Mornings too blue.

21 febbraio 2013 § 18 commenti

Ammesso che esistano mattine.

qualcosa come.

riso al vapore.

zucchine sottaceto espresse. (sotto un peso, con poco sale grosso,  appena coperte da aceto di riso e mirin.) minimo mezz’ora di pressione.

sorta di innominabile ammucchio di ceci, cipolla tritata e il binomio curcuma-pepenero e qualcos’altro ancora. ho litigato con la padella, insultato la consistenza inconsistente, l’informità. e mi sono scottata l’indice della mano sinistra, ho una bolla d’acqua che strizza l’occhio se stendo il dito (è sulla piega, all’altezza della più esterna falangetta. i dettagli inutili si sprecano.)

curcuma-pepenero e qualcos’altro ancora. ho litigato con la padella, insultato

ovviamente sono entrata in conflitto anche col ketchup e l’analoga inservibile confezione che dovrebbe rendere semplice e coreografica la fuoriuscita  della salsa. ma anche no.

(guerra al ketchup. è stata la volta della maionese, ora tocca al ketchup. lo deturperò frullando pomodorini con salsa di soia e zucchero, sbattendo tutto in una bottiglia, terminando con l’applicazione dell’etichetta urlante KECIAPP a lettere cubitali.)

un bento, dopo una discreta pausa. il primo di una lunga serie. (un augurio che mi faccio che è al contempo una minaccia. per la mia cucina per questo blog per chi legge non ho ancora finito di sparare dettagli, inutili.)

c’era bisogno della linearità di Muji. marca senza marchi. strane vie prende il marketing. un filtro inesistente.

nelle cose semplici non c’è spazio per nascondersi.

(frase che potrebbe essere letta così: se il cibo è inguardabile prima ancora che immangiabile, non c’è nulla a deviare l’attenzione.)

prima o dopo il cibo, non ricordo.

dopo, forse.

il primo disegno, del Mistico Quaderno Cuscino.

in quella casa fa freddo, a forza di avvicinare la stufa finirò col fondermi. fondermici. (o darmi fuoco, che è un’opzione quanto mai auspicabile.) diventerei un ibrido munito di ventola e serpentina.

e avrei ancora freddo.

(ventola in testa, come il bambùcottero di doraemon. serpentina in mano, come un faraone, per picchiare la gente di tanto in tanto.)

per il resto, ho studiato tedesco. (e ormai era ieri, l’origine di questo ammasso informe di parole. ieri l’altro. perché si è fatto tardi.)

staccherò prima di iniziare a litigare anche con la disposizione di frasi paragrafi. e parole. (ho mescolato quest’ultima frase giusto tre volte. la parentesi non conta, sia ben chiaro.)

(le parentesi sono mondi a parte.)

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§ 18 risposte a Mornings too blue.

  • apity ha detto:

    Che carino il tuo bento! Il mio è talmente piccolo che non riesco a infilarci dentro niente. E poi è rosa. Cosa non da me. Ricordami perchè l’ho comprato invece di investire in un bento decente?

    • perché non conosci bento&co! no, non centra nulla. (sono fissata con questo sito.) io ho un bento piccolissimo con totoro e per un anno ci ho mangiato (male). i bento piccoli hanno il loro fascino intrinseco.
      quello che conta poi sono i millilitri. (come parlo stamattina eh?)

  • Anonimo ha detto:

    Se io ti dicessi che non so cos’è un bento (anche se forse lo immagino), ma ti dicessi pure che sì, confermo che mi piace come scrivi di cucina, l’apprezzamento avrebbe crediti rispetto all’ignoranza???
    Speriamo!!
    Ps. Cos’è quella specie di manichetto a fiorellini nell’ultima foto?

    • itacchiaspillo ha detto:

      Perché sono uscita anonima?? 😕

      • ti dirò, mi fa pure più piacere perché è un approccio del tutto spontaneo, senza filtri (che c’avrò da ridì coi filtri ultimamente, non lo so proprio)
        il bento sarebbe il pranzo al sacco giapponese. cioè, loro si preparano i pasti in queste scatole più o meno carine, più o meno di legno plastica alluminio boh. per tagliare corto dico bento ma quando parlo della scatola dovrei dire almeno bento box (bento bako, insomma. mi fa pure piacere che tu non sappia cosa sono i bento perché puoi scoprirli in talmente tanti posti, gugol immagini è il più diretto, dove non ti ubriacano di parole come qui. che già mi gira la testa)

        è il porta bacchette e dentro ci sono le bacchette (o hashi, a seconda dell’idioma *-*). non è mica scontato.

  • pani ha detto:

    ah! entrare in conflitto con il ketchup è pericoloso ma molto più entusiasmante di una litigata con la maionese.
    Ora mi aspetto il freddo cane e il freddo bisso

    • il freddo bisso! urge un approfondimento.
      (col ketchup ci si diverte di più, niente da fare. si possono simulare dissanguamenti vari, il sapore è nettamente più vivace. la maionese è così molle, non aspetta altro che squagliarsi.)

  • Luci ha detto:

    Ecco…stamattina ho un gran freddo…fuori…dentro… un freddo becco… posso uno di quei dischetti dorati?! Abbraccio…

    • dischetti dorati? sei sicura? ci litigo anche dopo averli mangiati, non sono usciti come volevo io.
      facciamo che ti abbraccio fortemente mentre ti preparo un tè (che sto giusto cercando di ustionarmi). anche una tisana. ho una vasta scelta sai. (*_*)

  • comearia ha detto:

    Mi piace un po’ tutto. Anche il blue. Che poi è blu, ma blue è più blue. No, in realtà scrivo blue perché se penso al blu mi viene in mente “blue american” dei placebo e si sa che sono addicted.
    freddo becco. rotolo.

  • Wish aka Max ha detto:

    Io sono ancora in preda ai postumi dell’influenza. E pertanto più rinco del solito, per cui arrivo ora. Freddo becco è magistrale. Come KECIAPP d’altronde. E a proposito di ketchup, sembra sangue… ma forse sono io che sto leggendo Stephen King.

    • il ketchup per quello mi piace. schizzi di sangue (sulla tovaglia.) per quello è più divertente litigarci (la maionese è molto flaccida nelle discussioni.)

      (appena trovo la bottiglia adatta e la ricetta adatta mi preparo il KECIAPP. punto.)

  • annam11 ha detto:

    Però che creatività! E dev’essere leggerissimo!

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