Monito: I titoli dei post si dovrebbero inserire prima di scrivere tutto il resto. perché emmóchecescrivo?

26 settembre 2012 § 12 commenti

Prima di svagare di nuovo con “aggiusto l’ultima board su pinterest” “sistemo giusto un po’ la cartella documenti” “quel cortometraggio non l’avevo ancora visto”.

Scrivere.

e non nel senso alto del termine. perché non so scrivere. e neanche importa, dopo una novantina di post indiscriminati.

dal momento che i più importanti ed esplicativi dialoghi avvengono nella mia testa senza che riesca a dare alcuna voce. senza nemmeno riuscire ad aprire la bocca. così almeno sciolgo le dita. e chissà che il cervello e la lingua non gli vadano un po’ appresso.

Un paio di aggiornamenti:

niente istituto di cultura giapponese al seguito del sorteggio [più di 25 studenti = sorteggio. chi esce frequenta. la sottoscritta non esce. (avevo scritto sondaggio al posto di sorteggio, per due volte.)].

appena accrocco il “manifesto” (che parolone) prendo la cartellina e vado ad appiccare quei quattro fogli macchiati al bar e ce li lascio per un po’ (che gentilmente mi dicono “faituttotuuu”. quindi che ne so. boh. li abbandono lì ‘na settimana, probably. pure due. magari solo una.oppure no. che sono indecisa?).

il punto è che volevo ripartire da una ricettaidiotachefacciosemprelestessecose. e mi è pure passato il contest di Cuocopersonale di settembre senza che me accorgessi.

volevo fare le cose piccole e semplici. o meglio. ricominciare o iniziare con piccoli movimenti, in modo semplice.

ma ho un sonno che mi stranisce parecchio. mi inibisce parecchio. non riesco a prendere sonno quando vado al letto. durante il giorno, come si suol dire, casco e pènno (= cado e pendo). dormo molto credo. davvero molto. più dormo e più vorrei  dormire. è un tipo di sonno che dilata il tempo, che mi fa pensare “ancora cinque minuti”, ancora quelle 3 frasi che scrivevo all’inizio, ancora qualsiasi cosa piuttosto che fare quello che alla fin fine credo di voler fare. anzi, il problema è che è un tipo di sonno che mi fa pensare. l’ente che potremmo chiamare “volontà” scivola nell’oblio. le rotelle in the brain ruotano sempre più veloce e comincia a uscirmi il fumo dalle orecchie. sono stanca senza fare un cazzo emerito. (ed è penoso scorgermi a tratti. e non voglio pensare cosa la gente vede. e non voglio pensare a cosa sto scrivendo. e non voglio proprio pensare. che stai a vedere -ironic mood- che è proprio tutto ‘sto lavorìo mentale il problema.)

ieri dopo un po’ di tempo ho rivisto il Piccolofiordedicampo. che forse si riesce a fare qualcosa di positivo. e forse trovo anche un canale per iniziare a lavorare un po’. non approfondisco ora. (però è indubbio che se non avessi passato la giornata col Piccolofioredicampo non starei qui a scrivere.)

non scrivere mi preclude una comunicazione. molto molto molto importante. e ho appena cancellato l’inizio di un paragrafo labirintico in cui tento di spiegare il differente tipo di comunicazione, tra me e le parole che mi scrivo, tra me e ogni, e Ogni. Persona? che sta dietro un commento. e già cominciava a girarmi la testa.

donc, on glisse.

più lascio passare il tempo, più mi è difficile ricominciare. per questo volevo buttare solo una ricetta, stupida stupida ricetta, che mi ha esaltata tanto. e continuavo a non riuscire, neanche in una cosa così semplice.

stasera arrivo a casa (erano le 6 e qualcosa. sono le 8 quasi.). ho guardato giù da un muretto dove c’è un palazzo che scende sotto il livello della strada. c’è il giardinetto di un appartamento al lato. un coniglio. due conigli. tre conigli. ma sulla scena ce ne sono sempre e solo due. perché il secondo arriva e corre dietro al primo che scappa ed esce di scena. e poi arriva il terzo appresso al secondo e ci sono solo loro due. finché pure il terzo insegue il secondo che esce di scena. e si grattano le orecchie come i gatti. però più come Tippete e meno come. come i gatti per l’appunto. (qualcuno mi stacchi la spina prima che peggiori.)

non voglio parlare di nodi alla gola. se mi mettessi a scrivere tutto ciò che durante la giornata penso in parole (escludendo immagini sensazioni percezioni e via dicendo) ci sarebbe una preponderanza preoccupante di verbi al condizionale. “vorrei” “dovrei” sono i più quotati, alle esatte estremità (quindi stanno schiena a schiena. basta divagation.) forse non sembrerà ma i “vorrei” sono i peggiori. sono quelli di quando sono triste (che mi prende a scrivere queste cose non lo so proprio. non mi pongo domande.) i “vorrei” pesano molto.

quindi (quindi che?) sono entrata a casa ed è schiacciante e soffocante quella mole di “vorrei”. e più penso più non agisco. e ho preso Sumire e gli ho scattato le foto nell’erba, perché dalla prima (e rara) pioggia che ha fatto, quel tugurio che chiamiamo giardino ha verdeggiato di colpo. piccoli fili d’erba e piantine. verdi. non il verde delicato primaverile. un verde brillante, allo stesso tempo cupo, nuvoloso. un verde che ha qualcosa di nero. perché tutto diventerà sempre più buio, più freddo, fino a morire del tutto. e pensare che arriverà quella stagione mi investe di un’energia strana. e non vedo l’ora che. forse è solo la discesa che fa tanto male.

continuo a perdermi di brutto mh. dopo le foto di Sumire mi rimaneva comunque in sospeso la ricetta e ci tengo troppo. neanche lo so perché. perché era “prima” o perché mi è rimasta la fissa o perché me l’ero prefissato come tentativo di. ricominciare un qualsiasi movimento.

la semplice, ennesima.

coppetta di spaghetti di riso con ke zap.

pomodorini stavolta.

gli spaghetti di riso erano già porzionati (in quelle che sono due abbondanti coppette). e si cuociono da soli nell’acqua bollente. anyway, seguire le istruzioni sulla confezione èmmejo. mentre i pomodorini saranno stati più di dieci. (in genere li conto puf.) dopo averli sciacquati ho tagliato la maggior parte dei pomodorini a metà. i restanti li ho lasciati interi.  in padella, con fiamma vivace, finché non si sono ammorbiditi un po’. e poi briglia sciolta alla salsa di soia e allo zucchero di canna integrale (ulteriore droga salutata con festeggiamenti entro le mura domestiche. dalla sola sottoscritta. tanto per precisare.). anche un pizzico di sale nel caso la salsa di soia fosse delicata. l’obiettivo è: caramellizzare (Kylie Kwong docet) i pomodorini. mescolare tutto. gomasio o semi di sesamo semplici ci stanno veriveriuell.

non ricordo se ho messo dell’olio in padella, prima di buttare i pomodorini. ad ogni modo un goccio di olio di sesamo ci starebbe davvero bene (Kylie Kwong aridocet. a casa mia ancora non esiste ma. un passo alla volta.)

mi ritrovo ad aggiungere che mi ero dimenticata: la frittatina. (unica nota di una ventina di minuti postumi: le foto le aggiungo quando ho finito di scrivere. mò che sono rientrati tutti. è finita la pace. e il continuum spaziotempo qui, è solo un termine che mi fa pensare ai film di fantascienza. chissàperché proprioloro.) un uovo, mescolato molto poco, cotto all’angolo della padella. nella foto è solo metà frittatina. perché avevo la seconda coppetta in potenza nella pentola. ho tentato di fare una sorta di omelette (omuretsu? non ricordo ma è un tipo particolare di omelette che fanno in Giappone, con il ripieno morbido che poi la aprono e l’uovo cola sul riso e che visione macabra. appena riesco a farla approfondisco. e accadrà probabilmente. mai. poiché o quando cucino non riesco a sfruttare appieno il potenziale del pollice opponibile o non so proprio cercare il problema. ehm.)

la fortuna di quei rari momenti in cui rientro a casa e madresorellafratello stanno uscendo (che mio padre lavora eddunque.). simultaneamente. un po’ di silenzio. molto banale come pensiero. il silenzio dell’assenza è davvero diverso dal silenzio dei presenti che non fanno rumore. casomai tentassero l’impresa.

ci sarebbero ancora. talmente troppe cose che dovrebbero in qualche modo trovare una via di scampo dal mio cervello. ora si è alzato solo un polverone assurdo per cui non vedo più un cazzo e non riesco a scrivere più nulla di sensato.

una tensione di miriadi di pensieri che sbattono contro le pareti, contro tutte le pareti circoscritte da quella che dovrei essere io.

e mi gira la testa, tanto.

però è calata la voglia violenta di dormire. e qualche “vorrei” ha smesso la ripetizione ossessiva.

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§ 12 risposte a Monito: I titoli dei post si dovrebbero inserire prima di scrivere tutto il resto. perché emmóchecescrivo?

  • apity ha detto:

    “Qualche vorrei ha smesso la ripetizione ossessiva” è bellissima.

    Una cosa. Io tolgo sempre la buccia ai pomodorini, perchè poi devo togliermela dalla bocca perchè mi da fastidio. Tu no? Come fai? E’ indigesta e fastidiosa!

    Poi un’altra cosa. Bleah l’uovo che cola sul riso. Odio l’uovo colante, perchè copre tutto e impasta la bocca. Mia sorella lo adora, ma io lo odio profondamente!

    Per il resto mi tufferei sul piatto!
    Sei stata bravissima. Mi è piaciuta questa composizione del piatto molto giappy.

    Ti è arrivato il pacchetto? Maledette poste! Ma volete sbrigarvi?

    • alterno momenti di pigrizia in cui mangio il pomodorino intero subendone le conseguenze a momenti in cui squarto i pomodori, li sbuccio e gli levo i semi. ehm.
      la frittata che ho fatto io è normale. non cola niente insomma. quello che dico è questo. si cuoce solo un po’ poi si toglie dalla padella e si rimescola. poi si ributta in padella e si fa il movimento di polso. non riesco a spadellare l’uovo come si deve. (quel liquido marrone non so cosa sia! a pensarci bene se detesti l’immagine dell’uovo colante potrebbe farti un po’ schifo per cui ti avverto)

      per me è indispensabile che l’albume sia cotto alla perfezione. il tuorlo mi piace molto anche liquido. c’è anche un’utilità nutrizionale nel mangiarlo così ma non me ricordo precisamente. mhhh. grazie per il complimento, non lo merito *-*

      ti avverto quando arriva. non ci pensiamo alle poste. che mi viene voglia di appiccare incendi ogni volta che vedo scritte attinenti.

      • apity ha detto:

        Sì, il tuorlo morbido e l’albume ben cotto (uovo alla coque) è l’uovo più facilmente digeribile. L’ho letto da qualche parte. Però bollito 3 minuti e non cotto in padella. Non mi chiedere la differenza.

        Comunque mi sa che domani uso i cosi per fare l’uovo iaioso. Mi hai fatto venire voglia!

      • mhhhhhh! mi sa che domani un ovetto me lo mangio pure io.

  • yliharma ha detto:

    la conosco quella sensazione di quando hai troppi “vorrei” e “dovrei” in testa e alla fine ti travolgono, sommergono e resta solo il sonno per anestetizzare tutto e non pensarci proprio. poi però quando ti svegli non ti senti in colpa? vorrei….dovrei…se solo…
    io non li voglio più sti pensieri che girano in circolo e non vanno da nessuna parte, quando spunta un vorrei ora cerco di fissarlo al muro con le puntine da disegno, mi ci metto davanti e lo guardo bene bene bene. e gli chiedo: “beh allora? sei un desiderio vero o solo una specie di aspirazione vaga e indefinita? se potessi realizzarti ORA, lo farei davvero? ti voglio, o penso di volerti?” spesso mi accorgo che no, non lo voglio davvero. tolgo la puntina, apro la finestra e lo faccio volare via. magari qualcun altro lo vorrà realizzare.
    ai “dovrei” invece dedico ancora meno tempo: se mentre li esamino mi danno una brutta sensazione, mi fanno stringere il petto e storcere il naso, allora no, vaffanculo, a meno che non siano questioni indispensabili no, finiscono proprio diretti nella spazzatura, altro che finestra aperta!

    • dannazione, servirebbero i segnalibri. capito mr uorpress?
      perché questo commento me lo devo rileggere. nei momenti in cui mi dimentico che basta osservare un po’ meglio la situazione. più che fatica, costa iniziativa. ma è sempre meglio che mollare ogni barlume di lucidità e lasciarsi andare alla deriva.

      grazie.

  • pani ha detto:

    Sumire è un bel tipetto. Voglio dire: se fossi una donna sarei anche capace di metterla sul comodino e magari giocarci pure insieme prima di chiudere la luce. Dovrebbe dare serenità.
    Sì, una Sumire farebbe bene a tutti, devo cercare la mia, magari riuscirei a dormire meglio.

    • Sumire è quella che, quando l’ho vista, ho pensato: è lei. è la mia prima. la prima che comprerò, perché è la più bella. poi ho cambiato anche spesso idea. e nella realtà la prima è stata Tamako che è quella che mi è rimasta più impressa e non riuscivo a capire se mi piaceva o no. e poi c’è Rui. e poi il problema è che non riesco a fotografarle perché dovrei fare una scheda dettagliata per ognuna ma con la videocamera non rende!

      prima di fotografarne una scelgo per bene l’outfit (che è un termine molto di moda quindi se lo uso sembro una persona seria). dopo il servizio fotografico non la rimetto subito a posto. la tengo vicino al pc e ogni tanto cambio e combino componenti. la rimiro un po’. la sistemo in vari luoghi, con varie luci.
      tutti dovrebbero avere la propria, senza ombra di dubbio, senza possibilità di replica.

  • Wish aka Max ha detto:

    Dovrei scrivere, e vorrei scrivere. Ma in questo momento il mio mood è under the shoes. Ma ti leggo. Volevo dirtelo.

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