Post sans rime ni raison.

3 giugno 2012 § 11 commenti

Senza pretese di voler strafare

io dormo al giorno quattordici ore.

ecco. sfatiamo il mito che andare a dormire prima consenta di svegliarsi prima. insomma, penso sia per via degli arretrati eh, niente di più. che pure Oku mi ha salutato bytheweb(cam) chiamandomi fannullona.

e ho anche trovato una connessione tra l’inizio del post e ciò che seguirà.

sto ascoltando i Baustelle perché c’è una certa canzone che ho sentito per la prima volta mentre ero in quinto superiore. che annataccia.

però siccome sono coerente, prima parlerò del rosa.

ne ho già divagato sul colore dell’orticaria. non lo posso soffrire. anche se, dopo lungo lavoro, alcune tonalità rosate il più possibile vicine a qualche altro colore (tranne il rosso!!! niente fucsia magenta violatropporosso!!!) le apprezzo. potrei addirittura provarmi un capo d’abbagliamento di un colore simile. solo provarlo eh.

questo rifiuto visivo non vede alcuna ragione palese alle sue spalle (ma guarda un po’). da piccola anzi, siccome ero una principessina tuttasorrisi, il rosa mi piaceva moltissimo (niente fucsia magenta violatropporosso. quello mai.) gradualmente, specie quei tre fra le parentesi, hanno iniziato ad urtare la mia retina. un problema di spettro visibile e di reazione a radiazioni luminose probabilmente.

la premessa perché? perché inserisco the pouch che mi ha comprato Oku. e mi piace tanto.

Korillakkuma. piccolo rillakkuma. quello bianco che si accompagna sempre a Rilakkuma. piccolo orsettorelax. e con i pallini passa la paura.

che anche questo centrac’entra. dopo il lungo sonno di morte starei stesa per il resto del giorno. la schiena si sta prendendo a calci da sola. la testa non so se ce l’ho ancora attaccata al collo o sotto i piedi.

un piccolo oggetto, un dettaglio, da riguardare sorridendo un po’.

premettiamo ancora. le Giapponerie Sakurashu, che è il negozio comodamente situato a rediroma, è un little shop con dentro un assaggio di Giappone. da pennelli e carta da calligrafia, all’angolino con i bento, alle action figure e plushies, ai kimono, alle tazze da tè. e al suribachi -sorride-

a misura di giapponese direi. perché io ho difficoltà a muovermi per via delle solite megaborsebuste appicate al collo. Oku in quel negozio sta alquanto costretto. per cui, dopo aver visto i 4 diversi tipi di rilakkumapouch, mi ha costretto (con una pistola alla tempia lo ammetto) a prendere i suoi soldi e comprare quello che mi piaceva di più. e il piccolo omino giapponese che gestisce il negozio (insieme alla ragazza che credo essere sua sorella maboh) mi ha fatto uno sconto di un euro restituendomelo e riflettevo: anche in Giappone hanno l’usanza di lasciare monetine quando regalano dei portafogli/monete? fatto sta che quell’euro è finito subito nel Korillakumapouch e dentro c’erano pure le caramelle. quelle piccole e rotonde fatte di zucchero e di un’altra componente acida che le rende piuttosto schife. eppure me le mangio tutta felice. ora me ne prendo un’altra.

ricollegandomi a sopra. ma più soprasopra. senza continuare la lettura sapete riconoscere costui?

ebbene una canzone dei Baustelle si titola con il suo nome.

premesse su premesse. avere a che fare con una persona che è già difficile definire accettabile fuori dal contesto scolastico e doverla sopportare come professoressa. non è riuscita a rovinarmi ciò che ho studiato. perché i voti erano bassi ma io studiavo (fuori programma il più delle volte). i miei voti bassi erano un problema suo, io avevo altro a cui pensare. e poi non riesco a parlare francese se ogni due parole vengo interrotta e corretta. questa immagine, la canzone dei Baustelle, sono stati tra ciò che mi ha accompagnato durante quell’ultimo anno di superiori. e sono tra ciò che contribuisce a mantenere ricordi e sciacquare via inutilità di quello strano periodo. su fil di lama.

on s’approche. (caramelline finite)

questo libro l’ha trovato Oku diverse settimane fa, sull’autobus. me lo ha portato perché essendo in francese pensava ne avrei capito più di lui (che lui l’ha studiato alla medie io alle superiori ma non c’è da metterci la mano sul fuoco circa mon français)

potrei tentare di spiegare l’emozione già solo nel ricevere un libro così e nell’andare a cercare subito, la prima poesia che abbia mai letto di lui, rileggerla tutta d’un fiato a voce bassa. oppure potrei tentare di spiegare l’emozione di qualche giorno dopo quando, cercando di intuire una data di pubblicazione, mi sono imbattuta in queste righe che pendo indichino che il libro è stato pubblicato nel ’34.

oppure posso riportare quella prima poesia.

Spleen

di Charles Baudelaire.

penso sia necessaria una discutibile quanto penosa traduzione -si munisce di dizionarioonline-

Quando il cielo basso e pesante pesa come un coperchio

Sullo spirito gemente in preda alla lunga noia,

E dell’orizzonte abbraccia tutto il cerchio

Versa su di noi un giorno nero più triste delle notti;

Quando la terra è mutata in una cella umida,

Dove la Speranza, come un pipistrello,

Va  sbattendo contro i muri con la sua ala timida

E urtando la testa ai soffitti marci;

Quando la pioggia, dispiegando i suoi immensi pendenti

Di una vasta prigione imita le sbarre,

E un popolo muto di infami ragni

Viene a tendere le sue ragnatele in fondo ai nostri cervelli,

Delle campane tutt’a un tratto suonano con furia

E lanciano verso il cielo un orrendo urlo

Come degli spiriti erranti e senza patria

Che si mettono a gemere ostinatamente.

– E dei lunghi carri funebri, senza tamburi né musica,

Sfilano lentamente nella mia anima; la Speme,

Vinta, piange e l’Angoscia atroce, despotica,

Sul mio cranio inclinato conficca il suo drappo nero.

– momento di silenzio –

più lo sfoglio più è forte l’impressione che non ci siano più libri così. non c’è più una cura in ogni dettaglio, dall’inizio, dall’impaginazione della prima pagina, dal logo della casa editrice.

questa foto di Baudelaire (penso una tra le immagini più famose che si trovano di lui) ha popolato il mio ultimo anno di superiori. comme je disait après. è talmente seria e tragica da suscitare la risata. non potevo guardarla senza che mi venisse da ridere. sul libro di scuola era molto piccola. ma cadevo sempre negli occhi, sono come due buchi neri, due vortici nella foto. giri intorno con lo sguardo giri giri e poi ci cadi dentro, sempre.

insomma l’ha fotografato Nadar. mica cazzi.

ho i brividi fin dietro la nuca.

dopo aver dato l’ennesima prova della mia ars divagatoria.

diamoci al giardinaggio dei fiori del male.

(che poi ho bisogno di un kotatsu anche se forse non è proprio stagione. tatami d’obbligo però. non ne posso più di stare seduta sulle sedie.)

Annunci

Tag:, , , , , , , , , , , , , , ,

§ 11 risposte a Post sans rime ni raison.

  • Wish aka Max ha detto:

    Mi piacerebbe sapere il francese solo per leggere questa poesia e apprezzarla appieno.
    E grazie per la traduzione 🙂
    PS: woody allen in Manhattan “io se non dormo le mie sedici ore la mattina sono un grande invalido” 😀

    • la traduzione è molto letterale, in giro ci sono versione più poetiche. anche se sono sempre un po’ prevenuta sulle traduzioni di poesie in particolare.
      ecco. diciamolo. non è che mi gira la testa e sono pigra e ho sempre sonno perché vado a letto tardi plus cazzate varie. la verità è che non mi lasciano dormire abbastanza.

  • pani ha detto:

    il vecchio charles! Ci giocavo da piccolo, diciamo verso la terza media. Sì, in terza media cominciavo a pasticciare con i poeti francesi, i maledetti. Invece i Baustelle li ho sempre e solo letti ma mai ascoltati. Prima o poi dovrò pasticciare anche con loro ma io ho sempre quella insana presunzione di voler scoprire le cose da solo

    • figuriamoci se in terza media si fossero azzardati a nominare baudelaire (che per non sbagliare a scriverlo pronuncio proprio “baudelaire” invece di bodleeeer. come “beaucoup” invece di bocù….p)
      l’insana presunzione di voler scoprire le cose da solo è più che mai sana. on persévèr.
      hai trovato la traduzione spiacevole? leggendo qui e lì mi danno più fastidio quelle più “poeticizzate” che falliscono miseramente nel tentativo di riportare la stessa sensazione della poesia originale. o almeno non ho trovato qualcosa che mi soddisfacesse.

      • che bello, il caldo mi da alla testa e scrivo di bluhu.

      • pani ha detto:

        perché avrei dovuto trovarla spiacevole? Tradurre e un po’ tradire e sono convinto che ognuno dovrebbe essere libero di tradurre la poesia come vuole, come la sente. Perché è impossibile non fare così. E quelle troppo letterali non mi piacciono. E a dirla tutta, io e la poesia siamo come due amanti che non sempre si comprendono

      • interessante. che bel commento, verrebbe da incorniciarlo e rileggerlo di tanto in tanto.

  • dafnevisconti ha detto:

    Che bello rileggere questa poesia, e la vicinanza col ritratto dell’autore ne amplifica la forza. Nadar e Baudelaire: che incontro fantastico!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Che cos'è?

Stai leggendo Post sans rime ni raison. su Faul sein ist Wunderschön.

Meta

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: