Improprietà di linguaggio e altre divagazioni.

14 agosto 2012 § 14 commenti

Agglomerando indiscriminatamente.

questo è il mio lividodabici Jeffry, che vi saluta.

domenica sono andata ai pratoni del vivaro, ampia distesa erbosa, a tentare di fare qualche giretto incerto e tremante con la bicicletta. ancora orfana di nome.

sono una pippa. da piccola andavo sulla bicicletta una volta a settimana grassochecola, durante le stagioni non piovose. sulla terrazza di mia nonna. con le rotelle. sarò andata seriamente in bici due volte in vita mia, di cui una un paio d’anni fa a igea marina/bellaria near rimini. rischiando di porre fine alla mia esistenza in un paese in cui TUTTI sanno andare in bici. e quindi rischiando di porre fine anche ad altrui esistenze.

avrò girato si e no mezz’ora? prima di rischiare di ammazzarmi giù per un pendio (a quanto pare ho paura di frenare). dopodiciò si è allentato il sellino. per cui ho dovuto smettere nell’impossibilità di adeguarmi ad un sellino che scivolava avanti e indietro tentando di disarcionarmi. (e se non riesco ad pedalare decentemente stando seduta figuriamoci senza sedermi). non è comprovata l’appartenenza di Jeffry a questa vicenda in quanto egli è un livido da bicicletta, essere leggendario che, come Oku mi spiegava, appare dopo essere andati in bici. si accompagna sovente ad eventuali graffi sangue e contusioni, delle quali è impossibile individuare la causa specifica. sospettavo che Jeffry fosse di questa pasta (questa parte mi diverte molto lo ammetto. ho sempre avuto una certa simpatia per i lividi e i taglietti.)

(disegni osceni. non mi somiglio per niente. e non conosco vergogna.)

potrei sorvolare sull’esperienza onirica della serata domenicale. ma non lo farò. poiché c’era un evento che si ripete da alcuni anni ai pratoni. by associazione ATA (associazione tuscolana di astronomia) c’è un sito forse? yes, this one. una serata sotto le stelle. punto ristoro, punto crepes, punto planetario itinerante, punto telescopi e punto tribuna con presentazioni. intermezzate da un trio bluesuona tore. data la nuvola di fantozzi che mia madre si porta dietro (che appartiene per via ereditaria a noi figli. anche se in minor parte grazie alla mitigazione di mio padre) il cielo era nuvoloso e fosco. oltre alla suddetta nuvola, fattivamente è più probabile che io veda un UFO piuttosto che una stella cadente che viene avvistata da decine di occhi. sarà perché sono nata proprio il 10? questo genere di situazioni le passo in uno stato di rassegnazione tra il malinconico e il divertito, circondata dagli “ohhhhhh” “io ne ho viste 18” “guarda quella!” questa volta è durato tutto molto poco per via dell’avanzata nuvolosa.

donc, dopo la cena al puntoristoro e la presentazione nel planetario gonfiabile (veri interesting) ci siamo spostati (papàmammapiccolofratelloOku) verso i telescopi dai quali si vedeva ben poco. in più l’umidità micidiale tipica del luogo aumenta il livello di difficoltà causa condensa e appannamento sulle lenti dei telescopi. e la gente si sdria per terra. con un asciugamano. per terra. adesso, che io possa idealmente essere capace di sdraiarmi per terra anche aspettando la metro all’anagnina è un conto. nell’eventualità, dopo mi lavo e amen. ma l’umidità che ti si infila nel midollo anche se stai sulle tribune a 4 metri di distanza dal suolo. e ti vai a sdraiare con un lenzuolino tra te e l’erba. mi sembra più una goliardica espressione di masochismo. o una cogliona espressione di esibizionismo. in ogni caso questa volta però eravamo ben muniti di maglioncini giacche e coperte. il che mi ha portato a sdraiarmi usufruendo delle gentili ginocchia di Oku per guardare il cielo, ascoltando la presentazione intermezzata dalla musica. il che mi ha sospetta bilmente portato ad una condizione di galleggiamento in cui sentivo la musica che si legava al sonno e il cielo sbiadiva alquanto. la presentazione poi chi se la ricorda -ride- . ci siamo spostati per un caffè e siamo ritornati agli spalti. c’era un’altra presentazione che ho pensato, prima di approdare nuovamente alla dimensione del galleggiamento obnubilante, sarebbe piaciuta a Max. qualcosa riguardo alla ricerca di forme di vita, alle probabilità solamente nella nostra galassia, a ciò che si intende o ci si aspetta per vita e le difficoltà estetiche del caso, alle tempistiche in cui potrebbe essere già avvenuto un contatto, all’ipotesi non trascurabile del “se anche ci fossero altre forme di vita intelligente contattabili potrebbero non avere intenzione di comunicare con noi”. come dargli torto. io non ho molto piacere a incontrarmi.

Volendo fare un bel putpurrì (che scritto così. èmmejo.) infilo pure una ricetta senza tante cerimonie.

e qui la faccenda si complica perché questa ricetta che rasenta la banalità mi ha generato svariate dimensioni di delirio che non centrano assolutamente nulla con la pappardella quassù. a partire dal nome della ricetta.

zukkini donburi.

e si noterà subito il motivo dell’improprietà: non si può usare la dicitura donburi perché indica la ciotola di riso, non di cous cous.

insomma è semplice couscous con le zucchine. poste al di sopra del cous cous invece che mescolate. esteticamente incontra i miei gusti. gustativamente è meno adatto per via della consistenza mallopposa del dettocuscus.

Cercherò di rendere meno dolorosa l’agonia passando direttamente alla ricetta:

ho un momento di panico. la ricetta è di qualche giorno fa e non mi sono segnata un bel niente. devo fare mente locale.

cous cous per 4 (se non erro. ehmehm. comunque per quantità/acqua si seguono le indicazioni della confezione.)

lo adoro perché raddoppia. in maniera sconvolgentemente veloce.

per il condimento: 4 zucchine (tagliamo la testa al toro), 1 cipolla bianca, 5/6/7 pomodorini a seconda del proprio gusto, sugodipolpadipomodoro (dannazione come si chiama???) passata ecco, passata, circa mezza tazza ma dipende sempre dai gusti, pepe, sale, olio.

mentre il cous cous in due mosse si prepara da solo, ci si occupa del condimento. si tagliano le zucchine a fette e si buttano in padella con la cipolla tritata. per non far attaccare si aggiunge un acqua secondo necessità. premettendo che in genere cuocio la verdura molto poco. a quella che potrebbe essere media cottura potrei già toglierle e mangiarle. per cui diciamo che: quando le zucchine raggiungono la media cottura aggiungere la passata di pomodoro il sale e il pepe. tagliare i pomodorini a metà e aggiungere anche quelli. lasciar ridurre un po’ e togliere dal fuoco anche dopo un paio di minuti. o far cuocere ancora se si preferisce. aggiustare si sale e pepe. sistemare il cous cous in una ciotola e versare il condimento on the top. aggiungere un filo d’olio.

oppure. buttare tutto il condimento nella pentola del couscous o tutto il couscous nella padella del condimento e mescolare in preda al raptus.

livello papillogustativo è meglio la mescolanza. che il cous cous da solo si ammalloppa troppo. mescolando si lega indissolubilmente al condimento e mi sta venendo fame.

ora ho degli affari importanti e segretissimi da sistemare. niente the sims, niente serietivvù, niente fumetti, niente libri, niente divagazioni (qualcuna postuale si) finché non termino. o finché non vengo ricoverata in preda a una crisi di astinenza.

prima di finire ho persino mangiato qualche cocco, strozzandomi fastidiosamente.

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§ 14 risposte a Improprietà di linguaggio e altre divagazioni.

  • Wish aka Max ha detto:

    “io non ho piacere di incontrarmi”. Tu la devi piantare di scrivere queste cose, ché ogni volta faccio la figura del deficiente che ride da solo davanti all’aipad 😆
    Sono in periodo da semi-disintossicazione tecnologica, escluso il Kindle per leggere. Leggo pochi blog e commento pochissimo. Dal 27 torno fully operational 🙂

  • comearia ha detto:

    Oddio, quante cose da dire! Ho letto il tuo post ieri, ma ero al lavoro *cose che non si fanno* e non riuscivo a concentrarmi per rispondere. Dormissi di più forse…
    Ma lasciamo perdere.
    La bici. Con questo biciclo ho un amore viscerale da qualche anno, non appena le temperature lo permettono inizio a farmi almeno un’ora sul sellino, tutti i giorni. Musica, strade di campagna, pensieri che corrono… lo adoro, è il mio “rifugio”.
    E solo tu puoi dire di non disegnare bene, perché, caspita, non sai quanto vorrei avere la tua creatività.
    La ricettina mi piace, parecchio. Le zucchine sono un mio grande amore, e il cous cous ha quel sapore lì che… mi fa impazzire.
    [Prima o poi lo ricomincerò a mangiare, eh. Ché non si può vivere senza cous cous, siamo pazzi!]
    E capisco la diatriba fra mescolanza e divisione: esteticamente adoro la ciotolina minimal con le verdura che sovrastano il carboidrato d’accompagnamento [le verdure vincono sempre, si sa u.u], ma “a gusto” mi convince di più la mescolanza. Non so. Sarà da provare. Sissì.

    Ho dimenticato qualcosa? Sicuramente avrò dimenticato qualcosa. Ma ho un miliardo di mail cui rispondere, post da scrivere su due blog [“Hai fatto tutto tu”, mi dice, ghignando, la mia vocina interna. Una delle tante.], una vita, ho anche una vita!
    Sto divagando, follemente.
    Chiedo perdono e mi ritiro.

    🙂

    • figuriamoci, se certe cose non si fanno a lavoro quando si fanno X) !
      sono sempre combattuta tra l’aggiunta e la semplicità. ciò che desidero è togliere tutti i tratti inutili. voglio solo l’essenzialità con cui si può giocare successivamente. però riesco raramente a non ritoccare, aggiungendo segni e finendo per appesantire tutto. specie in disegni così piccoli (sono anche ingranditi dallo scanner)
      idealmente la bici è un pallino che ho da un bel po’. si scontra con la realtà: fondamentalmente. non ci so andare. e ci sono un paio di ostacoli mentali che non rendono la cosa facile. dovrò lavorarci parecchio prima della stagione delle piogge..
      il cous cous è la salvezza estiva per via della preparazione. rischio di eccedere perché ne mangerei quantità spropositate. mi piace anche scondito…penso che tenterò per successive ricette di mescolare un po’ e di coprire con il resto delle verdure oppure di versare solo una parte più liquida del condimento (nel caso del pomodoro funzionerebbe) e il restante on the top. il fatto che ci siano le verdure sopra è indispensabile, così posso fingere di non sapere cosa c’è sotto. comportamento lineare e indiscutibile come sempre.
      mhhh altri post. allora tengo d’occhio le notifiche. potrei giocare a far finta di non saperlo ma la risposta la so: le vocine non vanno mai in vacanza. la soluzione è mandarcele a calci in culo. sono resistenti queste dannate.
      questi post sconclusionati che toccano tantitroppi argomenti non possono che causare divagazioni folli. sicuramente a livello inconscio lo faccio apposta : )

      • comearia ha detto:

        Tanti calci in culo, sì.
        Hai mai provato il cous cous dolce? Lo prepari normalmente, poi aggiungi del latte [secondo me quello di soia, come gusto, si abbina anche meglio di quello vaccino: 1-0 for vegans!], della cannella [spezie, quelle che vuoi, anche il chiodo di garofano ci sta bene], della frutta secca o dell’uvetta, se vuoi, un po’ di zucchero di canna, della vaniglia. Io lo adoro. Non lo mangio da anni, ma mentalmente continuo ad adorarlo.
        Disegnare biciclette cercando di vincere ostacoli mentali. Uhm… mi ricorda quello che fa qualcuno col cibo. Studiare il nemico. La speranza è sempre quella di trovare un aspetto che lo trasformi in amico.
        Anch’io sono per il minimalismo razionale e ordinato. Ma poi subentra l’entropia. E credo sia naturale, soprattutto in menti non proprio “costanti” [eufemismo? 😉 ] Tipo, inizio a fotografare una torta mentre è intera. E poi finisco con pubblicare la foto della torta con la fetta tagliata e le briciole sparse sul piano.
        Però. Gli elementi di disturbo hanno un che di affascinante. Il caos. Non lo so gestire, ma mi attrae terribilmente.
        E le verdure che ricoprono il cous cous e lo rendono invisibile è un ottimo modo per aggirare le paranoie. Aggirare non è la soluzione. Ma è un buon punto di partenza. E per me è già una meta.

        #continuoadivagare #noncisalveremomai

      • couscous dolce segnato. devo prepararlo assolutamente!!!!! il latte di soia mi convince come retrogusto. immagino si accompagni bene….
        è il meccanismo più semplice. se si vuole sconfiggere qualcosa ci si deve avvicinare il più possibile e sviscerare tutto. sporcarsi le mani. con un minimo di nozioni in più mi piacerebbe smontare la bici e conoscerne i pezzi. li studierei. e lo studio tramite il disegno è il mio mezzo (non perché lo padroneggi, anzi. ma tutto sommato è quello che mi sembra riuscire più naturale)
        me ne sono accorta con gli onigiri. prima volevo dei triangoli perfetti, tutti della stessa forma, dello stesso spessore, della stessa grandezza. ho le formine. ma farli con le mani, così che abbiano la forma che solo le mie mani possono dare. e mi ritrovo a fotografare questi aggeggi intuitivamente triangolari, molto tondi, irregolari, con chicchi di riso che si staccano e irregolarità. vengono sempre piccoli e cicciotti. e guarda caso alla fine mi somigliano. perché dovrei lottare tanto per raggiungere una perfezione artificiale? voglio la mia perfezione (che poi la interpreti in modo errato è un’altra cosa.)
        sembra una sciocchezza ma è raro che non metta qualcosa al di sopra di una preparazione. che sia sesamo o pepe o sale o olio. non con fini di condimento ma perché non riesco a vedere completo quel caos. mentre a volte alcuni colori si incastrano e bastano a loro stessi. mi ritrovo ad aggiungere dettagli inutili e pesanti, come nei disegni. sto imparando a farci caso.
        l’ultimo paragrafo. è proprio così (leggo ciò che scrivi e ripeto spesso questa formula, non riesco a dire altro). intravedere queste connessioni. quell’incontro, come hai detto tu. mi toglie parti di peso dallo stomaco.

        non salviamoci mai dalla divagazione per favore! X))

      • ma quanto ho scritto??????

      • comearia ha detto:

        Il proposito di trovare una perfezione tua è ciò che vorrei, anche per me.
        Se la realtà è relativa non può esistere un’unica perfezione. E trovo che certe perfezioni artificiali siano addirittura riduttive, a confronto con le capacità umane e la loro varietà.
        Quindi vai di onigiri tondi e di biciclette smontate. Che intanto vai.
        E il disegno è composto di tratti, come le biciclette sono formate da pezzi. Costruisci una bicicletta con dei tratti che sono i pezzi di una bicicletta smontata. E’ quasi paradossale. Ma affascinante. Mh.

        Istituiamo un’associazione per la protezione della divagazione. Propongo di istituirla.

      • quegli onigiri sono un mio segno distintivo. e appena vado da muji mi compro il kit di strumenti per la bici e la seziono quanto basta.

        preparo i documenti e penso a un’icona.

      • comearia ha detto:

        Muji. Anche Muji va protetto.

  • pani ha detto:

    e questo mi era scappato.
    Una volta si biciclettava di più. Anzi, la mia infanzia la ricordo in bicicletta. Si partiva in compagnia e si andava dappertutto, senza problemi. Ora pare che sia diventata un’impresa, vogliono quasi obbligare l’uso del casco e pare ancora che ogni giorno muoia un ciclista. Se non di più. Roba da matti.
    Io ricordo che una volta, nel mio grande terrazzo giravo in bici, ho fatto una curva troppo stretta, sono sbattuto contro la parete e il manubrio destro è andato ad urtare sulla pancia. Mi è venuto un livido bellissimo da vedere, tutto concentrico e variamente colorato. Pareva sul serio un bersaglio ma faceva anche un male cane. Faceva male anche quando il dottore ci ha appoggiato le mani sopra premendo come una pressa. Ma alla fine si è tutto risolto da sè.

    • mhhh acqua pastigliosa…
      per quanto in questo paese siano tutte salite e discese si vedevano gruppetti di ragazzini che pedalavano ovunque. non appartengo alla categoria, come ho scritto su. e mi dispiace perché le gite in compagnia in sella alla bici sono sempre state una visione idilliaca per me. certo ho girovagato vicino rimini. ma qui andare in bici davvero è un’impresa temeraria se non suicida.
      non potrei fare a meno dei lividi. Jeffry (che nel frattempo è diventato di un viola-grigio molto tenue) era di quelli marroni che in genere non apprezzo moltissimo ma aveva un tocco di rosso in più davvero vivace. livido concentrico *_____* faceva persino male dopo che un dottore si era risolto a pressare la zona. che cosa interessante (delicatezza zero ‘sti dottori? forse non era convinto del fatto che i lividi sono dolorosi?)

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