Scarabocchi namberuan and nonsense.

8 marzo 2012 § Lascia un commento

Oggi ho visto due cose strane                                                                           -disse dopo aver traccheggiato per più di 4 ore invece di decidersi a scrivere- .

La prima me l’ha fatta notare Oku, alla fermata della autobus. Placidamente poggiati nella ghiaia, vicino alla panchina di pietra, stavano due bottiglie di latte intero inondate dalla tiepida luce del tramonto. scadenza: 11-03-2012.

La seconda l’ho vista tornando a casa, in macchina con mia madre (dopo aver vagato per quasi un’ora ma questa è un’altra storia). Su un muretto, vicino alla strada, stava sdraiata, non so voi come la chiamate, una tavolettadelcesso (la parte mobile del water, composta a sua volta da coperchio e poggia*ulo, insomma). ben aperta, come fosse una bocca spalancata.

Fine del nonsense quotidiano.

umpf. sono stanca ma non ho sonno.

La luna stasera era stupenda. era piena, luminosissima. chissà quanti hanno l’opportunità di rendersene conto. tanto per precisare, invece di tornare a casa mia madre ha proseguito fino alla strada che passa nel bosco e sbuca nei cosiddetti pratoni (un motivo c’è, nevvero).
Disco lunare tra i rami fitti, luce pallida su enormi distese d’erba, linee montuose disegnate all’orizzonte, in contrasto col chiarore del cielo. con i fari spenti la strada si vedeva ugualmente (sebbene sia sconsigliabile farsi lunghi tratti in folle in una strada tutta buche guidati dalla luce lunare, don’t do it at home. nor outside).

Eppoi. mi sono divertita riscoprendo un gioco. e se mi metto a cianciare sull’importanza simbolicametaforicarchetipale del gioco. si fa mattina. per cui glisso (questa parola è perfetta. non potrebbe suonare meglio di così). e ora vediamo di parlare direttamente di che cosa sto parlando. che già il periodo sintattico è abbastanza drammatico così com’è. (e ho riletto e corretto, a onor del vero. tanto per precisare.)

è un gioco molto diffuso, effettuabile sia tramite immagini che tramite parole. richiede almeno due persone altrimenti bluhe. non mi va proprio tanto di scrivere mi sa. anyways: carta e penna (o pastelliacquerellicaffésanguebile. free choice insomma). si piega il foglio a seconda di quanti partecipano. e si scrive/disegna a turno, lasciando una traccia del proprio racconto/disegno dove il prossimo si allaccerà per continuare a scrivere/disegnare. nessuno può vedere altri scritti/disegni fino al termine del bordello qui maldestramente descritto.

vabbè il risultato è questo insomma. (presto dovrò provare anche con la versione scritta). in chronological order.

e siccome non mi va di dire chi ha fatto cosa. lo lascio come un indovinello.

4 persone han disegnato,

non tutte all’istante han collaborato

ma, di 2 in 2, c’è la stessa persona

a parte me

che ho rotto le palle in tutte e 4, pure se non fa rima.

-ride- stasera sto un bel po’ fuori. e non è proprio esauriente questa filastrocca, ma si è pure fatta ‘na certa. e il delirio sta peggiorando.

e siccome ultimamente qui scarseggiano le ricette, in primo luogo sto ammucchiume qua sopra lo metto tra le ricettescarabocchi (yeee the first one!) e quest’altra la metto nelle ricettecibo. sperando che domani, complice il plenilunio, mi decido ad iniziare l’altro scarabocchio meno bidimensionale ma comunque scarabocchio che da mesi mi sbatte qui e là nel cervello.

ok. che si legge oppuei. e si scrive pure oppuei. [alcune parole mi hanno stufato. ho notato, dopo mesi e mesi di sperimentazione linguistica (???) aggiungendo delle pui indiscriminatamente diventa tutto più pronunciabile. fino all’ossessione. e, chiedo venia, mi sono trattenuta anche troppo con le parentesi. ora si che il deliro profetizzato dalle pinky (?????) può verificarsi].

dunque dicevo. questi giorni sono ancora legati al gelo dell’inverno (frase rubata e lievemente modificata, altro indovinello, da quale film?) indipercui, non sapendo cosa mangiare, mi sono gettata nel solito disperato arraffaciòcheèrimasto e ne è venuta fuori una ricetta, più che primaverile, invernale proprio. d’altra parte in Trinacria nevica e io non posso pastrugnare con roba calda e necessaria per la scorta di grasso anteletargo? in effetti non potrei.

e in effetti non mi frega molto, nevvero? (mhh, mi fa sentire molto loooord questa parola).

e poche foto che la videocamera mi ha saturato. e non cucino durante il giorno. più che altro sono a malapena sveglia di giorno. la luce quando cucino è sempre bella giallarancione di lampadina della cucina. well.

per due ciotole così. così come nella foto. circa 125 gr di pastina all’uovo. 3 fettine di burro. 2 fette sottile di (formaggio) primo sale più eventuale per guarnire. sale. pepe.

si fa bollire l’acqua, si aggiunge un pizzico di sale e si butta la pastina. si fa cuocere e si scola al minimo, lasciando la pasta nella pentola. si aggiusta di sale e di pepe. si infilano le fette di burro, solide di frigo, dentro la pastina e mentre si sciolgono si taglia a pezzetti il primo sale. si gira per sciogliere il burro, si aggiunge il primo sale e si gira bene, magari rimettendo su fuoco basso per farlo amalgamare meglio (senza scioglierlo). si versa e si aggiunge pepe e formaggio secondo il proprio gradimento.

è buono. emmipiace. esticazzincelimetti. si, ce li metto.

in questi giorni sono talmente pigra che neanche mi va di masticare. e ancora non si è capito bene se fa caldo o se fa freddo. intanto mi sveglio la notte disidratata e sudata mentre durante il giorno prendo allegramente colpi d’aria gelata sui reni.

però va bene no? è marzo. passa presto vero?

la faccio tragica, ma il problema non è la stagione, anzi ne sono felice a dir poco.

è che sono una chiavica, in the last time -disse, annuendo convintamente prima che il collo decidesse di scrocchiare dolorosamente, bloccandola a metà- .

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