Post senza direzione alcuna.

20 settembre 2012 § 39 commenti

Sto traccheggiando.

non c’è niente di meglio un ombromino quando non si sa come iniziare. il bello è che lo aggiungo ora, dopo aver finito di scrivere il post.

ormai non passa giorno senza che ascolti almeno una canzone di Fiona Apple. specie una di quelle tre che ormai sono un’ossessione. se non le ascolto le canto. e non conosco bene le parole. (e so essere così insopportabile quando canto l’unica frase che ho percepitocercatoletto. all’infinito. in quei frangenti l’istinto omicida di Oku viene alla luce. e siccome sono ancora viva, la parentesi finisce con Oku che canticchia quell’unica frase che conosco. la assume per osmosi.)

rimanendo coerenti con il titolo del post. è tutto il giorno che apro chiudo refresho (blhuh) la pagina “aggiungi nuovo”. e ho delle foto di coppette nella stessa cartella dei fatui perché continuo a mischiare tutto. ma la ricetta la lascio lì.

non si conclude niente qui. gli impegni ipotetici stanno puntando alla sovrapposizione selvaggia.

la porta vuole aprirsi per il vento. è bello passeggiare la sera, sotto il cielo viola di pioggia.

ieri ho visto thebrave(che mi rifiuto di dire ribelle punto.). deviazione obbligata al negozio di belle arti perché ero molto a corto di fogliecolinepennelli. era necessario svenare il portafoglio e partecipare al dialogo con la proprietaria sulla preponderanza del nero nei miei acquisti. sul fatto che se il blocchetto ci carta spessa fosse stato nero invece che bianco lo avrei preso. nero. dopo aver pagato. (posso esultare per i due euro di sconto? -esaltata-)

mi ha detto “buon lavoro”. non lo riesco ad approfondire quello che ha scatenato questa frase. superficialmente non c’è stata nemmeno un’increspatura. ma.

se vado al cinema di Frascati passo al negozio di belle arti. almeno per guardare la vetrina e demoralizzarmi un po’. e poi passo da Goa. e mi demoralizzo anche lì perché il negozio lo svuoterei direttamente dentro la mia borsa, se c’entrasse. proprietario compreso. però stavolta ho trovato un regalo per me. un segnalibro. una.

scatolina. che pensavo non fosse in vendita o costasse uno svario. e invece sono uscita con i gufi nel quadernino e il bambù dorato dentro una bustina argentata. (kin? gin? non potevo sperare di meglio.)

ma come mangio i pop corn io non li mangia nessuno? perché va bene fare la follia di non prepararsi i poppicorni (che in italiano si dice così. anche poppipoppi volendo. perché quando li mangi ok basta.) dicevo. non prepararseli a casa e decidere di arricchire ulteriormente il cinema. prendendo il maxi in due. però finisce che Oku mangia i popcorn uno a uno e io a manciate. e alla fine del film lui esce provato da questo scontro poppicornico. mentre io voglio la mia piadina. (perché a Frascati coi mezzi nun ce s’ariva. e io volevo andarci lo stesso per la mia piadina. e poi c’è Goa. e ilnegoziodibellearti.)

e quindi ti ritrovi in piadineria. con Oku che non voleva mica tanto mangiare. ma ti pare che poi una piadina non la mangi (piadina. è ina. che vuoi che faccia? -tenta di ingannarsi-). due bottigliette d’acqua perché se lui preferisce l’acqua minerale. io preferisco quella naturale. e dati la lotta contra popcornum (qualcuno mi fermi) una sola birra. rossa. in due. e una piadina per uno. e dopo una mezz’ora ce ne stava pure una terza da dividere.

e scopri che c’è un altro motivo per tentare la traversata autobus-ventiminutibyfeet. perché al bar Roma hanno le pastiglie leone. e ne hanno tante tante di quelle che nei pressi non le trovo. e con polarstrong assenzio e tèverde sono felice.

discussioni. le discussioni in qualche modo centrano sempre (o c’entrano? non lo capirò mai.)

questo apparentemente non centra (c’entra????) nulla. però ci rientra cronologicamente e questo è già tanto. e quello che frulla nella testa da troppo deve essere applicato in qualche modo.

ritornando a Fiona Apple che fa da sottofondo al tentativo ennesimo di sistemare il desktop. più drastico stavolta. perché non si riordina nulla. e dentro una cartella ne trovo altre dieci. e mi viene il mal di testa. e “ma come cazzo ho fatto ad ammucchiare tutta ‘sta roba???” (anche se nella mia testa dico “robba”.). e tutto questo mi sa troppo di similitudine quindi mi tappo le orecchie e chiudo gli occhi. e giro pure la testa. perché in effetti non ho bisogni di questi occhi per guardare la realtà. anzi, se blocco tutti i sensi va a finire che vedo e sento di gran lunga meglio.

è il sonno che mi fa scrivere queste cose (vero Pani?).

turn up the volume.

per qualsiasi correzione. per la necessaria rilettura. obviously. rimando a domani.

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§ 39 risposte a Post senza direzione alcuna.

  • Wish aka Max ha detto:

    Ti è consentito usare robba (la mia anima di accademico della crusca è stata tramortita da quella che vive nei bassifondi della Capitale -cfr Adelphimicacazzi, op. cit.-), solo se continuerai a dire contra popcornum. Anche se l’anima latinista, prima di essere atterrata con un uppercut, aveva iniziato una disquisizione sul fatto che, prendendo spunto da “castra”, forse è più appropriato “contra popcorna”. Te lo lascio come spunto di riflessione.

    Gli ombromini sono la mia passione. È ufficiale. E il sole che mangia la pastiglia leone è geniale. E tu sei geniale. Quando, come negli ultimi post, lasci andare la vena creativa a briglia sciolta, sia nello scritto sia nel disegno, leggerti diventa un piacere immenso. Denghiu. Te lo dico alla Biscardi per non farlo suonare melenso. Ma viene da dentro. Da giùggiùggiù.

    • prendo appunti perché contra popcornum mica mi piaceva molto. e a certi livelli proprio non ci arrivo.
      il sole che mangia la pastiglia leone. è una interpretazione cui non avevo affatto pensato. nella mia testa quello è tutto zucchero. anche il tizio con gli occhi e la bocca. dovrei concentrarmi un po’ potrebbero uscire cose interessanti.
      io avevo un leggero timore che this post provocasse un vago malessere e varie interruzioni della serie “no, non ce la faccio a leggere ancora”
      e quindi sono pure piacevolmente sorpresa. Denghiu a te.

  • alessandro ha detto:

    troppo bello l’ombromino, ciao.

  • pani ha detto:

    uh! Dopo questa notte insonne ci voleva una lettura come questa, per far venire appetito e stimolare il movimento.
    I poppicorni sono esseri strani e li odio quando non esplodono e te li ritrovi fra i denti, duri come pallini da caccia.

    In quel disegno dell’ombromino pare che ci sia un diluvio di luce, o no?
    Viene quasi voglia di spalmare la crema protettiva sull’ombromino

    • ahhhh! ho rischiato non so quante volte di scheggiarmi un dente con quei dannati chicchi! quando finisco i poppicorni però me li vado a cercare quei pallini da caccia. e comincia una lenta battaglia tra loro e i miei molari. però quando ti attaccano all’improvviso sono davvero insidiosi.

      dannazione si scotterà. conoscendo poco la loro provenienza non è difficile immaginare la loro delicatezza epidermica (però non sono sicura che siano forniti di epidermide…). devo provvedere.

  • pani ha detto:

    macchè…ho il sonno delicato. Se mi addormento e qualcuno o qualcosa mi sveglia dopo dieci minuti, puf…sono carico e non prendo più sonno.

    • mi piace questa immagine ^^
      avresti la sveglia puntata lo stesso con la colazione di kiki i think. anche lei chiama e si contorce a ore prestabilite?
      (quanto vorrei un gatto potrei incavolarmi dopo essere stata svegliata per il suo rancio..)

      • pani ha detto:

        uh! Se ricordi c’era un gatto che mi svegliava suonando il campanello. E pure Kiki, che non vuol saperne di dormire in casa ma ogni tanto si appollaia sul davanzale e comincia a miagolare come se stessero togliendole i baffi. Ora è un po’ tranquilla, forse è in menopausa, anzi no. Forse sta invecchiando. Ma quando comincerà a far freddo temo che si metterà a cantare di nuovo.

      • il gatto vandalo suonatore di campanelli lo ricordo! uhmm kiki canta quando fa freddo. devo segnarmi queste informazioni preziose.

  • pani ha detto:

    sì, canta quando fa freddo. E per questo la chiudo in cantina. Ma ora è cambiata e non vuole nemmeno più stare in casa nella sua cuccia. Sono proprio curioso di vedere se la rifiuterà anche durante il rigore invernale.
    Il gatto vandalo non riesce più a suonare perché ho intralciato il suo cammino. Credeva lui…

    • chiusa in cantina!! mi sembra una favola dei fratelli grimm. o una sitcom su una famiglia americana..
      altrimenti chiamavi la degattizzazione. ma è una mossa crudele ed estrema. è solo un gatto un po’ ribelle X)

      • pani ha detto:

        ho provato a tenerla in casa ma quando vede che tutti vanno a letto, dopo dieci minuti si mette a miagolare e allora devo farla uscire.
        Quando sente che siamo dormendo inizia a cantare sul davanzale. Quindi…piuttosto di reciderle le corde vocali preferisco chiuderla in cantina, al caldo

      • ha quel tipo di abitudini che a primo impatto non posso che definire adorabili. ma se per anni ti ritrovi la sirena che miagola nei momenti più delicati del sonno.. la cantina mi sembra una soluzione ottima. anche poetica, non so perché

      • pani ha detto:

        può sempre bersi un goccio di quello buono e scaldarsi. Ma la mia gatta è poco incline a lasciarsi andare

      • mhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh. è proprio un’ingiustizia. se ero al suo posto avrei saputo bene come profittare della situazione..

      • pani ha detto:

        beh, puoi sempre venire sul mio davanzale a miagolare. Ti prendo per il collo, ti porto in cantina…se vuoi ti lascio anche la luce accesa così puoi disegnare gli ombromini. Però c’è un po’ di umidità, forse anche troppa. E’ una cantina vecchia, mio nonno durante l’inverno ci metteva le galline

      • ahhhh pure le galline! c’è qualche bollina magari? mi piace l’idea. devo farmi una scaletta musicale. con che canzoni Kiki allieta le giornate? (coma la cicala e la formica..se tu la formica Pani?)
        e mi porto un po’ di forme di caglio a questo punto. chissà che non venga fuori un buon formaggio. e quaderni e quaderni per gli ombromini. non amano i luoghi troppo bui ma l’umidità non li infastidisce. e se c’è la lampadina allora è perfetto.

      • pani ha detto:

        è anche piuttosto vecchia e malconcia, eh? Ma la bollina cos’è? E poi, la mostra nel bar com’è andata?

      • niente mostra ancora! -rimpicciolisce- la devo fare perché è diventata proprio una questione di principio. però ora mi sembra di essere inopportuna. devo darmi un termine altrimenti posticipo ancora..
        la bollina mh. uno dei primi post era sulle bolline. gallinelle bianche immaginarie. per ora. https://kurokorecipe.wordpress.com/2012/01/31/731/

      • pani ha detto:

        allora terminizzati, che aspetti? Bisogna sempre darsi dei termini. Poi non è necessario rispettarli.

  • niente mostra ancora! -rimpicciolisce- la devo fare perché è diventata proprio una questione di principio. però ora mi sembra di essere inopportuna. devo darmi un termine altrimenti posticipo ancora..
    la bollina mh. uno dei primi post era sulle bolline. gallinelle bianche immaginarie. per ora.
    https://kurokorecipe.wordpress.com/2012/01/31/731/

    guarda che trafiletto illeggibile uff

  • sarebbe quello lo scopo dei termini. non rispettarli. uhm dunque. per giovedì prossimo dev’essere tutto pronto. foglietti cartellone e richiesta al bar. (sono di manica troppo larga forse. uhm uhm.)

  • pani ha detto:

    giovedì prossimo è il giorno giusto. Sì, Sì.

  • comearia ha detto:

    Ho adorato lo spaccato di quotidianità.
    E il fatto che svuoteresti il tizio del negozio nella borsa mi ha fatto ridere un sacco.
    E l’ombromino che guarda il sole. O il sole guarda l’ombromino?
    E. Se ci pensi ci dicono sempre di non guardare il sole. Ma, caspita, perché non dovrei? E’ luce pura. Perché non dovrei guardare la luce pura? Ma, soprattutto, perché la luce troppo intensa dovrebbe fare male? Fa male, in effetti.
    E’ assurdo.
    Uffa.
    E ho voglia di piadina.
    Ma soprattutto uffa, perché dopo le riflessioni assurde “uffa” è necessario.

    [non ho tempo, devo risponderti anche di là. appena riesco scrivo. ma caspita. voglio 50 ore/day]

    • quello è un altro punto cruciale. la luce assoluta fa male perché noi non siamo luce assoluta. c’è sempre l’ombra che ci compone. e a prescindere se uno sceglie la luce o l’ombra. io voglio ancora eliminare la parte che non mi rende “assoluta”. e che quindi ritengo la mia prigione. ma se non ci fosse quella componente, che mi contiene e non solo, io non esisterei. perciò non ha senso. capriccio ridicolo.
      U F F A.
      voglio la piadina anche io. ci stavo pensando proprio poco fa. a dirla tutta è stato il mio stomaco a pensarlo. “piadinaaaaa” gridava.

      50 ore al giorno. le vorrei e allo stesso tempo so che riuscirei a sprecarle (mi gira in testa la giornata di oggi e mi devo riprendere ancora.) preferisco la scusa di avere poco tempo per ora. sciaguraamme.

      • ma lo sai che io mica lo so se è il sole che guarda l’ombromino o viceversa? l’avevo quasi dato per scontato il viceversa. e invece non è scontato. manco per niente.

      • comearia ha detto:

        A me viene sempre in mente Pascal: “Noi siamo un nodo indistricabile di miseria e grandezza: egualmente capaci di ignorare in modo assoluto e di conoscere con assoluta certezza.”
        Ugualmente incapaci di essere solo luce e di accettare la necessità dell’ombra.
        Mh. Non volevo il momento cultura [*plin plon: momento cultura* è una cavolata fra me e Marta, lasciamo perdere], è solo che quella frase l’ho scritta sul muro della mia camera e quindi ce l’ho sempre sotto agli occhi.

      • Wish aka Max ha detto:

        Ha perfettamente senso, qualora non ti limiti a considerare questa vita. Pensa in termini quantistici. L’ho detto anche oggi da Iaia, a proposito di intrecci di commenti.
        🙂

      • inevitabili i commenti a scrigno.
        non lasciamo perdere il momento cultura! mi intriga questa cosa. (e plin plon è una necessità vitale.)
        morale della favola mi gira la testa ma dovrei scrivere un post per non continuare a scrivere spropositi.
        non so più se tatuarmi nel cervello la frase di Pascal o la tua prosecuzione. dilemmi.

        il senso ce l’ha, mh? per questo allora continuo a vederla come una cosa razionale e ben radicata. il problema è il capriccio che ci germoglia sopra. per spiegare in senso stretto stretto “voglio quello che voglio senza fatica”. e questa frase potrebbe pure essere perfetta. purché la si interpreti nel giusto modo. e sono propensa a fare la vaga quando devo guardare qualcosa perché so che non va. se la guardo poi non ho scuse per non cambiarla. e mi sa che non si capisce molto.

      • Wish aka Max ha detto:

        Credo di intuire (capire è una parola grossa) cosa hai in mente. Voglio quello che voglio senza fatica è giusto e perfetto. Ma non di questa vita, ahimé. O meglio. Raggiungendo uno stato coscienziale superiore, dove si riesca effettivamente ad avere una visione unitaria dell’universo (tu e comearia dovreste leggere “Il Tao della fisica”, se interessate ho disponibile la versione ebook in formato a scelta, fischiare per avere), cioè l’esperienza dei mistici orientali che si sintetizza nel “sentire crescere un filo d’erba”, raggiungendo quello stato si dovrebbe riuscire a minimizzare l’ombra per avere la quasi totalità di luce, e quindi il voglio quel che voglio senza fatica si può effettivamente realizzare. Il punto è che per raggiungere quegli stati serve tantissimo lavoro e applicazione.

        Per quanto attiene al fare la vaga comprendo che è meglio non guardare piuttosto che scatenare il tormento che genera la voglia di modificare e il lavoro di modifica. Perché guardare significa anche introiettare, e proiettare all’esterno la PROPRIA visione. E allora, in caso di carenza di energia, meglio non guardare affatto. E aspettare di ricaricare le batterie. 🙂

        Starei per ore a speculare e ragionare dell’infinito. E di noi, caccole nell’infinito.

      • (ma lo sai che quel libro io l’ho comprato eh. ancora non lo leggo perché. non lo so. faccio molta fatica a leggere ultimamente e mi dispiace davvero tanto. frose se ricominciassi con lunghi tragitti e lunghe attese metroautobuspanchine riprenderei quel ritmo di prima. ora quando leggo mi sembra di perdere tutte le parole. potrei non chiuderla mai questa parentesi quindi, prima che sia troppo tardi)

        intuisci bene anyway. guardare e poi distogliere lo sguardo scatenerebbe un disastro. se guardo poi deve (devo) cambiare qualcosa. è illogico aspettare di “essere perfetti”. però non posso nemmeno buttarmi con la certezza di cadere. perché cadrò. e non posso buttarmi con la certezza di cadere. perché cadrò. i pensieri fanno perdere l’equilibrio. (la sento pure troppo spesso ‘sta frase però è semplicemente adeguata.)

        caccole nell’infinito..poeticomico X))))) mi crogiolo nell’immagine ancora un po’.

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