anno. nuovo. buono? Nel dubbio, pancake.

2 gennaio 2013 § 15 commenti

Non si può aspettare che sia mattina.

è una sciocchezza, non funziona mai.

bisogna attardarsi con la tastiera, minata da un seme di lino vagante che decide di incastrarsi tra la effe e la erre. proprio mentre sto per iniziare a scrivere.

segnare tutto, subito.

Facciamo che è ancora il primo dell’anno.

perché tanto continuo a vedere i giorni come li vedevo da piccola. le notti. e i giorni delle notti. giorni preludio. per cui oggi era il giorno 1. il giorno 1, preludio della notte 1.

c’è questo post.

c’è che mi metto a fare i pancake a mezzanotte.

e la ricetta è questa: 50 gr di farina 00, 50 gr di mochiko, un cucchiaio di zucchero di canna integrale, un pizzico di sale kosher, una spolverata di cannella a seconda del grado di dipendenza dalla spezia, 115 ml di latte di riso, un uovo, un cucchiaino e mezzo di lievito.

il lievito è quello panepizzadolci di paneangeli, un rimasuglio scovato in casa.

il sale kosher, magari dico una gran boiata, è semplicemente sale grosso. perché venga chiamato “grosso” o “kosher” non l’ho ben capito ma il sale non mi sembrava volerne parlare quindi ho lasciato stare. è però fondamentale che non sia sale fino. non so granché di cucina e lo dimostro ampiamente. ma il sale fino non va usato. per principio. and nothing else matter.

basta guardare la traccia che lascia il grano di sale quando cade nella farina. pesantezza e rarefazione.

il mochiko. fondamentale. è un tipo di farina di riso. sottile, leggera, bianchissima. tutti dovrebbero, almeno una volta nella vita, usare questa farina. principalmente per il momento in cui, all’apertura del pacchetto, si solleva la nuvola di bianco . una nebulosa sottile che viene inevitabilmente respirata.

mi sto convincendo che se c’è una chiava per la buona riuscita dei dorayaki, questa risiede nel mochiko. e tanto mi basta.

questa è forse la prima e unica ricetta in favore della quale mi sento di dire. è da provare. così com’è.

il tempo per prendermi a badilate c’è sempre.

il procedimento, prima che si faccia alba insomma.

mescolare gli ingredienti asciutti (i due tipi di farina, zucchero, sale, cannella, lievito)  in una ciotola. dividere il tuorlo dall’albume, che va montato a parte. aggiungere il tuorlo al latte di riso e mescolare per bene. aggiungere gli ingredienti liquidi a quelli asciutti e mescolare. non troppo, quel tanto che basta per amalgamare il composto. lasciar riposare mentre si monta l’albume (non ho le fruste elettriche perciò daje de forchetta.) l’albume non deve raggiungere la massima solidità o nevosità, comme on préfère. l’albume deve raggiungere quello stato cremoso per il quale, sollevando la forchetta, si disegna il “soft peack”, il picco soffice, che rimane  a troneggiare nella ciotola. incorporare l’albume al composto riposato, in 2 o 3 momenti. per evitare che impazzisca tutto. (che ho sempre il terrore che qualcosa impazzisca. insomma, basto io.). procedere con la preparazione del pancake.

the soft peack

the soft peack

padella con filo d’olio (asciugare l’olio in eccesso con della carta assorbente. nel caso si potrà riutilizzare se la superficie della padella si asciuga troppo). fiamma media. controllare che la temperatura sia giusta facendo gocciare un po’ di composto sulla padella. quando il composto si asciuga in fretta si può procedere. semplicemente: con un mestolino versare il composto al centro della padella, così da poter decidere la dimensione del pancake e conferirgli la sua rotondeggiante forma. quando la superficie inizia ad asciugarsi e appaiono verso i bordi bolle più grandi, girare il pancake e lasciarlo tranquillo un paio di minuti. senza allontanarsi mai ovviamente. quando è pronto impiattarlo. e procede impilando pancake su pancake.

per terminare ho gettato qualche seme di lino vagante. e il miele. quello speciale, con la liquirizia. e pure l’accostamento. funziona, inaspettatamente, funziona.

che ora, io vorrei essere breve. però su questo punto mi ci devo soffermare.

dal momento che sono fermamente convinta che menti eccelse abbiano anche prodotto libri sull’argomento, mi limiterò a dire: disparità. i pancake devono essere dispari. molte cose dovrebbero essere dispari, praticamente vorrei ogni cosa dispari, i dolci a maggior ragione, ma il punto è che. semplificando.

i pancake devono essere dispari. questo concetto trascende la mia preferenza per determinati numeri. i pancake devono essere dispari.

e diciamo pure che per me è impossibile prevedere quanti pancake otterrò con una certa quantità di composto. ciononostante i pancake che ne ricaverò dovranno essere sempre dispari. senza ombra di dubbio alcuna.

poi. il rimasuglio. perché il composto “troppo poco per un altro pancake” “l’avanzo dei pancake (3 a testa) per sorella e fratello” o quello che è. va sempre sospinto via dalla ciotola e adagiato in padella. con le buone o con le cattive.

il risultato di questa notte è stato. 7 pancake.

 

the first - the lightly burned one.

the first – the lightly burned one.

the second - can't stop thinking: shiitake mushroom!

the second – can’t stop thinking: shiitake mushroom!

the third - finally.

the third – finally.

i primi 3. gli incerti. troppo cotti alternamente sul primo o sul secondo lato, dimensioni irregolari e sbilanciate, superfici incerte e a tratti chiazzate. sbalzi di temperatura.

 

 

the fourth - perfection in the wrong number

the fourth – perfection in the wrong number

the fifth - keep seeing moon.

the fifth – keep seeing moon.

the sixth - the "just one more!" anxiety

the sixth – the “just one more!” anxiety

i secondi 3. i precisi. cotti tutti un po’ meno del necessario sul primo lato senza che potessi controllarlo, dimensioni regolari e concentriche, superfici lisce dalla colorazione omogenea. temperatura costante.

 

 

the seventh - here's my Leaning Tower.

the seventh – here’s my Leaning Tower.

l’ultimo. 1 pancake, il più piccolo. il più incontrollabile, il meno controllato. l’infotografabile. il più equilibrato. bassissima temperatura alla fine in previsione del rimasuglio.

 

 

the seedy rain

the seedy rain

e poi.

the sound is. drip drop.

the sound is. drip drop.

e poi il rimasuglio. 1 rimasuglio. che inevitabilmente, per il fuoco basso di cui sopra, non si cuoce mai. dunque nel frattempo si fotografa e il rimasuglio si brucia da un lato. ed è perfetto nel sapore morbido fino al lato quasi croccante, dove il sapore del pancake originale sfuma in una piccola nota di sapore nero e acre.

dunque: 7 pancake. 1 rimasuglio.

essi, senza troppi pensieri, sono stati mangiati prima della stesura di questo post.

erano buoni.

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§ 15 risposte a anno. nuovo. buono? Nel dubbio, pancake.

  • apity ha detto:

    MMM.

    Miele alla liquirizia? Uhm.

    MMM.
    Questi sono davvero troppo buoni.
    Io ti stringo la mano e ti faccio i miei complimenti.
    Sei diventata MOLTO più brava di me.

    Vai Kuroko!

  • pani ha detto:

    sembrano dei bei dischi volanti.
    Sulla disparità ci sarebbe molto da dire.
    Io, da piccolo, indubbiamente parteggiavo per i dispari. Vogliodire che da quando mio fratello, vedendomi giocare con i soldatini mi disse:
    “ma perché fai vincere sempre i cowboy?”, ecco, da allora io ho sempre fatto vincere gli indiani e se c’era da scegliere il numero della maglia io prendevo il 3 o l’11, se c’era da tirare usavo il sinistro perchè mi andava così,

    • annuisco.
      poi i cowboy avevano vinto abbastanza insomma. mia nonna da bambina quando vedeva film western piangeva se perdevano gli indiani o ne moriva qualcuno.
      i dispari e il sinistro certo. io sono sicura che ci sono fior di trattati sull’argomento. e mi rammarico di non riuscire ad montare gli albumi con il sinistro. avrebbe un sapore del tutto diverso.

  • Wish aka Max ha detto:

    mi permetto di eccepire su “perfection in the wrong number”. Il quattro non è molto simpatico neanche a me, però non dimenticare i 4 elementi, non i 5 del tao, ma i 4 degli alchimisti, acqua aria fuoco terra, dai quali si parte alla ricerca della quintessenza. Quindi insomma, tanto tanto sbagliato non è, alla fine… 😉
    Bellissimo post, complimenti. Sembravi animata dal sacro fuoco. Bellobellobello. Ci vorrebbe un ombromino. Con un astro pancake.

    • è pure vero.
      il fatto che il primo pancake riuscito “bene” sia stato il 4 nonostante le antipatie del caso non è qualcosa che cambierei. perché niente va come dovrebbe (come pensiamo che dovrebbe. come desideriamo. in linea generale: per fortuna questo non accade). il fatto stesso che si siano divisi in 3 e poi ce ne fosse un ultimo. e l’altro avanzo.
      il pancake che mi piace col numero che non mi piace. più perfetto di così. l’assoluto mica mi appartiene.
      però il 4 mi sta antipatico lo stesso. uffa. lo divido per 4 così impara. così ho tutti 1 X)
      sacro fuoco..vorrei scherzare sulla fame o sul sonno ma la verità è che è un post atipico. il modo in cui l’ho scritto. mi dà da riflettere.
      vieni a stuzzicare visioni eh? vediamo cosa ne esce fuori.

      • Wish aka Max ha detto:

        E sì che è atipico. Per questo parlo di sacro fuoco. Un pochino ti conosco, cara mia.
        E voglio vedere che ci fai, con quattro 1. Io li metterei 3 e 1 così hai un pari che diventa due dispari. E che dispari!
        Eccerto, stuzzicare è il verbo. Il MIO verbo. Forza, talentuosa fanciulla. Stupiscimi.

      • è proprio quello che ho pensato!!!!! 3 e 1. uotels.
        mh.

  • comearia ha detto:

    Cioè. Sono bellissimi. I pancake sono qualcosa di divino, e ora io ho bisogno di una dose di qualcosa di divino, mannaggia.
    Comunque, anch’io sono per il “numeri dispari evriuer end forevah”. I numeri pari, dai, chi li vuole. Sono necessari per l’esistenza dei dispari, okay, ma caspita. Sono brutti. Oggettivamente brutti [ora, per dimostrazione: confrontare un 8, o un 6, con un 3, con un 11, con un 7, caspita! Un 7! Esiste qualcosa di più bello di un 7? Ed è dispari! CVD]
    Comunque. Queste foto mi piacciono moltissimo. E la torre. E i semini. E il miele su cui abbiamo già divagato. Bravabravabrava.

    Ah, 2013. Che faccia il bravo.
    E che abbia tanti maglioni e nessun piccolo golf.

    • ecco ecco ecco.
      che poi devo sempre trovare dei sotterfugi per convivere con i numeri pari. quindi un 6 sono due 3. che sono 2 i 3 potrebbe già essere un problema ma se lo scrivo va un po’ meglio perché due ha tre lettere.
      mi fermo ora. non ne usciamo, se approfondisco non ne usciamo davvero.
      e. ti piacciono le foto.
      che quando tento le foto è un continuo attorcigliarmi per riuscire ad escludere tutti dettagli circostanti che non si devono vedere. e.

      se non fa il bravo lo gonfio. tanti maglioni. ma proprio tanti, che ho freddo. il golf. che siccome sono troppo fessscion ignoravo che non è un golf ma è un cardigan perché ha i bottoni. e questo nome un po’ english un po’ altisonante mi sta ancora più sulla palle. maglioni a me grazie. una taglia in più. per favore solo una taglia in più.
      (che ci posso arrotolare le mani dentro almeno.)

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