Procrastinazione.

16 marzo 2013 § 46 commenti

Uno dei motivi per cui se fossi un bicefalo passerei le mie giornate a prendermi a testate.

Un altro bento. che posto ora perché sto mangiando quello che ho preparato oggi e volevo postarlo ma. questo l’avevo lasciato a marcire in cartella.

(il che è evidentemente e insindacabilmente colpa del rosa imperversante.)

motivazioni semplici: volevo il riso basmati.

perché è il riso più elegante di tutti. aristocratico. senza essere snob.

parallelamente, i ravanelli finiranno di stancarsi di stare a mollo nell’aceto e mi abbandoneranno.

mangiarli mentre sono in fuga sarebbe un azzardo.

perciò tenterò di infilarli anche nel tè verde.

va a finire che la cottura del riso diventi un rituale. senza che possa opporre resistenza.

ripetere lo stesso schema, gli stessi gesti ogni volta.

aggiungere un dettaglio, a seconda del giorno: semi di lino sopra il riso appena versato nell’acqua bollente.

così quando si apre il coperchio i semi di lino sono ancora lì che ti guardano.

e quando tenti di stiparli si affacciano tra i chicchi con aria curiosa.

questa ricetta non delude. e anche il resto merita davvero.

(e io non posso neanche pensare di scrivere descrizioni di un processo di preparazione del cibo senza subire forti giramenti di testa. sono le parole cieche che mi sbattono contro le pareti del cranio. dannate.)

sesame street.

strana da raccontare, la perversione per i funghi.

è qualcosa di cui si mangia la consistenza e il retrogusto di sottobosco. il resto è acqua.

che con la cottura si perde e li lascia sul fondo della padella, ridotti in una forma scura e sgonfia.

(per questo li mangio crudi nella speranza che ne restino abbastanza per la padella. e che il fegato prima di ammutinarsi mi lanci un ultimatum ben preciso cosicché io finalmente la smetta.)

indissolubilmente: il riso basmati chiama il curry. e se penso al curry penso al Giappone, perché sono una persona coerente che pensa preoccupantemente spesso al Giappone. e in Giappone il curry è diverso. fa parte di quei piatto considerati “western food”. perché sono rivisitazioni di piatti d’origine disparatamente occidentale. e si mangiano con le posate.

il curry giapponese è denso e la preparazione è lunga. cercavo l’alternativa al roux: l’ho trovata qui, la mia fonte originaria di dipendenza dai canali di cucina su youtube.

foto liaison.

per sottolineare che sparpaglio sempre granaglie ovunque.

le stesse tre granaglie ovunque.

semi di papavero.

su uno spicchietto d’arancia fottutamente fotogenico.

l’ennesimo tentativo di fare pace con i finocchi (che letto da una mente perversa come la mia ha significati disparati ma ciò che intendo è che):

ho pulito i finocchi e li ho tagliati. metà sono finiti a bagno nel succo di mezza arancia rossa. l’altra metà di arancia rossa l’ho tagliata e aggiunta all’ultimo, mescolandola ai pezzetti di finocchio bianchi e quelli rosa, imbevuti di succo.

(il risultato è stato agghiacciante visivamente. papillogustativamente non ci siamo ancora. i semi di papavero vengono in aiuti in queste situazioni drammatiche.)

per il resto la parte troppo dura e fibrosa e la parte erbosa le ho triturate col minipimer. aggiunto sale e pepe. e il giorno dopo ho spalmato tutto sul pane nero e buon pranzo.

ora passiamo alle cose serie.

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