Snowadays. Ferma a dicembre. Neve a intervalli irregolari.

2 febbraio 2012 § Lascia un commento

Ho come l’impressione che questo sarà un post davvero molto lungo. e la cosa buffa è che non riesco ad iniziarlo.

bè. è stata una giornata talmente strana. mi sono svegliata alle 13, con la neve bella alta in giardino. continuo ad avere una sensazione come di vacanze natalizie. non ne ho avuto abbastanza a quanto pare.

va tutto troppo in fretta, io sono ancora ferma a dicembre. tutto sommato mi basta che sia ancora inverno. ho bisogno che nevichi ancora, voglio che tutto sia sotterrato e immobile. (cosa alquanto facile dal momento che nonostante nevichi ogni anno nel paese in cui vivo non hanno ancora imparato a spargere sale per le strade senza prima creare lastroni di ghiaccio con lo spazzaneve e cumuli di neve sui marciapiedi che si ghiacciano e non si sciolgono prima  di aprile)

e per scrivere l’ultimo paragrafo ho starnutito almeno 4 volte.

data l’ora in cui sono rinvenuta ho mangiato parecchio più tardi. una soffice e calda vellutata (sempre le stesse cose ma la stagione e il minipimer mi chiamano ogni volta).

finalmente carote. mi stavano mancando. per circa 2 porzioni contenute (o 1 bella sostanziosa) ho usato 220 gr di carote
sbucciate e tagliate a pezzi, una patata grande (circa 150 gr), una cipolla bianca piccola (anche grande, dipende dai gusti, in ogni caso la cipolla dà una certa dolcezza al composto), 30 gr di zenzero, latte di riso, cannella, zucchero di canna ed olio extra vergine d’oliva. mentre la cipolla tagliata a pezzi grandi soffrigge in poco olio ed un goccio d’acqua, si mette a lessare la patata con la buccia (preferibile date le proprietà nutritive della buccia che non sempre è possibile mangiare). una volta che la cipolla è ben dorata si aggiuncono le carote già sbucciate e tagliate (pezzi il più possibile uniformi) e si aggiunge il latte di riso fino a coprire il tutto. quando le carote si saranno ben ammorbidite si aggiunge la patata sbucciata e tagliata a pezzi grossi e si lascia a fuoco mediobasso per una decina di minuti, con coperchio. si aggiunge lo zenzero tagliato a fette e si lascia il tutto a sobbollire con il coperchio per un’altra decina di minuti, finchè l’odore di zenzero non diventa ben marcato. frullare tutto fino a rendere il composto liiiiiscio e omogeneo. rimettere sul fuoco basso ed aggiungere un cucchiaino di cannella ed uno di zucchero di canna e mescolare. una volta impiattato si può aggiungere un altro pizzico di cannella e di zucchero.

è un piatto molto piacevole da consumare caldo in una giornata nevosa, grazie all’apporto dello zenzero e della cannella che scaldano e aiutano in casi di raffreddore -sigh- (anche se è sempre meglio prevenire).

nel caso si abbia a disposizione un pò di neve a portata di mano, si può raffreddare la ciotola poggiandola per qualche minuto su una superficie innevata. (avevo fretta e la vellutata era da ustione)
e qui bisogna introdurre la suggeritrice che ha disposto quale pietanza preparare e cosa scrivere sul post.
Tamako.
prima pinky:st su cui sono riuscita a mettere le mani, dopo anni e anni di rassegnazione (troppo piccola per aquistare su internet da sola e poco interesse form parent’s party di aiutarmi nell’intento) grazie alla miracolosa scoperta di un piccolo negozio in cui si trova in quantità limitata un pò di tutto proveniente dal Giappone. eggià. ed ora sono a quota 14,  in aumento (metafisico per ora. finchè non ne arrivano altre al negozio insomma).ben sapendo che dedicherò un post unicamente alle pinky:st, aggiungo che Tamako in quanto pinkyprinicipio, colei dal quale è iniziato materialmente tutto, rappresenta per me l’emblema di queste smembrabili bamboline. per cui è giusto che le presenti tramite lei. dopotutto stanno pian piano prendendo il controllo della mia stanza. prima o poi arriveranno al resto della casa.

l’attrazione che produce su di me qualcosa di piccolo che si può all’infinito montaresomontarerimontare è difficilmente descrivibile. e le pinky possono essere smembrate in minimo 5 parti. pane per i denti della mia malsana psiche.

ebbene dal momento che è lei è la pinky numero 0, paritrò da lei descrivendola secondo un preciso schema che lei stessa mi ha proposto e che verrà applicato anche per le altre pinky.

Tamako. il suo cibo preferito sono le uova, tamagoyaki per l’esattezza. detesta leggere i libretti di istruzioni e svegliarsi presto quando piove. le piace passeggiare senza meta, sedersi dove capita in luoghi molto affollati così da poter guardare  e studiare le persone che passano. ha paura degli insetti che pungono anche se non è mai stata punta da un insetto (zanzare a parte). ora mi sta dicendo che ha sonno e vorrebbe andare a dormire.

secondo la scaletta che mi ha proposto ora dovrei fare un salto temporale e scrivere di oggi pomeriggio. ho fatto un pupazzo di neve. come due anni fa: Oku ha fatto il pupazzo di neve per me, io gli ho messo le braccia gli occhi il naso e la bocca.

ecco Pachinko, 2010.

Pupazzogiardino. perchè eravamo ai giardinetti.(è consigliabile non badare alla data. la mia defunta fotocamera già dava i numeri).

al termine della creazione l’abbiamo smembrato e lanciato. qualcuno l’avrebbe fatto altrimenti o si sarebbe sciolto. ma noi avevamo cognizione di ciò che avevamo fatto, del tempo speso, della sensazione, del freddo, del dare un nome. come lo abbiamo creato lo abbiamo salutato e disperso.

e così quest’anno.

ecco Occhiolino, 2012.

Pupazzurbano. perchè eravamo alla fermata dell’autobus. (nome emblema dell’ironia della sorte).

anche lui, stavolta di sua spontanea volontà, si è lanciato e smembrato. volevamo poggiarlo in un posto nascosto da dove si vedesse ma non potesse essere distrutto per capriccio. ma lui ha deciso di lanciarsi giù dalla parete pietrosa e smembrarsi. e noi che lo avevamo creato, l’abbiamo salutato e abbiamo lasciato che si dispersesse.

è di fondamentale importanza per me fare questo d’inverno. forse perchè da piccola non ho mai fatto un pupazzo di neve, che io mi ricordi. creare qualcosa e distruggerlo. ripeterlo, quanto più possibile, ogni anno. conosco il valore di ciò che ho creato in minima parte con le mie mani, in maggior parte ciò che ha creato lui. e possiamo distruggerlo senza dimenticare che non trovavamo dei pezzetti di legno per fare le braccia e quindi abbiamo usato le bacchette del ristorante cinese dove avevamo preso cibo a portar via. o che il sassolinocchio sinistro continuava a cadere e anche quando l’ho cambiato è caduto ancora e lo abbiamo lasciato senza.

non ricordo nemmeno di aver fatto un angelo di neve. ho un vago ricordo in cui c’era qualcun’altro che lo faceva ed io fotografavo.

però a palle di neve ci ho giocato. non mi si addice molto lo ammetto.

ricordo che con mia sorella giocavamo a buttarci per terra a turno. io spingevo lei e lei si buttava nella neve. poi toccava a me. e ricordo perfettamente perché è così bello questo gioco. da solo non avresti mai il coraggio di lanciarti sulla neve. ma se lo fa qualcun altro ti lasci cadere e senti quel contatto soffice ed attutito. sceglievamo sempre la neve non calpestata.

anche ora quando cammino scelgo sempre la parte di neve non calpestata da nessuno. (a parte la minore probabilità di scivolare). i miei piedi sono felici.

vorrei nevicasse ancora. vorrei uscire senza ombrello ed essere ricoperta di fiocchi di neve. entrare in un luogo asciutto e caldo dove ci sia Oku ad aspettarmi e cominciare a saltare e battere i piedi dicendo “Guardami! Sto nevicando!”. ed una finestra enorme da dove si veda il vuoto creato dalle nuvole invase dalla tormenta di neve che cade obliqua per quanto soffia forte il vento.

quando nevica molto forte ed i fiocchi sono talmente grandi che quando toccano la terra, anche se è bagnata di pioggia, ci mettono qualche secondo a sciogliersi vengono chiamati stracci qui dove vivo. la trovo molto appropriata come immagine. stracci di neve. sono violenti e dalla forma irregolare. una volta eravamo andati con mio padre a fare la spesa. stavamo tornando a casa e si vedeva da lontano il monte su cui si trova il paese dove vivo. era bianco di neve recente. mi sono chiesta chissà se sta nevicando? ed ho cominciato a ridere pensando che se avessi visto degli stracci da quella distanza avrebbe significato che sul monte stavano cadendo drappi di neve.

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