Prototipo senzanome. era pure ora direi.

7 maggio 2012 § 7 commenti

Sono in ritardo. di una settimana.

e non ho nemmeno un’anemica idea a suggerirmi cos’è che ho fatto in questi giorni, tanto da non scrivere nemmeno mezza parola. riguardo a.

senzanome ancora.

anzi. si chiedono pareri. qual’è il suo nome? se qualcuno lo conoscesse me lo faccia sapere. è un po’ restia a parlare. si limita a fissarmi con quel sorrisetto malizioso. ammicca e poi volta la testa da un’altra parte. mi sbeffeggia perché ancora non ho indovinato come si chiama! (al che la infilo a testa in giù nella borsa con gli astucci e la lascio lì a spremere un po’. ma oltre a spettinarla non ottengo risultati.)

partendo dalle origini. nasce come prototipo di qualcosa che ancora non ho chiarissimo in mente. qualcosa che ha a che vedere con bambole ripiene di ? oltre che di imbottitura.

lei è quindi vuota. è il prototipo materiale. è solo forma. contenente senza contenuto.

è molto più instabile di quanto avessi pronosticato. ha avuto bisogno di molti più ritocchi e cuciture nonostante la semplificazione massima dei processi, modificati sensibilmente in seguito al manifestarsi di Lana. sono stati necessari 3 sbagli per arrivare alla capigliatura corrente. cucire, scucire, ricucire, riscucire, cambiare materiali e cucire cucire cucire molto più di quanto avrei dovuto. voluto. boh. ha deciso tutto da sola.

ha scelto lei l’imbottitura irregolare sulle gambe e sul viso. rendendo le gambe favorevoli ad una posa illusoriamente umana ed il viso segnato e magro. il neo sulla bocca è comparso da solo. non so neanche se prima dopo o durante la realizzazione della bocca stessa.

il processo di realizzazione era stato ridotto all’essenziale.

disegnare con una matita la sagoma della bambola in tutta la sua interezza, più grande di quanto si desideri per lasciare spazio alla cucitura.

ritagliare e posizionare su altra stoffa, fissando con qualche spillo, per tracciare la seconda sagoma e ritagliare anche quella.

prima dell’intervento chirurgico, regalare alle sagome un bagno rilassante di una mezz’oretta in un bicchiere di tè al limone e zenzero (pura casualità ma la stoffa bianca non mi piace un granché da usare per la base per cui si può colorare in tèorzocaffè e pure acqua sporca di acquerello, perché no) lasciando loro tutto il tempo di impregnarsi e asciugarsi.

cucire le due sagome considerando che andranno rovesciate (per cui la parte più “bella” guarderà all’interno) e dopo di ciò imbottire.

qui prestare attenzione ai miei errori (ehm.) :

-i punti per cucire le sagome (a una distanza di 3/5 mm circa dal margine) potranno essere eseguiti utilizzando il filo ripiegato (e qui sfogatevi del disappunto come potete ma deficito vergogno samente di nozioni in ambito di cucimenti &variations), realizzando punti il più possibile piccoli e vicini, sufficientemen te stretti

-lasciare alcune parti scucite in modo da potervi infilare COMODAMENTE l’imbottitura (sopra la testa, al/ai lato/i del busto, a metà delle gambe)

-inserire l’imbottitura senza spezzettarla, plasmandola prima (insomma imbottire ogni parte in un’unica mossa: imbottitura a forma di braccio e la infilo nel braccio, una palletta per la testa e imbottisco la testa e così via)

-non pressare troppo l’imbottitura altrimenti non si amalgama al resto del corpo ma si ottiene il delizioso quanto storpio effetto del polpaccioduro-ginocchiovuoto-gambamolle-ancainesistente. che paradossalmente dal momento che ha deciso lei di essere così crea un effetto piacevole e sembra che la gamba sia articolata (perché se la poggio si piega da sola in una forma non troppo aliena)

una volta cucitorovesciatoimbottito, chiudere i buchi necessari per l’imbottitura con punti resistenti e il più possibile piccoli.

procedere alla decorazione [penne bic (testate), ricamo (testato), colori per stoffa (non testati)] si possono ricamare dettagli, disegnare visi, colorare con fard ombretti et similia. per ricamare è molto più comodo e preciso utilizzare il filo senza piegarlo in due, tracciando prima con una matita il disegno della parte da ricamare che poi andrà ricoperta totalmente  con il filo. opzionale se cucire lungo le giunture (braccia gambe) per consentire una parvenza di maggior movimento.

porre l’attenzione sulla capiglio. e qui ho fatto un bel casino. al terzo tentativo, dopo essermi annodata pure le orecchie con i fili di lana, ho optato per un’aggiunta in 5 parti di feltro ovvero: un pezzo di frangetta cucito alla testa lungo tutto il contorno; un pezzo di retrotesta cucito pure lungo tutto il contorno; un pezzo di retrotesta lungo semiritagliato in ciocche, cucito lungo la parte superiore e laterale per coprire i punti in cui si intravedeva la stoffa bianca; due pezzi ciocchelaterali, già semitagliate in tre miniciocche, cucite lateralmente alla testa ed al pezzo di retrotesta lungo, ed alla frangetta.

-riprende fiato-

non vorrei dilungarmi sul vestiario. basta ricordarsi di cucire e poi rovesciare e aggiungere dattagli come si preferisce. anche se un piccolo sguardo lo meritano gli slip raggedhippy style. a riprova del fatto che alcune stoffe si sfilacciano più di altre e dovrei averlo capito.

complici le due rose donatemi dal Piccolofioredicampo che non potrò mai ringraziare abbastanza, ho finalmente ottenuto il servizio fotografico.

giusto per precisare. la rosa gialla ha un profumo di miele da far girare la testa. la rosa più piccola è la madre di tutte le rose, la rosa damascena, e ne sono ormai dipendente.

ride a rose.

precisando che, non fosse stato per questi due magnifici inebrianti esemplari, la lista d’attesa sarebbe stata ancora più lunga, alla fine sono riuscita ad ottenere questo servizio fotografico.

in effetti il suo lavoro da modella occupa la maggior parte della sua giornata. in più è di gusti alquanto difficili, scegliendo attentamente con quali fotografi collaborare. sono indispensabili elementi quali fiorialberiprati e buffet a fine lavoro comprensivo di un’ampia scelta di finger food, minimuffin sia dolci che salati ed almeno 3 tipologie di tè/infusi rigorosamente freddi nella stagione estiva (bollenti nelle altre).

un ringraziamento speciale va anche al bicchiere. silenziosamente estratto dalla credenza, sottratto per pochi scatti ai fratelli.

i bicchieri di nonna già decimati dagli anni.

passati nelle mani di mia madre. che quando ha visto i fiori nel bicchiere sostituito abilmente dalla sottoscritta -tengu nose- ha assunto un delicato colore latteo. nulla di cui preoccuparsi. ora è di nuovo nella credenza con i suoi fratelli.

bicchieri bolla di sapone.

grazie ai quali lei ha scoperto da poco una passione per il nudo fotografico (e non mi si chieda il nesso logico che non lo intravedo).

temo che il senso di questo post anche solo a livello grammaticale sia sfuggente. se poi si tentasse di comprendere di che parlo quando dico “filo ripiegato” allora porgo direttamente le mie più sentite scuse.

concludendo. qualche ultima foto. almeno smetto di torturare la tastiera.

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§ 7 risposte a Prototipo senzanome. era pure ora direi.

  • Wish aka Max ha detto:

    Olga. Si chiama Olga e viene dall’est. Qualche luogo imprecisato prima degli Urali, al di qua o al di là del confine della vecchia URSS. Scappata da un amante geloso che non le consentiva di esprimere il suo talento artistico. Pittori e fotografi la adorano per quella sfrontata naturalezza che usa nel posare, capace di stare ore e ore in posa mantenendo la postura e l’espressione richieta dal pittore, oppure in grado di cambiare come un camaleonte man mano che il fotografo si avvicina e si allontana chiedendole un sorriso o un’espressione imbronciata. Il fidanzato Igor mal tollerava questa situazione, diceva che pittori e fotografi le “rubavano l’anima”. Olga ha tentato di spiegare mille volte che donarsi non significa impoverire se stessi ma arricchire gli altri, ma Igor, pur sforzandosi, non è mai riuscito a capire. Quando Olga ha capito che la possessività di Igor sarebbe sfociata in tragedia, ha deciso di scappare.

    • stamattina ho letto il commento è la mia reazione è stata un plateale quanto maleducato “cazzo, é davvero così!!!!!”
      illuminante. Olga. più ci penso e più non mi spiego come possa essere così incofutabilmente azzeccato tutto. grazie.

  • pani ha detto:

    io invece non la vedo come Olga.
    Olga è tonda dall’inizio alla fine mentre questa è tonda solo nel viso.
    E le russe sono prevalentemente bionde.

    Ha un taglio di capelli che assomiglia a quello di Audrey Hepburn o Audrey Tatou e per questo la chiamerei Audrey.
    E magari le assegnerei anche un cognome. Un mio cognato di cognome fa così: Noman. E mi pare bellissimo

  • pani ha detto:

    anzi, ho sbagliato, fa Notman.

    • il cognome lo adotto seduta stante.
      [ho pensato anche io che somigliasse ad Audrey Tatou, osservandola a lavoro finito mi ha davvero impressionata (ha fatto tutto da sola)]. non penso sia russa, mi suggerisce istintivamente un’infanzia transilvana. ma con un cognome del genere c’è un passato da esplorare. Notman mi fa pensare all’America..
      Olga era la nonna russa che l’ha cresciuta. era un vero e proprio donnone, con braccia robuste ed accoglienti, guance scarlatte e piccoli occhi azzurri, infossati, brillanti fino ad essere spaventosi. Olga ha preso il nome di sua nonna solo dopo la morte di quest’ultima, avendo cura di cancellare il più possibile il ricordo del suo nome precedente dalla memoria di chi lo conosceva. Avrebbe voluto essere il tipo di donna imponente che era sua nonna, granitica nei suoi pregi e nei suoi difetti, solida fin nella struttura fisica. assumere il nome era il gesto esternato del desiderio di essere come sua nonna. tuttavia non le è stato possibile distogliere in eterno lo sguardo dalla sua vera natura, opposta e complementare a quella di sua nonna.
      ..una figlia della guerra fredda
      uhm, mi si stanno aprendo molti link

  • pani ha detto:

    potrebbe benissimo essere una spia che fa il doppio se non addirittura triplo gioco

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