Il dramma del titolo. featuring. Il dramma di tuttelecosechepotevovolevo ancora scrivere. ma che non.

26 ottobre 2012 § 22 commenti

Mai sottovalutare la categoria “boh”.

perché ci sono davvero molte cose che non si possono classificare. molte cose a cui non si può dare un nome perché significherebbe porvi un limite.

posso assicurare che c’è un nesso logico con quanto sto per scrivere. mentre ascolto a random i Cridens Clinuoter Revaival (come lo dovrei scrivere sennó? NOOOO NON CI CREDO! JEREMIAH WAS A BULLFROG!!! ok adesso devo tentennare la testa. però chiudo la parentesi e proseguo come se nulla fosse.)

Yes. oggi, centounesimo post, mi sono diretta in una certa Capitale. con la mia naturale incertezza (che riguarda l’orientamento. perché non ti ho detto che invece di imboccare la strada giusta stavo per proseguire dritta, continuando la linea retta tracciata dalle scale della metro. senonché il civico 114 mi ha fatto domandare “dovrò imboccare un’altra strada o camminare per un quarto d’ora nella migliore delle ipotesi? tentiamo prima la prima.” la magna pigrizia mi ha salvato.)

Yes. oggi mi sono diretta. per incontrare Max.

e. proseguiamo con ordine. (è un tentativo mica una garanzia.)

dopo la chiamata tripartecipe (con la segretaria che chiamava Max, Max che chiamava me, io che dicevo alla segretaria che al telefono era lui, lui che parlava simultaneamente a entrambe con un telefono per orecchio, e così via).

l’impatto visivo. Max tridimensionale. in movimento. (sipperché sono fornita di una buona dose di paraculite. quindi avevo ben ricercato una documentazione fotografica. cosìccccché, se per caso l’avessi scorto nei bassifondi della Capitale avrei potuto tirargli la manica. per poi non sapere cos’altro fare se non la mia consueta faccia da cu. roko.)

saluto. (chissà se si nota che sto respirando male. più che altro che non sto respirando. ho perso il controllo di indici e pollici da qualche minuto. ma per spiegare questo dovrei aprire la parentesi medicinatradizionalecinese-meridianidishiatsu. non è il caso.)

diciamo che passeggiare fianco a fianco non è il modo migliore per il mio studio visivo approfondito, specie se mi trovo verticalmente a qualche centimetro (qualche.) di distanza. in più sono controluce, con i bulbi oculari che stanno giusto decidendo se schizzarmi fuori dalle orbite o scavarsi un tunnel nel cervello. (e spero che tutto questo non si noti, non si noti. non si noti.)

rido.

specifichiamo: sono un cervellotica ossessiva molestatrice visiva. neanche troppo originale. è paurosamente comune affidarsi alla vista come primo, se non unico nei casi più gravi, senso che permette di “conoscere”.

e non a caso disegno.

la predilezione del senso-vista è anche molto di comodo. permette di “conoscere a distanza”. razionalmente.

ma la situazione fa sì che io mi ritrovi a “conoscere” tramite l’impiego di un altro senso. e. la situazione non mi causa alcun tipo di ansia o difficoltà. una curiosità consistente e divertita si impossessa di me. e comincia a fare a cazzotti con l’agitazione indicipollicitremanti che sto tenendo a bada da prima. e sembra proprio che la curiosità stia vincendo.

così guardo molto poco. ma non mi perdo Max che cammina con le mani dietro la schiena. con falcata decisa. non sembra affatto pesare sui suoi talloni. io ho l’impressione di zompettare senza meta. (d’altra parte in questa situazione il divario tra i nostri rispettivi femori porta più svantaggi alla sottoscritta.).

arirido.

ho modo di ascoltare senza il disturbo del filtro visivo (e có ‘sta luce non vedo davvero ‘na mazza.)

la voce. bassa, grave. di quelle che sembrano quasi grattare il fondo delle corde vocali per farne fuoriuscire il suono.

mi stupisco ancora adesso, che ne sento a malapena un’eco già distorto dal poco tempo passato.

perché quel tipo di voce, le voce del legno, è tra i suoni che più mi piace ascoltare.

e logicamente dove c’è legno, l’acqua è imprescindibile. la voce è priva sfumature roche o graffianti, l’acqua la rende ancora più profonda.

lo stesso modo di parlare è intriso di legno e acqua. le parole di Max sono fluide, ritmiche. non sono dette a caso, non sono rovesciate una sopra l’altra. sono ordinate.

Max sa raccontare le storie. sa raccontare la sua storia! con le date! e io, che a volte devo pensare seriamente a quale sia il mio anno di nascita, ascolterei ore. (anche perché questo mi impedirebbe di parlare. e sarebbe un gran bel vantaggio per lo sfortunato interlocutore. ehm.)

mentre parlo ho l’impressione lievissima che le mia parole stiano rotolando. come al solito. ma questo non ha molta importanza, perché mi rendo conto di una cosa. sono proprio quella che scrive intrippi su queste pagine e riversa disegni qui e lì. non ho idea dell’effetto potenzialmente dannoso e traumatico che potrei avere su una persona che non mi ha mai visto (quanto la faccio lunga. tanto mi hai proposto tu di incontrarci! non mi assumo responsabilità! -rido rido-)

il punto è che mi riconosco. sono io e non ho paura. (di che poi?)

e il punto è che lui è proprio Max, lo stesso che scrive quei commenti cor botto. e adesso posso vederlo muovere, posso sentirlo ridere. (e la sua voce mi piace proprio tanto. si era capito?)

lo riconosco. riconosco Max.

ecco, mica potevo saperlo perché sono così particolari questi incontri. il blog manco ha un anno.

la sensazione persistente è che questo sia più il proseguimento dell’incontro. che è avvenuto su una piattaforma, tra qualche parola, tra un post e un commento.

ma in realtà si trattava di un’altro piano di coscienza. -ridacchio-

lì l’incontro, gli incontri, si susseguono senza fine.

e nemmeno oso parlarne oltre.

per quello poi è ancora più strano salutarsi e andare via. perché a un tiro di mail. di post. a un tiro. siamo già qui.

di sicuro favorisco la vista. ma non mi fido affatto di essa né l’ho mai fatto. è il mio utilissimo strumento istantaneo di registrazione immagini.

ma il tatto. parliamone. il limite del tatto non è la pelle. è molto molto molto più esterno. non sono capace di stare vicino a qualsiasi persona, indistintamente. figuriamoci mangiare allo stesso tavolo. (a tal proposito. er Clabbrese. c’ha i bucatini all’amatriciana. bboni. e quell’olietto..ok basta me sta a venì fame.)

e figuriamoci restare lì. a parlare divagando, lasciando che un sistema tiri l’altro.

mentre penso che gesticolo come un’idiota (e al contempo “machissenefrega. al massimo sparecchio.”).

mentre non posso fare a meno di ridere insieme a lui ogni volta che, negli intervalli “cruciali”, Max scoppia a ridere mentre legge. cappuccettorosso. (e di questo ne riparlerò più avanti).

emminchia è mezzanotte e quaranta e io non me ne sono minimamente resa conto.

(tempo che pubblico saranno le due passate.)

manca una cosa che volevo aggiungere.

ho visto una cosa strana.

perché poi ho potuto anche molto osservarlo Max. e l’ho visto. l’ombromino. appena sotto uno strato. non cutaneo. non corporeo. uno strato molto, molto sottile.

questo non vuole essere un regalo o un complimento. tanto più che quel disegno non mi convince molto. (ma non ascolterò questa frase. per ora.)

è che l’ho visto proprio. un Ombromino. nodoso. più muscolare ed osseo degli altri. (e questo mi pare anche parecchio ovvio.)

le mani. e i polsi. come lo spiego il flash che mi ha lampeggiato dritto nelle sinapsi?

ribadisco la serietà di queste righe. mi rendo conto che questo, detto da me, farà sganasciare fino alla lacrimazione.

sto cercando di dire che non so proprio esprimermi a parole. (tanto che rileggendo solo quest’ultimo paragrafo non ho ben capito cosa intendo dire.)

però sto pensando che se qualcosa di simile a un messaggio deve arrivare a destinazione, allora sono sicura che ci arriverà.

e. grazie.

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§ 22 risposte a Il dramma del titolo. featuring. Il dramma di tuttelecosechepotevovolevo ancora scrivere. ma che non.

  • Wish aka Max ha detto:

    No.
    Grazie a te.
    Quell’ombromino. Me lo devo studiare bene. Sì, le mani. Ma anche il resto. Chiama. Ho i brividi.
    E ora non ho tempo ma, me lo voglio rileggere questo post. Legno e acqua. Devo andarmi a riguardare il Tao Te Ching.
    E ri-grazie.

    • alle 4 e 2 persino. pensavo fossi già volato via.
      e. per adesso non dico nulla. che se parlo o penso a quel disegno rovino tutto perché si trova sempre qualcosa che non va.
      però c’è il momento preciso in cui l’ho visto che posso ricordarmelo molto bene.
      quindi. quindi grazie.
      e buon viaggio.

  • comearia ha detto:

    Allora è come me lo immagino, Max. Max in carneeossa.
    Ho divorato questo post.
    Immaginandovi. E ridendo con voi. E ascoltandovi un po’.
    E. Che bello.
    Grazie.

    • l’ho scritto riversando parole. ho fatto davvero le due passate. ho dovuto rileggere delle cose e. non ne potevo fare a meno. quando ho finito di scrivere avevo una nausea tremenda. probabilmente ho vomitato qualcosa di necessario. e non mi sono sforzata di trattenere particolari come il tremore di pollicieindici. ed è una delle cose che più detesto.

      e grazie. perché c’eri davvero. e anche Apity c’era. e non lo so. vi ho pensato davvero tantissimo a voi due.

  • apity ha detto:

    Che bello! Avrei voluto esserci pure io. In realtà sono quella di mezza, sempre. Quella che vuole esserci dappertutto, ma non c’è mai da nessuna parte. A proposito, domani o dopodomani probabilmente esco (sì, c’è bisogno di specificarlo, perchè io non esco mai). E subito mi viene spontaneo chiedermi: ci vado o non ci vado? Ma che sia chiaro, voglio esserci!

    E comunque, sì, avrei voluto esserci. Decisamente. Ho incontrato Titti, Lemm, Luci, Frugolino, il Gingeriminese. Ma mi mancate tutti voi. Kuroko, Max, Katia, Zeta, Giulia, Comearia… Tutti. Non sto a fare elenchi che sempre escludono qualcuno.

    A quando?

    • a quando eh. bella domanda. ti capita di passare per Roma? che ne so, mentre esci per fare una passeggiata..una cosa semplice. ^^
      non ascoltarmi. io ho incontrato solo Max perché per ora ho lievi difficoltà di viaggio. però però. una fuga in treno si potrebbe sempre fare.
      la mattina stavo bene. tanto da non pensare affatto che la sera/notte prima ero stata parecchio parecchio male. è ho pensato “se domani sto così non ce la faccio”. poi ho pensato domani è un altro giorno! no. sono solo riuscita ad addormentarmi sperando che la notte si portasse un po’ via. quello che non andava.

  • Iaia ha detto:

    Max ha la voce e la risata più bella. La stessa che ti ricorda i ricordi.
    Quando il suono e la sostanza restano stesi anche senza mollette perché non c’è nessun vento capace di portarli via, allora sì che si è conosciuta davvero l’anima di Max.
    E tu.
    Mi hai fatto davvero commuovere.
    Perché con le parole me l’hai fatto rincontrare.
    Oggi solo belle notizie.
    Posso gridare:
    ennnnnammo?

    e allora.
    ENNAMMMO Cììììììììì !

  • Luci ha detto:

    La voce di Max… quante volte negli ultimi mesi, leggendo i suoi post, i suoi commenti e – soprattutto – le sue mail, mi sono chiesta come sia! Io che mai avrei pensato di poter instaurare con qualcuno un legame tanto profondo e forte senza mai aver visto i suoi occhi, senza mai averlo toccato o ascoltato… Quella voce, leggendoti, mi è sembrato di sentirla. Io che ho promesso a me stessa che non la ascolterò mai se non quando ce l’avrò di fronte, per davvero. Grazie Kuroco. E sappi che è anche la tua voce che vorrei sentire e anche i tuoi occhi che vorrei vedere…

  • Claudiappì ha detto:

    Invidia.
    Strano come le persone riesci a vederle da quello che scrivono e le immagini e poi arriva il giorno dell’ amatriciana e loro sono lì, proprio come pensavi che fossero, e anche addirittura meglio.
    Invidia, ma quella buona, quella che mi fa dire “anch’io, un giorno, speriamo presto”.

    • è una sensazione che ho provato anche io quella di “un giorno, speriamo presto”.

      provare quel senso di familiarità insieme all’ “espansione” della persona che ti sta di fronte. in un colpo solo notare particolari. in 3D. questo non me l’aspettavo proprio. che forse temevo molto di essere io parecchio sfasata rispetto a quello che scrivo o al modo in cui lo scrivo.
      questa specie di stupore ancora non diminuisce però ogni giorno prende una sfumatura diversa. questa assoluta novità mi sta facendo scoprire molte cose finora insospettabili.

  • pani ha detto:

    uh! Sul colore e il suono delle voci io mi sono dibattuto a lungo. Tuttavia è la prima volta che ne sento associare una al legno. E devo rifletterci a lungo. Io ne ho trovate di ferruginose, di allumino, grige, viola, blu…ma accidenti, perché non mi è mai venuta l’associazione con il legno?

    • in effetti se non mi fossi mossa in direzione di un certo studio (cinqueelementicinesi essimili) avrei continuato ad ignorare questa associazione, non riuscendo a nominare, se non con una sfilza di parole, quella sensazione auditiva specifica. che poi la sfilza di parole non sarebbe comunque sufficiente. e nonostante questo rimane un gioco di parole irrinunciabile per me. il tentativo di descrizione del suono. indescrivibile e astratto. ma allo stesso tempo sensibile.
      e alla fine faccio come ora. un gomitolo di parole in cui mi annodo.

  • […] cronaca dell’incontro è in parte qui, e prima di complementarla con il mio punto di vista mi corre l’obbligo di aprire una piccola […]

  • angyerry ha detto:

    Kuroko ! Sei bravissima con i disegni, acquerelli… Ma con le parole lo sei altrettanto!!! E santo cielo la tua sensibilità, che si percepisce proprio sempre, anche questa volta ci ha preso perfettamente… Anche io ho amato di Max da subito due cose: la voce e il sorriso… E la voce del legno è la perfetta perfetta definizione della sua voce … Perfetta…

    • angyerry ha detto:

      E anche l’ombrimo… Con le sue mani…. È perfetto…

      • grazie. è difficile trovare parole che possano supportare questo ringraziamento. non so spiegarti quanto vale per me sapere che qualcosa sia visibile attraverso i disegni. e attraverso le parole. di cui faccio abuso quando scrivo, ricavandone dei labirinti in cui mi perdo io.
        ti ringrazio davvero tanto.

  • tittisissa ha detto:

    Sono contenta. Contentissima per te. E per Max. Quando queste cose succedono, si concretizzano, assumono forme consistenti come il legno e limpide come l’acqua.
    La voce di Max è calda e ti avvolge. E tante volte penso di chiamarlo per una parola, un piccolo consiglio, ma. Ma poi mi domando se non disturbo e desisto. il più delle volte, ma penso a lui come ad un amico caro.
    E tu, kuroko, sei meravigliosa. E di una sensibilità acutissima. I tuoi disegni, le parole, sai trasmettere i tuoi pensieri e le emozioni.
    Insomma, mi sono commossa, ecco.
    🙂

    • ecco. questo tipo di commento mi destabilizzano un sacco. però sto scoprendo che questi colpi hanno degli effetti positivi devastanti. e comincia a piacermi non capire più nulla quando mi si rivolgono parole del genere.
      certo poi vorrei essere in grado di ricambiare. però neanche questo è più fondamentale. rispondo e basta, sperando di.
      fraparentesi penso che non sia il tipo da evitare di dirti che non ha tempo di parlare se lo chiami. e penso che lo sappia meglio tu quanto può fargli piacere sentirti. e che sto dicendo. misonopersa

      insomma grazie davvero.

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