Attenzione, prego. il seguente post è ad alto contenuto di idiozie e deliri inconcludenti; è stato pubblicato senza un’adeguata rilettura. maneggiare con cautela.

16 maggio 2012 § 4 commenti

Premettiamo.

non so perché ma oggi mia madre ha dato di matto ripulendo uno scaffale di cuorebio. mica mi dispiace, anzi. certo ascoltare prima il suo discorso di prebattaglia su cosa prendere e cosa guardare per non spendere troppi soldi e poi vederla scatafasciare lattine al cassiera mi mette in un certo hilarious mood. tutto calcolato mi dice. nulla da controbattere vista la quantità ingente di azuki.

le altre due lenticchie erano alquanto timide. si sono messe a confabulare in disparte.

è un post un po’ sconclusionato questo (e quando mai). in ogni caso dopo il tour fra gli scaffali di biologiccfuuuuud avevamo fame. ecco, a onor del vero, ad Albano (laziale) regna una triste atmosfera di abbandonata nullafacenza. però ci sono molti negozi che meritano (vedi Cuorebio, recente scoperta). basti pensare che lì c’è il mio Triangolo delle Bermude (colla “e”). ovvero Bioalchimie (già citate), Galleria di Sopra e La Maison (latitante sul web e pure nella realtà: da un po’ di tempo è chiuso. pulito e in ordine. ma chiuso. senza alcuna spiegazione. -musica inquietante-). e dirò di più. ad Albano c’è il mio personalissimo Quadrilatero delle Bermude. perché c’è pure Bobbo. e detto ciò davvero. non aggiungo altro. in un unico paese ci sono i 4 punti cardinali del mio panorama di ristorazione. e mica solo. (seguiva inutile lista sproloquiante negozi/pub/fumetterie nei pressi di, che ho tagliato per il benessere di chi legge)

sembra un messaggio promozionale. posso assicurare che il mio unico scopo è solamente quello di sospingere il maggior numero di ignari lettori (???) verso i luoghi dei quali sono dipendente poiché sono attanagliata dal costante terrore che essi chiudano in seguito a fallimento da carenza di clienti [in questo senso (solo in questo?) sono alquanto esagerata lo ammetto]. in ogni caso

giusto perché ho citato il mercatino. che credo si tenga ogni seconda domenica? (già l’ho scordato. che qualcuno mi aiuti.)

e tanto per dire che sto scrivendo questo post per smaltire un raptus fotograficompulsivo, proseguirò incomprensibilmente. ricollegandomi al mercatino. ci sono andata con Oku per caso (poiché per l’appunto, ne ignoro e ne ignoravo l’ubicazione temporale). e mi piace passeggiare con lui. nel caso mi perdessi tra la folla (ehm. avviene spesso.) vedrei comunque la sua testa svettare tra le altre capocce.

comunque sia. ci sono bancarelle di paccotiglia e chincagliume vario. l’immancabile bancarella degli indiani, quelle dei libri semirimediati, quelle con le noccioline e le caramelle (e i torroni marshmallow fruttasecca lupini cozze&vongole ). poi ci sono quelle che più mi attirano. roba fatta a mano. ma soprattutto: roba antica. scatoline spille anelli collane e ciondoli. utensili sveglie macchinette fotografiche lampade contenitori e fermacarte. libri (e a quello non mi posso neanche avvicinare che solo il richiamo olfattivo potrebbe causarmi una crisi isterica. libri in edizioni introvabili. libri con la carta di una volta. libri ok basta.)

per dire che ho preso 3 scatoline vintaaage (abusiamo del termine che tanto piace) di cui una non figura che l’ho regalata alla mia mamma per la festadellamamma. mh.

la signora che mi ha venduto queste due mi ha chiesto se fossi un’esperta. si è detta felice del fatto che una persona giovane si fosse avvicinata a una bancarella cui si avvicinavano solo persone dell’epoca degli oggettini insomma. a quanto pare avrei scelto le scatole più vecchie, di cui una decorata a mano (anni ’70 insomma). che sia vero o falso. penso alcuni oggetti risaltino naturalmente. e le foto sono alquanto disgustose. ma questa piccola scatolina rispetto alle altre gridava quantomeno GUARDAMI, NON SONO COME LE ALTRE.

mh. sto scrivendo senza la più pallida idea di dove voglio andare a parare. ciò dovrebbe attivare almeno qualche campanellino di allarme.

raccontano qualcosa che non riesco a sentire a parole. però, in maniera diversa, si sente spaventosamente forte. forse anche solo la diversa cura nel segno. l’idea che c’era prima della realizzazione dell’oggetto..uhm. -tenta di riafferrare il filo del discorso, partito allegramente per la tangente- .

dunque. per rafforzare il sospetto che, scrause o meno, forse dovrei riversare e ordinare le foto in eccesso su flickr. sperando che nessuno ne risenta.

al lago gli alberi sono alti e ventosi.

(non riesco a seguire un percorso temporale comprensibile. al lago ci sono andata lunedì, dopo essere andata da cuorebio con mia madre)

abbiamo vagato un po’ con la macchina. voleva farmi vedere un certo posticino che se mangi all’aperto stai praticamente su una piattaforma (munita di tetto vabbè) sul pelo dell’acqua. e notavo con triste meraviglia (ora qualcuno dovrà uccidermi per aver profanato la poesia) la somiglianza con Iblard Jikan, che oggi ho rivisto. (non perdo neanche tempo a tentare di spiegarlo, lo si trova solo in formato scaricabile-ehm- nei meandri del web. un pozzo di ispirazione incredibile, finora non ho mai trovato un’opera strutturata in maniera simile. semplicemente immagini e musica. musica e immagini. che ti proiettano dentro lo schermo senza nemmeno fartene rendere conto.)

dopo la passeggiata in macchina abbiamo optato per something to take away. ci siamo spostate in un posto ombreggiato (vedi foto quasssopra) ma niente, troppo vento, giornata ancora troppo fredda. più in basso c’era un’oca, a pochi passi da noi, tra le piante. la vedevamo attraverso le foglie. ci ha mandato svariati avvertimenti, stava ben seduta sul suo nido e non voleva ci avvicinassimo. e da lontano si sono avvicinate altre tre oche, placidamente sguazzanti nell’acqua. al che per non destare ulteriore ira ci siamo allontanate.  povere oche purché (e ripeto purché) si riesca a prendere per il becco il capo della banda diventano molto indifese. per quanto sanno appiopparti generose beccate sulle tibie (non è esperienza personale fortunately).

abbiamo trovato un’altra zona, un largo spiazzo dove prima arrivava l’acqua del lago (viva la demenza umana. e il lago cala. e cala.). la “spiaggia” è un pezzo di vulcano praticamente. roccia levigata. qui e lì poche pietre, levigate anche quelle, a forma di panchine però. un ampio soggiorno naturale. (quassotto)

pranzo in riva al lago. con sole a picco e vento insistente che spazzava via il calore bruciante. itadakimasu.

(quel corvo a tratti ci squadrava in modo non proprio rassicurante. si lanciava in pigri salti, planando sostenuto dal vento.)

mia madre lanciava qui e lì pezzi di pane (imporchettato. non lo so mica quanto sia sano) che non le andavano più. una numerosa famiglia di anatre che avevamo visto nuotare qualche minuto prima svariati metri più lontano, si è spinta fino alla riva per mangiare il pane. almeno 3 anatre di cui il maschio ci fissava sospettoso. e 7/8 anatroccoli dietro, arruffati e maldestri.

(bisogna specificare che il mio cellulare è davvero un buon cellulare. e da ciò si evince che non è una macchinetta fotografica..)

in any case. come inizio di settimana non posso che dirmi soddisfatta.

                                                    little branch, gift from the lake

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§ 4 risposte a Attenzione, prego. il seguente post è ad alto contenuto di idiozie e deliri inconcludenti; è stato pubblicato senza un’adeguata rilettura. maneggiare con cautela.

  • Wish aka Max ha detto:

    Debbo dire che l’immagine di te e la mamma che andate a svaligiare un negozio bio e poi immediatsmente dopo vi recate al lago a sfinirvi di pane e porchetta mi ha fatto ridacchiare e non poco…
    L’altra cosa che volevo evidenziare è la frase che hai usato per il mercatino, “poiché per l’appnto, ne ignoravo e ne ignoro l’ubicazione temporale”. Curioso che tu abbia abbinato lo spazio al tempo in questo modo, mi è venuto in mente il principio di indeterminazione di Heisenberg. In meccanica quantistica (stiamo parlando dell’infinitamente piccolo, dello studio delle particelle sub-atomiche) il concetto base è che non ci sono certezze come nel mondo fenomenico che conosciamo. Le due variabili fondamentali sono lo spazio, nel senso di posizione di una particella, ed il tempo nel quale questa particella la stiamo studiando/osservando/esiste. Ebbene, il principio di indeterminazione afferma che maggiore è la precisione con la quale conosco una delle due, minore è la precisione con la quale posso determinare l’altra. Quindi, se so molto bene dove si trova una particella che chiameremo m (ercatino), necessariamente non potrò sapere quando m si manifesta nel tempo. Puoi immaginare il collegamento che ho fatto, ma la fantasia che voglio trasferirti (e per la quale ti ho attaccato ‘sto treno) è quella inversa, perché Heisenberg dice anche che se conosco con grande precisione il tempo, cioè quando la particella m si manifesta, non posso sapere con precisione dove quella particella si manifesterà. Il che significa, senza ombra di dubbio, che:
    a) dentro di te si agita un ricercatore sub-atomicoche chiede di uscire, e
    b) che esiste un mercatino che si tiene la seconda e quarta domenica del mese ma non si sa dove…
    Ok sono pazzo. What else is new.
    PS belle le foto. molto.

    • viviamo nella dicotomia. a parte che ritengo una scelta ingenua fissarsi con il biologico e rifiutare cibo di una fraschetta dove cucinano a vista e se lo chiedi sai pure il colore delle mutande del fornitore. a onor del vero ho preso patate e verdure gratinate (l’elogio dell’olio e del condimento X). mia madre si è gettata sul panino. e il panino colla porchetta. quanno ce vò ce vò.
      ciò che hai scritto è un concetto tra i fortunati sopravvissuti all’autocombustione mentale post liceo. ho letto davvero con molto interesse. è innegabile che questo fenomeno si manifesta spesso around me..X) grazie

  • pani ha detto:

    ma perché non mi arrivano le notifiche dei tuoi post?
    Belle scatole, io ne vado matto. Poi sono quasi tutte vuote ma già l’idea che si possono riempire dà piacere.
    Iblard Jikan? Uhm…indago

    • dei meccanismi arcani wordpressici sono del tutto ignara.
      ciò che mi attira delle scatoline è proprio questo. poter riempire o lasciar vuoto sono il pretesto di avere cura di un oggetto, di un dettaglio, lo fanno diventare simbolo di qualche cosa. basta riguardare l’oggetto per ricordare. come un codice. (e avendo pochissimo spazio ho bisogno di avere creare un angolo solamente mio, che solo io capisco.)
      detesto che l’unica soluzione sia stata scaricarlo (non che mi faccia tutti questi problemi, anzi) ma un opera del genere avrei voluto averla sempre a portata di mano e di “grande schermo”.

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