Elogio dell’Albicocca. Attenzione: l’alto tasso di delirium potrebbe nuocere gravemente alla salute. si consiglia una lettura cauta.

24 giugno 2012 § 10 commenti

Un titolo un po’ pretenzioso.

sta di fatto che subisco un graduale inesorabile calo. non riesco nemmeno a guardare i fornelli. urgono diversivi.

per cui questo post lo invierò a Cuocopersonale. anche se effettivamente più che di una vera e propria ricetta è uno sproloquio. ma non riesco a rinunciare a questo contest! mi piace girovagare in altre cucine poi. dopo che ho inviato il link del post è come un premio. apro tutte le finestre con tutte le ricette partecipanti e me le sparo una dopo l’altra. solo virtualmente e me ne rammarico.

Allora: più o meno sono due esperimenti. (che chiamarle ricette mi pare un po’ troppo.) il ruolo centrale lo gioco l’albicocca, di cui mi appresterò a parlare. in un caso è sostenuta dalla pesca, in un altro dalla ciliegia, in tutti e due i casi ben circondata dal kefir.

(è deliziosa. solo a guardarla, è deliziosa! )

follia a parte. comprendetemi, ho molto caldo.

serve la premessa: mia madre, in un giorno non ancora deturpato dalla calura, tornò a casa con il kefir. di latte (perché c’è pure di acqua. ma per l’appunto, il mio cervello si sta lentamente disciogliendo nel liquido sinoviale. che non è presente nel cranio. però è plausibile che l’encefalo mi stia scivolando nelle ginocchia..vabbè il punto è che non mi sono dilungata in recherche du temps perdu.) dunque rimane insoluto l’arcano di che cosa sia codesto kefir. si ottiene dalla fermentazione del latte, anyway. ricco di proprietàblablabla. bevanda molto diffusa in Russia, ingrediente di molte zuppe. anche fredde (e queste le devo approfondire per causa di forza maggiore).

dal momento che on the web non ho trovato ricette particolarmente entusiasmanti (a parte quella dell’ okroschka) ho ben pensato di fornire il mio contributo senza chiedere il permesso. e logicamente. a ben  pensarci. me lo potevo anche risparmiare.

per cui very simply: primo esperimento.

albicocca all’occhio di bue in zuppa di pescavena.

una albicocca secca, 2 pesche (erano piuttosto piccole), 3 cucchiai di avena, kefir di latte (1 bicchiere?), miele.

si grattugia la pesca/le pesche (per favore l’accentua zione. la dizione è très amportòòòònt. pèsca. perché la pésca è quella pratica in cui il tizio munito di escaelenza trae in inganno pesciignari. per poi magnasseli. o venderli uainott.). si aggiunge l’avena e il kefir. mescolare bene, aggiungere un cucchiaino di miele, mescolare ancora. versare un ultimo goccio di kefir e aggiungere l’albicocca. che resterà a galla tutta felice se il composto non è troppo liquido. invece di lasciarlo in frigo venti minuti ho pensato bene di lasciar passare 1 giorno prima di mangiarlo. d’altra parte sono così impegnata (????). questa attesa non mi è dispiaciuta affatto, annnnzzzziii. l’albicocca secca infatti si era tutta rimpolpata, assorbendo l’umidore del kefir. pollici insù.

secondo esperimento.

barchettalbicocca portaciliegia floating on kefir.

una albicocca (fresca di giornataaaa), una ciliegia, kefir, miele.

tagliare l’albicocca a metà, posizionarne una metà in una ciotolina, aggiungere il kefir fino a coprirla appena, spiralizzare il miele sul kefir, appoggiare l’altra metà d’albicocca equilibrista, sormontata da una ciliegia equilibrista (che siano equilibriste entrambe, mi raccomando, o la ricetta non verrà). non è male far rapprendere un po’ il kefir in freezer. però non saprei dire quanto, dal momento che ho ritardato di nuovo e ho mangiato stamattina il robbo qui descritto. per cui è rimasto in freezer olldenaittt. questo esperimento deficita di funzionalità. avrei fatto meglio a tagliare a pezzetti la mezza albicocca che andava immersa nel kefir. pollici a mezz’asta.

e dal momento che questo post è stato creato appositamente per sparpagliare qualche divagazione mentale. mia si intende. e il web subisce.

-immancabile risata malvagia-

le albicocche, quanto le ciliegie e i fichi, sono fruttemblemi della mia infanzia.

e, proprio come ciliegie e fichi, si prestano con naturalezza impressionante alle più svariate visioni. (è necessario anche un encefalo anomalo in modo da permettere la libera circolazione del delirio visivo.)

ombromuffin.

surfing on deiricordi wave. le albicocche le mangiavo da mia nonna. avevano innestato un mandorlo su un albicocco. o viceversa. in ogni caso nel nocciolo c’erano mandorle. non armelline insomma. anche se lo fossero state da piccola ne ho mangiate talmente tante che ora dovrei essere immune al cianuro. mappoi erano dolci quegli interni di noccioli d’albicocca. mica amaricianurotici. che cianotiche è il colore.

me sta a venì il mal di testa.

gnack.

che poi la cosa fondamentale che volevo dire era: non mi piacciono le albicocche per il gusto. o meglio non è il loro gusto e sapore (di cui sono dipendente) ad attrarmi tanto. prima di tutto ciò che mi attira è il colorito, la risposta tattile e le lentiggini.

non mi convince la frutta perfetta. come non mi convince la pasta barilla (posso sapere come fanno ad ottenere quelle forchettate??? posizionano un fusillo uno ad uno, calcolando la giusta percentuale di condimento che va inserito una fessura sì una no?).

per cui, non mi convincono le albicocche senza lentiggini. mangiare un’albicocca senza lentiggini sarebbe come mangiare la frittura di paranza togliendo tutta la pellicolinapastellosa (da quale meandro mi è sorto questo paragone????). come passare davanti ad un alberello carico di fichi e non scartavetrarsi tra rami e muretti per scaricare del gravoso pesofrutto il povero albero (sono premurosa eh.). come bere succo di mirtillo senza voler correre al bagno per potersi godere la nuance di denti e lingua, meravigliosamente nerastri.

insomma. come mangiare ciliegie senza andarsene a capare due unite dal picciolo. in modo da farsi gli orecchini. (ho un orecchio timido ma fotogenico.)

leggere determinati post appena svegli ha un effetto sulla giornata.

sto rallentando sensibilmente. visioni visioni ancora visioni.

Mademoiselle Apricot.

                                                               Cirque des Fruits.

allorallora. il fatto è che le albicocche mi sanno proprio di viso. un viso birbante e malandrino. perché le lentiggini sono birbanti e malandrine.

che ce le ho anche io delle lentiggini. non tante come vorrei. non del colore che vorrei. c’est classique. lentiggini bionde, praticamente invisibili.  vorrei delle lentiggini d’albicocca..

che sorta di paragrafo.

e siccome non conosco vergogna, dopo il bordello sintattico dovrei fare una precisazione: l’accento sulla è della pèsca. again.

(perché mi sta tanto a cuore tutto ciò? reggo senza problemi le variazioni accentuali come, zum beispiel, tòrta e scèndere. binócolo e bordó. ma non riesco a sentir chiamare il fruttopèsca pésca. je ne peux pas.).

per cui, onde evitare ogni possibile fraintendimento: la E di pescafrutto è come in mortadElla, pèsca – mortadèlla (mi sto spaventando); la E di pescapescicannadapescaescalenza è come in ciliEgia, pésca – ciliégia.  perché nessuno pronuncia ciliègia. o mortadélla. ho bisogno di essere rassicurata al riguardo. rimane il fatto che se salgoscendo a nordsud incontrerò probabilmente variazioni accentuali sensibili. e potrebbe essere di uso comune pronunciare mortadélla e ciliègia. per cui sto girando a vuoto intorno all’argomento.

tornando a. albicocche?

le albicocche mi piacciono da impazzire.

kurokorsaro nero.

e per chi avesse l’occhiofino, la bandiera nera la isso solo quando vedo qualche veliero arrembaggiabbile e depredabile. avviso prima, sono un pirata d’onore.

ricollegandomi al fatto che le albicocche mi fanno impazzire.

quando le mangio seguo un preciso rituale: le taglio sempre a metà e le stacco con attenzione. il nocciolo resta attaccato da una parte. l’importante è che si stacchi la polpa dal dannato noccioloprensile. non mi piace avere un quarto d’albicocca da dover smangiucchiare via. che poi non ci riesco mai come si deve. e non mi piace il sapore del nocciolo.

passaggio uan.
passaggio chù.

e con lo schema grafico non ci si sbaglia.

resta il fatto che. se ci avessi pensato prima avrei optato per portare la ricetta delle albicocche secche. semplice ed indispensabile, ne mangio sempre una a colazione. fermo restando che. le albicocche nude e crude. wincono.

(i winco, tu winci, egli wince.)

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§ 10 risposte a Elogio dell’Albicocca. Attenzione: l’alto tasso di delirium potrebbe nuocere gravemente alla salute. si consiglia una lettura cauta.

  • Wish aka Max ha detto:

    Menomale che esisti :)!!
    Ogni tanto anche a me partono i mostri sulle vocali… E le albicocche le apro come te, però siccome che ciò le manone, non mi serve il coltello per cut cut cut, ma le apro colemano direttamente (la mano, plurale le mano, come er camio, plurale i cami) (e grazie perché mi hai fatto venire in mente un’idea per un post nuovo).
    Notazioni sparse. Il kurokorsaro è delizioso, la barca è quello che io mi immagino quando leggo “guscio di noce”, perché la noce aperta ha la forma di albicocca, sto riflettendo or ora su questo fatto.
    E però kuroko che addenta l’albicocca come un Langoliere è notevolissima. (manda email se vuoi file di Langolieri e altri tre racconti).
    Le ricette mi sembrano una robba da ammmericani (cfr Nando Meniconi, Un americano a Roma, nella celebre “maccarone m’hai provocato e io te disctruggo (colla sc), io me te magno”, o meglio subito prima quando assaggia per l’appunto la robba da ammmericani… 😀
    Ma la dissertazione sull’albicocca è mitica (ah e anche io adoro le lentiggini dell’albicocca)

    • mi fa davvero piacere sapere che ci sono persone che condividano tutto ciò u_u it’s very important. da piccola lo facevo pure io colle mano però mi scivolava sempre qualche dito insiddddde apricot e rosicavo perché volevo la barchetta lisciaperfetta.
      e è vero che il guscio di noce mi fa la stessa visione. mi fa barca a remi e mi fa moltissimo letto imbottito con petali per coperte (antichissime reminiscenze Polliciniane). e sono orgogliosa del kurkorsaro. non riuscivo a disegnare tratti dritti che il medio è ancora un po’ acciaccato. pure colle manine me stavo a impiccà.
      e io vòle sapé subbito tutto su Langolieri. che ho solo intravisto Stephen King on wikipedia e, a parte IT, ignoro al riguardo.
      ridacchio molto. l’ombromuffin è la cosa più ammmmmmmmmericana perché il sapore del kefir è davvero strano. ciò che dirò potrebbe dissuadere la maggior parte ad assaggiarlo ma se dovessi descrivere il sapore sarebbe: yogurt bello acidello con aggiunta d’unnonsoccché di caprino. è proprio latte fermentato insomma.
      di kuroko addentante ne ho pure un altra che non figura in un precedente post e non so perché. comunque a ‘sto punto ne faccio altre due riciclando l’immagine. così ho kurokoquattrostagioni.
      no lentiggini no apricot. è un dato di fatto.

  • […] “Elogio all’albicocca” di Ombretta del blog “Kuroko recipe”. […]

  • La cucina di Elena ha detto:

    Che belline!!!! Perché dici che hai fatto schifo? A me l’albicocchina all’occhio di bue m’intriga assai….

    • avrei voluto fare una cosa più sensata, questi due sono davvero esperimenti dell’ultimo minuto e siccome avevo caldo ci ho messo un sacco a prepararli e ancora di più a mangiarli! (e questo è davvero raro)
      X )))

  • pani ha detto:

    che le albicocche siano una figura eccezionale non ci sono discussioni. Poi, quando raggiungono quel giusto colorito, quella sfumatura tra il giallo e il rosso, quel colore che quando dipingevo ad olio mi piaceva tantissimo…ecco, sarebbe da nuotarci in un mare di albicocche. Che dalla loro hanno anche il vantaggio del nome, quel suono dolce e croccante.
    Ho qualche dubbio su quel whirll…ora prendo un’albicocca e verifico

    • ovviamente gioca un ruolo centrale la maturazione dell’albicocca. parlando di qualcosa che conosco troppo poco, credo che la frutta vada staccata sull’albero una volta raggiunto un buono stadio di maturazione. non vale se matura nel cesto della frutta insomma. perché ciò potrebbe comportare una fusione polpanocciolo ed una minore dolcezza del frutto. credo.
      mare di albicocche….

  • pani ha detto:

    credi bene. Tutti le piante vanno colte nel momento giusto. Se penso che alcuni frutti, tipo le mele, le mangiamo anche dopo un anno…brr…mi viene l’orticaria

    • qui nei pressi cresce un unico tipo di mela. una meluccia piccola e rossiccia, buccia opaca e quasi ruvida, croccante dolce e aspra. svariate persone che hanno il campo le vendono. nel dubbio opto per quelle e punto.

  • […] “Elogio all’albicocca” di Ombretta del blog “Kuroko recipe” (E’ sempre un piacere leggere tutte le tue divagazioni… sei forte davvero); […]

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