Snowadays. il giorno in cui trovò un nano di neve.

5 febbraio 2012 § 3 commenti

Neve neve e poi neve. come un libricino che leggevo a 6 anni.

non ce la faccio neanche a descrivere. né ciò che ho visto in questi giorni intorno a me. né ciò che ho provato.

potrei morire felice.

Demenza a parte. nel libro c’erano delle immagini che mi piacevano tantissimo. nel paese dove si svolgeva la storia cadeva così tanta neve da coprire tutto e quando si sciogleva portava con sé tutti i colori. e i bambini ridipingevano tutto. e ovviamente agli adulti non andava bene.

e anche questo non centra niente, yesss! (complici le foto aggiunte in maniera totalmente arbritaria)

Restare a casa così tanto tempo mi getta in una condizione di lenta discesa. ho voglia di uscire di camminare di fare un sacco di cose. ma. faccio una fatica immane anche solo a lavarmi la faccia o togliermi il pigiama. (cosa fra l’altro che non mi riesce facile nemmeno in condizioni meteorologiche più stabili). Però mi sento davvero bene.

(-sogghigno- non è casa mia ma lo sarà, lo sarà!!! -termina sogghigno, inizia risata malvagia-)

questa ebbrezza (sono drogata di neve -si interruppe ragionando sulle sue travisabili parole-) non mi impedisce tuttavia di cadere nei tranelli che continuo a tendermi. creo dei labirinti mentali in cui mi infilo e non riesco più ad uscire. mi sento una cavia di me stessa. e di conseguenza mi vengono in mente i topi. e questo non mi fa dormire. perché fra l’altro c’è anche un topo da qualche tempo in casa mia che ogni tanto si diletta a passare nella stanza dove dormo. e lo sento frusciare e stropicciare tra l’armadio e lo scaffale e resto con gli occhi spalancati ad aspettare che se ne vada (tirando pacchetti di fazzoletti nella direzione del suono ogni tanto). finchè non muoio di sonno dall’esasperazione. per poi risvegliarmi semistrozzata dal raffreddore.

Ma! Questo è un post davvero importante. intanto il fatto di restare a casa per molto tempo mi consente di poter intrugliare in cucina con una discreta tranquillità. e oggi idem.

Daaaan! se non vi piacciono le umeboshi cambiate post, pagina, blog!

prima di aggiungere qualcosa di coerente dico solo che si, ho solo delle ciotole bianchesemprelestesse e le uso praticamente per qualsiasi cibaria e si, finchè c’è la neve continuerò a poggiare piatti e ciotole e bicchieri sul balcone, fotografandoli fino allo sfinimento.

eddunque senza stare a dire quali siano le mitiche proprietà delle umeboshi (che poi manco me le ricordo) diciamo solo che sono delle prugne anche se in realtà sono delle albicocche (non renderò il fraseggio più semplice) e sono conservate sotto sale in barili. possono non piacere perché hanno un sapore forte, acido e mooooolto salato -pausa per permettere di esprimere lo stupore- . in realtà. dedicherò almeno un approfondimento a questi strani fruttini grinzosi.

LOOK! A FLYING TOTORO!

-altra pausa stupore-

volevo mangiare il grano, o meglio era l’ultima oasi nella desolazione della mia casa, ma non sapevo come accompagnarlo. e l’umeboshi nuda e cruda è perfetta per il riso. ma con il grano mhhhhhnonmiconvince. quindi ho usato una umeboshi, 2 cucchiaini di salsa di soia, un cucchiaino di zucchero di canna, un pezzo di alga norii (quella nera venduta a “fogli”) al fine di ottenere una salsetta.

cosa per niente semplice da fare con il mixer ad immersione per una quantità così piccola di ingredienti. per cui se non si possiede un suribachi – cade in preda allo sconforto- bisogna necessariamente ripiegare sul minipimer oppure tagliuzzare l’umeboshi finchè non diventa bella poltigliosa. l’osso con la restante polpa che non si stacca può essere messo nella pentola dove cuoce il grano o il riso o qualsivoglia variante. quindi si aggiunge salsa di soia e zucchero (se si preferisce si può scaldare la salsa di soia a parte e scioglierci lo zucchero dentro ma per dosi molto piccole è scomodo). mescolare i tre componenti. due opzioni: spezzettare l’alga norii ed aggiungerla alla salsina oppure aggiungerla alla fine come topping (non trovo una parola più esauriente). si può scegliere se scaldare o meno la salsa oppure se mescolarla al grano o lasciarla a parte..free choice. è una scelta abbastanza suicida salare il grano o il riso o qualsivoglialtro perché una umeboshi,intera o smembrata, basta a condire una intera ciotola di riso per cui aggiungere sale potrebbe essere alquanto schockkkkkkkkkante (nel dubbio aggiungiamo lettere).

TOTORO APPROVED

ho tentato di fotografare qualcosa (complice del mio fallimento la videocamera inadatta e la fotocamera defunta da un paio d’anni, pace a lei). è ho fatto pure troppo. forse dovrei aprire un account su flickr prima o poi….non so se si capisce ma le foto aggiunte qui sono fatte in giorni diversi ed in diversi momenti della giornata. cercherò di essere ordinata -mai persona fu meno appropriata per tale proposito- .

i miei piedi sono davvero felici. l’anno prossimo non mi raffredderò e camminerò sulla neve a piedi nudi.

siccome ritengo sia un crimine non desiderare vedere “il mondo fuori” quando la neve arriva al ginocchio ed erano almeno 10 anni che non succedeva, accompagnata da Oku (cui vanno sempre molti ringraziamenti anche perchè amo talmente la neve da rischiare di affondarci la faccia ad ogni passo) mi sono avventurata sotto gli alberi pericolanti del parco vicino casa mia. perché dovevo fare una cosa molto importante. e aggiungiamo che senza Oku non ce l’avrei fatta (grazie, ancora grazie!) perchè dopo aver toccato la neve per due volte mi si erano arrossate tutte le mani e mi pulsavano. invece le sue di mani fumavano. non è un eufemismo. toccava la neve, la scioglieva in fretta e le sue mani fumavano. e restavano calde.

per cui come al solito. struttura di base sua, decorazioni e dettagli miei. non sono autosufficiente..

Giulia è tutto tuo per te. per cui dagli un nome se vuoi.

questo non l’abbiamo distrutto dopo averlo costruito. era in un posto sicuro dopotutto. vicino all’entrata della tana di Totoro. ed in ogni caso a quest’ora i raggi della luna l’hanno già risvegliato da un pezzo. è tra gli alberi che salta e libera i rami troppo carichi di neve che potrebbero spezzarsi.

è timido. ma ha un’indole molto ingenua e pura.

volevo ringraziarti Giulia. non smetto mai di ringraziarti. anche se non mi espongo quasi mai. ogni giorno aspetto ciò che scrivi e lo divoro. e sorrido. ed imparo a gustare una cosa buona al giorno e a non desiderarne migliaia di scarsa qualità da ingurgitare ogni mezzo minuto. virtualmente parlando e non.

se mai qualcuno se lo dovesse domandare. Giulia. ed è dire poco.

Cambiando totalmente discorso. a riprova del fatto che alcune persone sarebbe meglio tenerle sotto controllo sin da piccole.

Alberi. tra questi che ho fotografato alcuni sono del mio giardino, alberi di cui una vicina di casa si lamenta perchè la tengono “prigioniera” (sue parole) e non riesce a vedere il panorama (che fra l’altro non sono nemmeno gli alberi del palazzo dove abito che le coprono la visuale). dopo aver appurato che è semplicemente una signora anziana che non ha di che riempire le sue giornate se non chiamandoci un giorno sì uno no per sapere quando li accoriciamo (non si tratta di potare, si tratta di tagliare ciò che non la aggrada). mi dispiace solo della mia scarsissima abilità nella fotografia e la risoluzione scrausa. vorrei provare a registrare anche qui una meraviglia che ogni mattina mi lascia senza parole. 

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