Tik Tik Tik. fa caldo. notizie non richieste about ferragosto.

18 agosto 2012 § 10 commenti

Sono in ritardo.

-canticchia- 

devo recuperare qualche vecchia scartoffia e alla svelta prima che il caos mi sommerga.

sono andata ancora in bici il 15. ora riesco persino a fare le discese. appurato che non è vietato usare il freno mentre si scende. mentre si sale si potrebbe rischiare la multa. ma sono temeraria. ho anche tentato di frenare in salita.

sono giunta alla conclusione. anzi sarebbe più giusto dire che la conclusione è giunta a me dal momento che non riesco a scrollarmela di dosso. la bici si chiama Rocky. Frank’n’ Furter’s tone -parte la colonna sonora-. (no rockibalboa grazie. ripetendolo convintamente “norockibal boa”). ora, il fatto che la marca sia rockraiderrr o simile. non centra nulla. vabbè è logico che centra. c’entra. la marca mi ha suggerito qualcosa, che fastidio. in ogni caso vorrei sgrattugnare alcune scritte. per appiccicare degli adesivi di totoro. che non ho ma non è questo il punto.

ogni tanto rischio di proiettarmi sull’asfalto. data la lentezza con cui vado sarebbe comunque una lenta caduta. quasi un rallenty. Oku mi prende in giro sorridendo. anche Nonoko contribuisce volentieri. ma uffa. Oku ha iniziato a pedalare su salitediscese in tempi remoti. Nonoko va in bicicletta da prima del confezio namento. mi serve tempo eh. che nel mio caso si tratti di un intervallo eonico. mica è colpa mia. mi disegnano così.

(si sarà capito che oltre alla bici, Nonoko apprezza molto le pastiglieleone. alla fragola.)

meritano una nota particolare i campi d’Annibale. appena faccio quella rapina che da molto progetto mi compro una macchinetta fotografica. o magari due. più una polaroid. e l’iphone. così da fornire il giusto approfondimento visivamente documentato. andare in bicicletta lì riesce a tranquillizzare persino un’incapace come me. sono riuscita anche a staccare gli occhi dal manubrio per dare qualche fuggevole occhiata mentre ero in movimento (mentre ero in movimento!!! urràpperme.) che è davvero una grande traguardo. poiché mi rendo ben conto del grande errore che faccio mentre pedalo: non riesco a tenere il manubrio fermo. faccio sempre dei piccoli movimenti e tremolo. e si può ben immaginare come, specie in discesa, questa sia una cosa pericolosa alquanto. non ho capito se è una questione legata alle mie famigerate bracciadeboli (famigerate. forse qui no. è ora di famigerarle.) che non tengono la contrazione muscolare necessaria. oppure se è proprio un problema di consapevolezza nervosa. sono più propensa alla seconda ipotesi diciamolo. però non è un buon motivo per. per?

(hhhotpatuuutiblesmaisoooul ahirillilooovdetrokenroooll)

un’altra nota che qui stiamo parlando sempre di mercoledì 15 ma poi ero stanca e sono andata al mare ed ero distrutta. e non ho scritto il post puf. sempre fedele alla mia mollezza.

(notare la disarmonia fotografica di questo post.)

l’altra nota particolare dicevo. il Ristorante dei Laghi. che, come si sarà forse intuito, la mia famiglia ha gran piacere e curiosità nel cenare o pranzare fuori casa. io e mia sorella in particolare siamo cresciute tra ristorante cinese e taverna abbruzzese. e proseguendo con nostro fratello, tra pizzerie e ristorantini vari. scoprire posti nuovi e particolare è un’interesse che sembra caratterizzarci molto rispetto ad altre famiglie quineipressi. spaziamo. non cerchiamo per forza niuvell chiusin e chicrestoròòònt. va bene anche la fraschetta da giggi er panza. ciò che attrae e fa venire voglia di ritornare in un posto è la cura e l’interesse di trasmettere ciò che si è tramite il cibo. i posti che preferiamo toccano infatti varie tipologie. non è scontato che il ristorante modernocostoso abbia questo interesse come non è affatto vero che ad Ariccia una fraschetta vale l’altra. (sarebbe più corretto dire “valga l’altra”. ma che brutto però. sembra una malattia. “mi è venuta un’unghia valgalaltra, che pomata potrei metterci?” blhue.)

mi disperdo con una facilità impressionante ajourd’hui. siamo andati il 15 agosto a cena. al Ristorante dei Laghi. è un’altra di quelle realtà che vengono lentamente strozzate dalla situazione attuale. ma più che altro dall’idiozia dilagante (che sembra poi trovarsi davvero a suo agio nel paese dove vivo, più che altrove). insomma devo almeno linkare la pagina della pinsa. directly directly. e partiamo pure con le specificazioni: a qualità/prezzo è uno dei posti più equilibrati che conosciamo. carne pesce e piatti unici. pasta senza glutine che si può richiedere direttamente sul luogo. varietà di verdure. funghi autoctoni. lo stesso ambiente è speciale. una villa degli anni ’30 (Villa Parisiana, per l’appunto) di cui è stata mantenuta la struttura, con variazioni minime. l’arredamento anche è stato mantenuto.

il cuoco sembra un pirata. credo cammini con l’ausilio di un bastone ma per me è una gamba di legno. la sua espressione facciale è un perenne arrrrrr.

il proprietario invece. mi piace sentirlo parlare. ha una strana eleganza e nel tono della sua voce si sente quel piacere di chi ha trovato il tentando costantemente di realizzarla, con i propri tempi e le proprie capacità. questo per me è qualcosa di impagabile. ci si accorge anche di quell’insod disfazione, di quella rabbia non ancora esplosa, un tono disincantato di chi percepisce questa decadenza graduale e nota come ciò intacchi il proprio lavoro. un tono di chi non intravede un modo per uscirne a breve. vorrei descriverne anche la stretta di mano. sono l’unica a tenere in grande considerazione questo gesto? ogni volta parte in automatico l’analisi della stretta e mi sento investire da una serie di informazioni. sensibili direi, mhhh forse prima o poi tento di metterlo in parole.

puf. il disegno non gli somiglia affatto.

praticamente questo è il ristorante di cui ho parlato di più. forse perché lo considero in una posizione più sfavorevole (il che è tutto dire) e questo mi dispiace davvero molto. urgono più approfondimenti on various locali. che come ho già accennato qui e lì la mia più grande preoccupazione quando trovo un posto che mi piace tanto è proprio che esso chiuda. per cui parlo a pressa ogni volta che mi capita l’occasione. per costringere le persone ad andarci, è questo il mio scopo!!! -sogghigno-

mi sono svegliata alle 13 e 30. ho fatto un brunch con lattediriso e biscotti al cioccolato. per cui ora faccio merenda  con un po’ di melanzane grigliate. ma anche no perché mi è passata la fame. buon caldo a tutti.

collapse.

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§ 10 risposte a Tik Tik Tik. fa caldo. notizie non richieste about ferragosto.

  • comearia ha detto:

    Allora. Adesso me lo rileggo e scrivo ciò che mi viene in mente passo-dopo-passo. Sennò qua mi perdo e non si capisce nulla.
    Come al solito, insomma.

  • comearia ha detto:

    Il secondo. Il secondo disegno mi piace tantissimo. Mi sa un po’ di Schiele.

    Aggiornamenti ciclici. O biciclici. O. No, dai, ciclistici è troppo banale.
    Per quanto ne so, le braccia si rafforzano un sacco, andando in bici, soprattutto quando fai le salite e ti alzi sul sellino. Io pedalo tutti i giorni, e ho due spelle, e due bicipiti, e due avambracci, che sembra vada in palestra a sollevare i pesi. Quindi non è solo insicurezza, non del tutto, per quello che posso saperne. Magari, chissà, fra un po’ avrai anche le braccia, di marmo 😉

    Le tue recensioni mangerecce mi piacciono sempre tantissimo. Ne sto raccogliendo d’interessanti. E no, non sei l’unica a porre molta attenzione nella stretta di mano. Sono convinta sia il nostro primissimo biglietto da visita.
    Detesto le strette di mano molli. Proprio le detesto. Cioè, ti boccio in partenza, addio, ciao. Sono un tantino categorica, eh? Però, ecco, io sono per la stretta di mano decisa. Ho dovuto modulare la decisione della mia, di stretta, perché i maschi si sentivano colpiti nella loro virilità.
    Però, ecco, almeno sulla stretta di mano sono una persona sicura.

    Mangiare a orari prestabiliti è sopravvalutato. 😉

    • oddio Schiele!!! qui si esagera. no davvero non facciamo questi commenti che mi monto la testa -ride-

      sono per ciclici o biciclici. la prossima volta scrivo proprio così. tutti e due i modi per non far torto a nessuno.
      bene. dunque mi devo buttare in strada appena riesco a non buttarmi sotto una macchina. braccia di marmo, si.
      un biglietto da visita, esattamente. le strette esitanti, mollicce, magari pure a mano sudata. bluhea. sono categorica anche io su questo punto (sulla mano umida ok. ma non su quell’abbandono molle. si chiama stretta di mano STRINGILA LA MANOOOO!! mi fa perdere le staffe.) probabilmente in un primo periodo avevo una stretta molto incerta. mi intimidivo e non sapevo quando stringere la mano, preferivo evitare a priori il contatto. ora sentire stringo per prima. è proprio un saluto. piacere, senti come stringo la mano e prova a capire qualcosa di me, mi sto presentando. e sentire la risposta di una mano viva è davvero importante. ho giocato anche io con la stretta. chissà se qualcuno si è sentito attaccato XDDDD
      sono proprio d’accordo. mi è capitato al mare di sentire la frase “dai, è l’una dobbiamo andà a mangià” in realtà mica è un obbligo. se non hai fame non mangi che stai pure in spiaggia e fa caldo e ti tieni leggero. un po’ come la domanda appena dopo pranzo: ” che mangiamo a cena?” il primo istinto sarebbe di rovesciare il tavolo o gettarsi dal balcone perché non c’è proprio modo di pensare a cosa voglio mangiare se non voglio mangiare perché ho appena mangiato.
      che periodo. semplice semplice.

      • comearia ha detto:

        L’estate è una dannazione.
        E caspita, il programmare il pasto seguente. Come quando al mattino vai a far la spesa e ti dicono il “menù” dei prossimi due giorni, così sai cosa comprare. Io che, ora che sono a casa da sola, improvviso cene e pranzi e colazioni con quello che trovo in giro. Senza orari.
        Quando il resto della famiglia tornerà, sarà una doccia gelida, immagino.
        Motivo in più per trovare un lavoro full-time quanto prima. La convivenza logora i rapporti, soprattutto quelli che funzionano un po’ a fatica.
        In realtà sto pensando di andare a lavorare a londra per un… diciamo tre mesi. I need a change. E voglio un cavolo di spazio mio.
        E voglio quella solitudine che non fa male, quella solitudine che è responsabilità di se stessi.
        Ma cosa c’entra tutto questo qui, ora. Bah. Probabilmente le schede di chrome si fondono un po’. Sarà il caldo. Allora ecco ti dico che sto anche cercando ispirazione per una mousse al cioccolato e devo decidermi se panna o non panna, uova o non uova. Anche se quella molecolare con solo acqua m’ispira parecchio.
        Ecco. Io non volevo vaneggiare nei tuoi commenti.

        Dopo quel breve excursus sulle strette di mano avrei voglia di conoscere una persona solo per stringerne una.

      • vedi tutto sommato lo stesso blog esiste al solo fine del vaneggiamento. e tutto ciò di cui parli viene fuori automaticamente. manco lo avessi chiesto. perché un posto, una casa, la solitudine positiva, la responsabilità è qualcosa in cui mi dibatto dagli ultimi anni delle superiori. e continuo a vederlo un traguardo difficile. 3 anni a londra..mi sembra un proposito magnifico.
        bè. mi intriga codesta versione molecolare con sola acqua. se Max leggesse una cosa simile avrebbe un collasso ^^
        è vero eh. viene voglia di fare esperienza sul campo.

      • Wish aka Max ha detto:

        Il mio povero cuore… Siamo già alle colture idroponiche preconizzate da Asimov? 😆

      • ti spolvero una fetta di guanciale sotto il naso?
        mi sta ritornando la fame così. X))))

      • comearia ha detto:

        Guanciale? Facciamo una mousse molecolare di guanciale! Servita su sfoglie di cioccolato. Dite che no? Uffa.

        [Comunque, alla fine è stata una goduriosissima mousse cioccolato&panna. Ottocentomilacalorieproprio.]

  • pani ha detto:

    Nonoko. Uhm…dove si trovano queste Nonoko?
    Caspitina, ci ho perso la vista a leggere. Devo aumentare il carattere o spedirmi tutto su il kindle.
    I tuoi progressi in bici mi fanno venire voglia di spedire al macero la macchina ed iniziare a muovermi solo con i piedi e le due ruote. Sarebbe un ritorno salutare ed economico.
    Il tavolo 10, visto così, pare quasi l’arca di Noè

    • le Nonoko in realtà sono pinky:st (che sta per street). e si trovano in una minigiapponeria a roma. e su internet. e alle fiere del fumetto. e sono folle della loro smembrabilità.
      scendo volentieri a patti con le discese che non mi terrorizzano più molto. ma le salite rischiano di diventare un ostacolo consistente. avrei bisogno di un allenamento intensivo specifico se voglio sfruttare al massimo Rocky.
      continuavo a far poggiare quella forma geometrica su ogni lato, rotolandola a scatti. non perdeva l’equilibrio ed aveva particolari spigoli rotondi che mi impedivano di darci un taglio..

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