Divageggsion.

18 giugno 2012 § 14 commenti

Petite journée des oeufs.che poi. chissà perché.

tutto era partito dalla ricerca più o meno spasmodicamente prolungata, di: come se fanno le half boiled o soft boiled eggs???? e avevo quest’ omurice (omurice che sta per omuretsu=omelette e rice=riso) che vegetava in una cartella.

dopo aver trovato una ricetta à propos des oeufs softbòillld del cui dettaglio (che poi ha fatto la differenza) non avevo mai sentito accennare, presa dall’impeto l’ho provata nel primo momento utile della giornata. (era l’una passata. AM. non era il caso di mettersi a cucinare uova.)

sparando brevemente caratteristiche omissibili se fossi una persona gentile:

-l’uovo alla coques è l’ovetto che si mangia nell’apposito bicchierino per uova, presenta il tuorlo totalmente liquido e l’albume è semi cotto (buona parte è bianca, melmosa e acquosa). per il “chissenefrega corner”: è la tipologia che mangio più e meno con piacere. perché: delle uova mangerei tuorli su tuorli. ma l’albume bluh. però lo mangio senza troppe storie. ma l’albume melmoacquoso mi ripugna. d’altra parte l’uovo alla coques è un ciboricordo di quando ero piccola e se lo mangio utilizzo ancora il bicchierino che usavo anni fa. gli colava il tuorlo sul naso…insomma è un tipo di cottura che mi risulta agrodolce.

-soft boiled egg (uovo morbibollito?) che è il risultato che ho ottenuto, ovvero albume cotto del tutto e tuorlo molto appena morbido ai bordi eppoi liquidume. “chissenefrega corner”: ciò di cui necessitavo. tuorlo in coppetta.

-half boiled egg (uovo semibollito) l’unica differenza dal precedente è il tuorlo più solido anche se ben umido. e pure questo mi alletta alquanto.

-ovosodo. anche trovabile sotto la dicitura di hard boiled egg (durobollito??) simply, tutto cotto e asciutto ma: se il tuorlo diventa verdino sulla superficie vuol dire che è stato troppo cotto ed ed entra in atto una reazione chimica che causa l’inverdimento del tuorlo che non mi ricordo cos’è ma non è proprio il massimo for the health. girodeparole. “chissenefrega corner”: non mi è mai piaciuto molto, il tuorlo è farinoso e perde di sapore. in effetti è consigliabile (a livello digeribilitàproteineannessieconnessi) assumere uova nella modalità soft boiled.

e devo dire di preferire le uova morbibollite a qualsiasi altra preparazione uovica.

per cui. mentre l’ovetto morbibollito si freddava ho pensato bene di buttare in padella dei pomodorini con una lovina d’aglio (spicchio? è lo spicchio no?) e un po’ d’olio, aggiunto sale e origano on the top, lasciato sfrigolare e mixato, tutto tranne l’aglio. anche se. anche se. per concludere la preparazione ho pensato bene di rompere un piatto.

per l’uovo morbibollito serve: un uovo. e acqua. e ghiaccio.

l’unica differenza (mi sento pure un po’ cretina) è aggiungere  l’uovo solo dopo che l’acqua abbia preso un bel bollore. da lì contare 6 minuti, rimuovere l’uovo e metterlo a freddare in acqua con annessi pezzi di ghiaccio, sghiacciati dal freezer (ehm.) suppongo con molta sagacia che saltare questo passaggio causi  nell’uovo il procedere della cottura. continua a cuocersi da solo insomma. freddarlo aiuta anche a rimuovere il guscio senza creare voragini ungueali sulla superficie albumea. e questa è una cosa fondamentale für mich.

tamagonsen.

si perché più guardo codesti tuorlincoppetta più mi vengono alla mente le onsen. le terme giapponesi. piccole vaschette che galleggiano direttamente nella lava, piene di tuorli idratanti, e semi di papavero esfolianti e revitalizzanti.

e fortunatamente ho deciso di sfiorare appena il discorso riguardante il gioco dell’ovettorottointesta. continuerei a farmi rompere ovetti in testa fino alla creazione di un’apposita conchetta rompiuova on my head, per l’appunto.

quindi mi accingo a deviare gentilmente l’attenzione sull’omurice.

dunque. è vero che l’uovo morbibollito è il modo che preferisco di mangiare un uovo nella sua interezza. ma. se l’uovo entra a fare parte di una ricetta più complessa, l’omurice è al primo posto. la prima volta che l’ho realizzata il risultato è stato sorprendentemente ottimo. e quindi non documentato. che manco l’avevo espressa in forma mentale la malsana idea di accroccare un blog. la seconda volta l’ho preparata per mio padre. la terza volta l’ho preparata di ritorno dall’ikea. in un giorno che ho pure menzionato da qualche parte here. avevo girovagato con Oku. e avevamo comprato tra le altre cose (copertinaaaaaa), 2 piatti semplici, bianchi. per inaugurare l’acquisto ho voluto subito preparare qualcosa, per utilizzare quel piatto essenziale, privo di decorazione. una tela bianca. mi rimane il dubbio se ho rotto proprio quel piatto o quello che non avevo utilizzato. un altro link tra le due ovoricette. tutto torna.

comunque per la ricetta metto this video. se non vado errato poi questa è la prima ricetta che ho tentato di Cooking with the dog.

alle volte riguardo i video per puro divertimento. credo sia di facile comprensione, nel caso mi dedicherò a una traduzione. ma non ora. verypigrizia mode on.

c’è da dire che non ho mai usato la carne consigliata. perché non ne avevo. solo una volta ho messo quel goccio di panna. una volta ho aggiunto il petto di pollo panato levando la panatura. mio padre manco se n’è accorto finché non gliel’ho detto. ma non lo rifarò mai più perché meglio senza che con fettine precotte (chiedo scusa all’interessato, anche se non ha espresso lamentele al riguardo). il ketchup è omissibile specie per gli italici (su quello mio padre ha espresso l’unica lamentela. anche sulla leggerezza del piatto in effetti. seguendo la ricetta per filo e per segno se ne ricava tranquillamente un pranzocena). e a ben guardare non c’ho messo neanche il keciapptopping. non avevo manco quello (in the photo case). in breve: si può utilizzare del riso con pomodoro e avvolgerlo in una frittata. punto. il passaggio cruciale è la cottura dell’omelette. non bisogna cuocerla del tutto (come invece era accaduto ai tempi della foto) perché la bava che cola sta proprio nel lasciare l’uovo semicrudo così da ottenere un fluffyfluffy result. insomma l’uovo si lega in parte al riso e tutto diventa fuwafuwa. che non c’è modo di esprimerlo senza onomatopee anglonipponiche.

per tentare ennesimamente di concludere. technicolor vision.

quelli azzurri che vidi in tempi immemori logicamente non c’erano più. per consolarmi, sospinta da Oku, ne ho comprati in tutto 3. quelli gialli qui presenti, quelli verde chiaro che quanto mi piace la montatura, quelli verde bottiglia che divento cieca quando li metto poiché sono troppo scuri e potevo risparmiarmeli. ma ero in preda all’estro per cui 3 occhiali. 4 in tutto, che ci sono anche quelli comprati nei tempi immemori succitati, con le lenti nere e le decorazioni sulle stanghette che sono fantastici. punto.

siccome ci ho messo due giorni a postà sta roba la tiro ancora un po’ per le lunghe. non m’è bastato, mh?

no panic, sarò il più possibile veloce e indolore.

“ritratto espresso di kuroko in occhiali gialli”

per mano di Oku, a seguito di insistenti richieste da parte della sottoscritta, mentre aspettavamo le pizzzze. avrei voluto ritrarlo io senonché è estremamente facile convincerlo a disegnare, in proporzione all’impresa nell’ottenere una limitazione desonmuvmònt.

riguardandolo, noto che mi somiglia. non molto nella forma o nel particolare. nel senso, direi. guardandomi in faccia il senso è quello, una cosa del genere. come dire, mi ricorda me. magari non gli occhi da pazza. non così tanto da pazza almeno. credo di essere capace di una certa dissimulazione insomma.

potrei provare una strana inquietudine in seguito a tutto ciò, considerato l’utilizzo solito che fa delle matite (mai mai mai penne) per spiegarmi per l’ennesima volta cos’è una derivata/funzione/limite/integrale, dimostrescion munited.

-ride- .

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§ 14 risposte a Divageggsion.

  • Wish aka Max ha detto:

    Due cose. La prima, grazieeeeeeeeeeeeee per la recipe dell’egg morbibollito, io ODIO le uova sode e stasera che mi toccano le eggs ci provo a farle softboiled. La seconda, devo conoscere Oku. Uno che usa la matita per spiegare le derivate non me lo ricordavo dai tempi dell’università quando, qualche era geologica fa, erano appena uscite le matite che oer fare uscire la mina le agitavi, erano nere con mi pare un filo arancione a giro in alto, e stracazzo non ricordo la marca (vabbè era il 1980… Ciò pure la scusa…). La terza chechissenefregaseavevodetto2 è che we wanna see a kurokopic! 🙂

    • l’uovo morbibollito è un must. non le posso nemmeno vedere le uova sode. bluhe. che poi nessuno pensa mai a farle ruotare quando l’acqua bolle così che il tuorlo si posizioni al centro. è un fondamentale della cottura delle uova!!!!!!
      dal momento che io uso quasi esclusivamente penne nere anche per disegnare ogni volta mi tocca andare a rovistare in giro per la borsa alla ricerca di una matita. che neanche tutte vanno bene. mi chiede foglio matita e pure gomma perché se non glielo chiedo cancella tutto.
      mhhhhhhh forse qualcosa di analogo l’ho visto anche io? portamine e portamine delle portamine? che la “matita” in questione è nominata portamine. ma pure le mine di riserva te le portavi dentro un portamine. quel bordel.
      kurokopic? quando mi compro un aifuuooooon e mi riverso in instagram? -si deprime- magari meglio contare su una macchinetta fotografica. ci vorrà tempo, al mio compleanno manca ancora unpooo’!”

  • pani ha detto:

    gli occhialini tondi fanno tanto John Lennon. A me piacciono ma non credo che starei bene. E penso pure che John Lennon, nonostatne tutto fosse una persona antipatica e rompiballe. Sempre più simpatico però di Paul.

    E le uova sbattute non le hai mai mangiate? O meglio, non proprio sbattute ma …umpf…come si può dire…ecco, una frittata molla molla, stropicciata, perché l’uovo sbattuto è una delizia che mi facevo sempre da piccolo.

    derivata/funzione/limite/integrale. Per me sono pugnalate,

    • anch’io ho questa vaga idea di John Lennon. che manco si può scrivere in maniera letterale. gionlennon. poca soddisfazione. gli occhiali tondi sono gli unici che riesca a portare, per divertimento alla fine. e non penso di starci così tanto tanto bene mhhhh
      uova strapazzate! yes i like. le ho mangiate poche volte, da piccola. why? frittata/occhio di bue, alla coques/sode. niente vie di mezzo. mi sa che mi preparerò someggthing a pranzo. mh, che parola versatile.
      lasciamo stare T-T solo scrivere questi termini risveglia dei ricordi alquanto ansiogeni. già stanotte ho sognato di andare al liceo perché era il primo giorno di scuola. ora comincio con gli incubi matematici.

  • pani ha detto:

    se esistesse un insegnante capace di di spiegare, far comprendere e amare la matematica…credo che, citando la bibbia, sia più facile che la gobba di un cammello passi attraverso la cruna di un ago…

    Continuo a pensare che l’uovo sia un prodotto alquanto curioso. Perfino buffo. E fantastico. Se ne sta lì, come un menhir. Le mie galline Tappa e Rella nascondevano le uova in giro, quelle birbanti.

    • continuo a sperare di imbattermi in una persona tale. mi diverte questa citazione, tempo fa ho sentitolettomihannodetto (ho bisogno di una cura di fosforo) che è una tra le più funnyyy errate trascrizioni. praticamente la parola che indicava un tipo di corda spessissima che componeva le reti dei pescatori si scriveva/leggeva in maniera simile alla parola cammello..il che spiega per quale motivo un cammello dovrebbe figurare in una metafora che lo vede costretto ad attraversare la cruna di un ago. fermo restando che l’immagine del cammello incastrato con tanto di deserto come sfondo non me la toglie nessuno.
      galline che nascondono le uova!!!!!!! e birbanti è una parola di cui non posso fare a meno. e Tappa e Rella sono i nomi più belli che abbia mai sentito per due galline (come sono fatte mh? biancheneremarroni?)

  • pani ha detto:

    galline bianche, bianchissime come cigni. A parte quando tagliavo loro le ali e a volte, siccome esageravo, sanguinavano.
    Comunque non ci sono più e Iaia ci ha già dedicato qualche post. Una di loro era veramente tremenda, riusciva a passare ovunque, come i topi. L’immagine più bella è quella di mio figlio che seduto nella casetta sull’albero, cala la canna da pesca. Al posto dell’amo ci aveva messo un piattino ricco di mangime. E queste galline a saltare, op! op!, per beccare.

    • O________________________________O
      troppe tastynformation. intanto vado a immergermi negli archivi iperuranici di Iaia. inpoi devo riprendermi dalla calura ma temo di non avere tempo.
      bianche. io so che avrò delle galline bianche. non sapevo necessitassero di potatura alle ali.
      “galline bianche, bianchissime come cigni. A parte quando tagliavo loro le ali e a volte, siccome esageravo, sanguinavano.”
      potrei dispiacermi per Tappa&Rella ma non posso evitare di trovarla un’immagine struggentemente poetica. la pesca delle galline. mi hai mandato in tilt. è una cosa eccezionaleeeeeeee

      • pani ha detto:

        sì, potavo le ali altrimenti volavano. Oddio, mica salivano sul tetto ma a due metri di altezza ci arrivavano, giusto per scavalcare la rete e andare negli altri giardini. Mica soffrivano quando tagliavo le ali, insomma, era come tagliare i capelli a qualcuno. Però una volta sono stato troppo vicino all’innesto delle penne e si vedeva il sangue rosso rosso lasciare strisce sul piumaggio.
        La pesca delle galline era proprio eccezionale. E poi, secondo me il mangime conteneva qualche sostanza allucinogena. Come aprivo l’armadio dove lo tenevo, correvano lì come avvoltoi

      • immaginavo la potatura delle ali fosse analoga al taglio dei capelli. sei un wingstyler dunque. uonderful. questa cosa della strisce sanguigne..mi risveglia qualche lugubre fantasia.
        gallinelle mangimedipendenti. gatte che rincasano a notte inoltrata. mica è una vita facile.

      • pani ha detto:

        non è per niente facile. NOn dimenticare i gatti che suonano il campanello (ma ora forse ci ho trovato un rimedio), il cane del vicino che abbaia alla luna, la vicina che canta, le zanzare tigre…

      • un panorama animale apocalittico!

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