Onigiri Bento. perché di onigiri non ce n’è mai abbastanza. e nemmeno di bento a dirla tutta. e nemmeno di divagazioni, per sfortuna di qui legit.

8 luglio 2012 § 17 commenti

BEWARE!

potentially dangerous level of

another bento e divagazioni. mi sembra abbastanza intuibile.

E di bento on parlerons. poiché, oltre che per evidenti e comuni necessità alimentari, questo bento vede la sua più profonda causa (???) dans le concours organizée par Bento&co. eccoqua.

spendiamo giusto qualche carattere on it. in fondo Bento&co è solamente imputabile di avermi fatto scoprire che comprare online non scatena apocalissi finanziariopostalifinancolegali. oltre agli inguardabili oggetti messi in vendita. ove “inguardabili” è ovviamente traducibile con “meglio che non li guardo se voglio evitare che il portafoglio mi faccia causa per sfruttamento pecuniario protratto”. [a quanto ho potuto evincere grazie alle mie eccellenti doti linguistiche (ma andóóóó) trattasi di un’attività situata a Kyoto, che da poco si è tramutata in negozio fisico oltre che virtuale, sempre a Kyoto, che si occupa di diffondere nel mondo: bento. e correlati. gestito da Thomas e Mélodie, évidemment français, senza i quali ancora brancolerei nel web, terrorizzata solo allo scorgere le paroline “buy online”…] und. anche se in questo caso mi affido al sito in francese (perché la spedizione verrebbe spedita lungo un tragitto più breve. e dunque i costi della spedizione sono più bassi. credo. non lo so. ebboh.) c’è pure in inglese, anyway. (ma in qualche modo devo pur rispolverare quelque ancien mot.)

(l’elogio della parentesi. più gigantografia onigiresca. quello in primo piano c’ha il neo alla merilinmonrruò)

da qualche carattere a consistente paragrafo. level up!

cerchiamo di tornare in me, ‘o plurime identità. stanotte è così. e mi è venuta in mente la video poesia di Pani per assonanza. e quindi me la vado a sentì. (la notte scorsa scrivevasi. e le videopoesie me le riascolto pure orora.)

in effetti è anche giusto approfondire le evidenti e comuni necessità alimentari. premettendo che. quando si va al mare ci si organizza. ci si porta il pranzo (e un arsenale di ombrelloni, ma questa è un’altra storia). e giusto perché non riesco ad infilare una parola dietro l’altra, lascerò che siano le immagine a parlare.

a questo punto sarà chiaro che sono andata al mare (ben due volte in una settimana. si sta attentando alla mia salute.) e la seconda volta cheèstatagiovedì mi sono portata il pranzo da casa. tdtdet is ollueis de better solusciuon.

morale della favola: se vedete una tizia così addobbata girovagare o, più precisamente, agonizzare schiumando, dalle 9 alle 16 circa vicino al bagnasciuga non vi potete sbagliare. sono io.

e so che il mondo mi ringrazierà. poiché ho pensato bene di illustrare il mio comportamento-tipo on the sea.

dopo l’elogio della parentesi. l’apoteosi del “chissenefrega corner”.

what kuroko does on the sea: 

Max. qui servirebbe un’accurata definizione del verbo “pippare”. onde evitare fraintendimenti. chissà se c’è qualche elucubrazione sul sito dell’accademiadellacrusca……

il mare dietro le lenti gialle. sole nel sole. potrebbe dare alla testa e causare crampi nel giro di 20 minuti. ma è da provare. con moderazione. tutto quel gialloverde luminoso rischia di causare visioni mistiche e allucinazioni.

il mare mi ispira la rilettura di un libro. Giappone. adorabile mattoncino dalla densità elevata. il che rende il suo peso sorprendentemente maggiore rispetto ai preventivi visivi. guide mondadori. tentiamo di spiegarmi meglio.

quando sono molto concentrata digrigno i denti. me ne sono accorta da lustri. e non lo posso sopportare (oltre al pensiero di quanto debba essere fastidiosamente contratta la mia faccia vista da fuori. tra l’invasato e il sofferente.) quando divago mentalmente guardo per terra (specie quando cammino. e finisco con pericolosa facilità a passeggiare in mezzo alla strada.) questo non c’entrava nulla però.

il mare mi ha sempre ispirato aussi la pasticceria. con mia sorella producevamo ingenti quantità profiteroles di sabbiabbagnata (sormontati da sabbiasciutta che era lo zucchero a velo). mescolavamo anche sabbia asciutta e bagnata per fare una miscela di zucchero di canna e zucchero bianco. per poi fare una torta (che non si faceva mai perché il passaggio dello zucchero era endless.) e siccome non ci metto la crema solare, per motivi logistici, mi scotto facilmente la rigadeicapelli. (non quest’anno. per fortuna not yet.)

lieto fine. rigorosamente alla menta. (una volta provai cocco e mandorla. sono ancora in terapia per questo.)

intanto merito dei complimenti perché sono riuscita a dare una prova eccellente della grafia più pessima (piùpppessimaaa) che posseggo. ho dovuto ripassare quasi tutto dopo la scansione, che acuisce notevolmente l’effetto inchiostroritroso. (ovviamente facevo prima a correggerlo su carta. ma l’arguzia non sembra appartenermi.)

non si può dire che mi piaccia il mare. perlomeno ciò che intende la gente quando chiede. ti piace più il mare o la montagna? potremmo dire che in qualsiasi stagione mi si troverebbe in montagna (Trentino, si può?). occasionalmente discenderei al mare a farmi una passeggiatina. in inverno magari. all’alba. o al tramonto.

tutto ciò mi sa di transumanza. lo dico con lieve disappunto.

mappure di notte. mappure d’autunno ecco. (giusto per comporre discorsi lineari e comprensibili.)

in ogni caso se parlo ancora di maremontagna rischio di farci mattina. per cui tenterò di riportarmi un po’ sui binari.

combinate le due motivazioni estrapolabili dal ghirigoro di parole qua sopra, si potrà ben comprendere come, furbescamente, abbia voluto combinare le due cose. (mare-bento per chi se lo fosse logicamente dimenticato)

ma. ma. ma.

le cose non vanno mai come si vuole, ho fatto un mezzo casino con gli onigiri, volevo fare il video ma non avevo tempo prima del tramonto. e se ripenso a quello che si trova/non si trova nel frigorifero/dispensa sono violentemente tentata di indire uno sciopero della fame ora adesso subito. senza scendere in particolari che l’irritazione qui già trabocca. (il sonno pure mica scherza.)

l’idea di base sarebbe stata questa.

modificata a partire dal fatto che non centra proprio tutta quella roba. ho sbaragliato le proporzioni del bentobako. basta confrontarlo col pomodorino per rendersi conto della lunghezza aggiuntiva arbitraria ondepeiper.

dunque sono certa che non ci sarà un miglioramento della situazione entro lunedì, che è poi la data di scadenza del concorso, che è poi il giorno entro il quale invierò la foto di questo bento che è ben lontano anche da un ipotetico premio di consolazione. e di sicuro lontano dall’idea iniziale che avevo (che fondamentalmente riguardava il modo con cui avrei voluto “curare” il cibo, piuttosto che i semplici ingredienti).

da ciò è derivato un forte senso di insoddisfazione, oltre a due onigiri in surplus perché avevo calcolato male quantità di riso e dimensione dell’onigiri in correlazione alla dimensione del bento bako/box che dir si voglia.

procediamo dunque alla descrizione, da sinistra a destra: 2 onigiri completi di alga nori e ripieni di cetrioli tagliuzzati con pastadira fanobianco e gomasio con alghe, toppingati da cetrioli tagliuzzati. pomodorino. mais con curry e semi di papavero con la collaborazione di shiokonbu. cetrioli blandamente sott’aceto toppingati da pastadirafano bianco e gomasio con alghe. azuki con albicocche.

per gli onigiri rimando ad un post passato o futuro. per il passato si può buttare un occhio alla pagina recipe, per il futuro  mi sento in dovere di curare un post lineare e videomunito in cui fugare ogni dubbio. ma più probabilmente incasinare maggiormente le idee.

il pomodorino si commenta da solo.

il mais è saltato con un pizzico di sale e una discreta spolverata di curry. saltato idealmente perché non riesco a far saltare cibinpadella senza ridipingere la cucina (non riesco a contenere la mia vena artistica a quanto pare). on the top semi di papavero e triangolino di shiokonbu che necessita una spiegazione a parte. comunque trattasi di alga konbu cotta nella salsa di soia.

i cetrioli sono tagliati a fette sottili e messi in un piatto con un cucchiaino di zucchero di canna, aceto di riso in modo che siano tutti ammollo ma non sommersi, un goccio eventuale di mirin. l’importante è che siano messi sotto pressione (recipiente con sopra una bottiglia d’acqua da un litro in mancanza di meglio. le breccole sarebbero ideali..) per almeno un’oretta. quante divagazioni mi sorgono all’idea di mettere la fettina di  cetriolo sotto pressione…

gli azuki (che, a onor del vero, non sono fagioli ma soia rossa) prontinlattina sono saltati ( idealmente blabla comesopra) con pezzetti di albicocca. on the sidetop un’albicocca secca (che ho terminato. ho terminato le albicocche. -soddisfazione-) e una fogliolina di farinaccio bymygarden.

andebonus. questo è il bento mostrodipesca che i due onigiri in surplus mica li potevo buttare.

molto circospetto, indeed.

per cui li ho girati a Oku. e da soli mi sembravano tristi. per cui ho chiesto ad una albicocca di farsi a barchetta per accogliere il viso del mostrodipesca. occhio di garofano munito. (che oltre l’insoddisfazione bentonigiresca, i chiodi di garofano hanno piccantato la pesca più di quanto mi aspettassi. ma se è andata così vorrà pur dire che doveva andare così, no? che nessuno si azzardi a rispondere.)

onigiri. così espressivi..

suppongo di aver detto tutto. in realtà non mi va di rileggere. ma tanto devo farlo perché non ho ancora inserito foto qui e lì.

pufpuf. caldo.

(3 giorni per finire un post. devo cominciare a preoccuparmi mi sa. oggi vado a dormire prima. -disse all’una e tre minuti-)

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§ 17 risposte a Onigiri Bento. perché di onigiri non ce n’è mai abbastanza. e nemmeno di bento a dirla tutta. e nemmeno di divagazioni, per sfortuna di qui legit.

  • yliharma ha detto:

    pure io sono insofferente al mareeee! chissà perché mi sono fatta convincere a fare una settimana a mare quest’anno…boh 😀

  • yliharma ha detto:

    (ah già: complimenti culona 😛 )

  • pani ha detto:

    Uh! Bel post, divagante e curioso. Come quando entri in uno spaccio-libreria-vesteria-discheria ben fornito. Ci sono tante cose e non sai quali scegliere. Come in pizzeria. una volta c’erano dieci-quindici pizze ed erano quelle. Le classiche e poi la pizza della casa. Adesso ce ne sono più di cinquante e non sai quale scegliere. Ma qui è diverso, un bel post vario, accattivante, come il neo di MM.

  • pani ha detto:

    ma prendi il sole rivestita di nero?

    • fondamentalmente sì. il disegno preso alla lettere è una licenza poetica. generalmente sono vestitadinero e tento di non prendere il sole anche se filtra pure nella trama dell’ombrellone. una volta ho fatto anche il bagno ri/vestitadinero.

  • pani ha detto:

    anche a me piacerebbe fare il bagno rivestito, ma non di nero. Credo che pure gli uomini dovrebbero tornare ai costumi interi, quelli a righe, di una volta. Io risulterei comunque ridicolo.

    • non oso immaginarmi parata in quel modo. però idealmente mi piace molto. fra l’altro sono andata alla ricerca di un costume. intero d’altri tempi. nero. scollo non a canotta. ovviamente inesistente. l’opzione è: costume olimpionico con tiranti in amianto e guarnizioni idrorepellenti, con disegni aerodinamici in tessuto elastico. oppure costume da vecchia maliarda. fantasie verdizebrate con diciotto chili di plastica brilluccicante appesa senza alcuna premeditazione. scollatura vertiginosamente vergognosa. pensato e poi portato su donne over 60 il che solo a pensarci mi mette un terrore piacevolmente freddo, data la temperatura attuale.
      non ho idea di dove reperire stoffa per un costume. devo farmi insegnare da qualcuno ad utilizzare una macchina per cucire.

      • pani ha detto:

        vuoi confezionare un costume by yourself? Uhm… mica male come idea. C’è la camiciaia, il sarto ma credo che nessuno si occupi di costumi da bagno artigianali.

  • Wish aka Max ha detto:

    Su pippare mi cogli impreparato, io ho sempre e soltanto attribuito il significato sniffare al verbo, dippiùninzò!

    Il mio rapporto col mare è fondamentalmente di amore. Dopo tre o quattro esposizioni la pelle si abitua e non ho bisogno neanche della crema. Divento di un bel bruno moretto e posso restare al sole per l’intera giornata. Ultimamente prediligo i posti ventilati, quindi la costa a nord di Roma più che quella a sud. Di norma mi spalmo sul lettino a quattro di spade, leggo o faccio la Settimana Enigmistica o (da quando me lo hanno regalato) giochicchio con l’iPad.

    Lo shiokonbu mi ha fatto venire in mente Cochi e Renato, e il ritornello della “canzone intelligente”, chissà se la conosci (http://www.youtube.com/watch?v=Na-JBr6VgnA nota che gli “iappappappà” sono di Iannacci)

    Questa è la canzone intelligente,
    che farà cantar tutta la gente
    questa è la canzone intelligente
    che farà cantar, che farà ballar,
    che farà ballar……lo shocking blue.

    • allora devo chiedere a mia madre ^-^ in questo caso indicherebbe..qualcosa come boccheggiare? agonizzare? something like this
      l’avrei proprio immaginato. il 4 di spade, sì, ti immaginavo proprio a 4 di spade. ora mi va di traverso una risata X)))
      uhmuhmuhm. non mi giunge nuova ma non la ricollego a qualcosa in maniera lampante. ricordi precoscienza forse.
      iappappappà.

  • […] dello ziele riguardo al post bento&co divagation onthesea (che è questoqqui) con completare l’operazione ordine […]

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