Manca. Manca sempre (come lo zucchero sulle frittelle)

  • apity ha detto:

    Tu e i fiori croccanti arancioni che sanno di carote.
    Io e i miei avanzi, vi amiamo.

    E’ un brutto periodo, kuroko.
    E’ un brutto periodo.

    • ne sono davvero tanto orgogliosa.
      riguardo al brutto periodo, ti abbraccio. (e zittisco la mia testa che dice “non è abbastanza! non è abbastanza!)

      è strano come la giornata di sole in cui ho fatto il bento sia trascorsa da così poco. e oggi ci sono nebbia e pioggia da affogare.

      • apity ha detto:

        Passerà pure la pioggia, vedrai.
        Pensa che la pioggia alimenta l’erba cipollina!
        Pensa positivo.

      • la pioggia e la nebbia, mi piacciono molto.
        ora che vengo a conoscenza degli effetti positivi sull’erba cipollina. !!!
        chissà se anche la pioggia interiore fa bene. all’erba cipollina interiore. (mi sa che c’è qualcosa di strano nella mia tisana. un tentativo di drogarmi, non può essere altro!

  • apity ha detto:

    Macelapossiamofarcela.

    Manca una settimana e inizieranno (spero) a spuntare l’erba cipollina e i ravanelli. Pianterò margherite e pomodori, rucola e basilico, in tuo onore successivamente.

  • keewisback ha detto:

    Sarò davvero sincera con te: ho letto questo post in una tale velocità ché è tutta colpa di quella dannata quinoa.
    E’ mia nemica -_-‘ mica è colpa tua nononò. Nemmeno sua! Lei non ne sa niente.
    E’ colpa di quando ero un semìno anch’io e mi si davano queste pappe pronte qui e io sentivo tutto un sapore vaniglioso che oggi la odio pure lei. La vaniglia.
    Ough. Che storia triste, fatta di infanzia, thermos porta-cibo e semi e cereali pre-preparati. Ché mia madre mica sapeva cosa fosse e a cosa potesse servire un bento.

    Però U_U su cham-pluie-gnon ho ripreso fiato. Come quando bevevo un bicchierone d’acqua per mandare tutto giù e prendere un attimo pace.

    • XDDDDD mi piace leggere queste storie.
      in effetti io conservo un ricordo sorprendentemente appetitosi di questi intrugli per bambini. perciò tra vellutate zuppe e semini strani. posso davvero sguazzarci.

      il disegno è in genere scollegato perché lo disegno a parte. (puf, ripetizioni.) e per questo lo metto alla fine. e non avevo pensato che potesse funzionare anche così.
      (depista pure l’attenzione. dopo un post su cibo astruso. mi posso far perdonare con un disegno. ci provo almeno *_*)

      • keewisback ha detto:

        ribadisco che il disegno l’ho amato come fosse acqua di sorgente *________* …e poi quell’adorabile jeux de mots… *____*
        per tutto il resto ti aggiungo che il mio thermos era di un verde pisello bollito. Anni 80. Ce l’ho ancora, è tenero un sacco, lì impettito e fiero del suo lavoro di molteplici anni or’sono.
        Mi piaceva pescarci dentro il cibo e cominciare a veder apparire il color argento del rivestimento termico interno ^_^ per il resto BLEAH.
        Pensa che a lungo ho odiato anche il cous-cous… finalmente ci ho fatto pace, ma solo di recente. Pochi anni fa.
        Quand’ero picciò era tutto un continuo di semi e pappe impronunciabili. Eddiamine.
        Quasi quasi poi ci scrivo un post su questa storiella.

      • quoto per lo scrivere la storiella *-*
        in effetti mi stanno tornando alla memoria immagine alquanto spaventose. il thermos. era rosso il mio.
        abbiamo tutto da imparare dalle usanze giapponesi anche di questa apparente semplicità. studiando debitamente.
        perché nel mio di thermos c’era la simmenthal. e i pomodorini. e dei cazzo di grumetti bianchi che col passare degli anni ho visto aumentare in quella sorta di gelatina di brodo che avvolgeva la carne. non potevo guardarla quella roba.
        (poi i pomodorini. se li lasci interi è un conto. ma se li fai ad insalata e li lasci lì al chiusoumido. appena stappi il thermos l’acidità ti brucia i peli del naso.
        (ma che cose orribili scrivo!!!!)
        questo è il ricordo peggiore. perché mi ricordo quando andavamo al ristorante cinese e mia mamma comprava anche più germogli di soia per il pranzo del giorno dopo. e quelli mi piacevano un sacco. e ci stavano nel thermos. senza subire mutazioni chimiche.

      • keewisback ha detto:

        ggghh….i pallini bianchi e insapori della simmenthal…. PERCHé!??!??! PERCHè?!!?
        Per fortuna ne ero salva, ma non da altre amenità a forma di fagiolo che fagiolo non erano…
        Vedrò…. Vedrò di narrare la vicenda….

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